Notiziario









I parassiti della “Pianta palloncino”

L’Apocinacea Gomphocarpus physocarpus di incerta origine americana, asiatica o africana, per la bellezza dei suoi fiori e per i caratteristici frutti pelosi simili a palloncini verdi, è stata introdotta a scopo ornamentale in molti paesi europei, compresa l’Italia. Più nota come Asclepis physocarpa (da Asclepius, dio greco della medicina, e da physa (vescica) e carpòs (frutto) è conosciuta come Pianta palloncino, Palle pelose o Palle del vescovo.

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Diospero, salutare frutto del futuro

Il diòspiro o diòspero, cachi o kaki (Diospyros kaki L., 1782) è un albero da frutto originario dell'Asia orientale, una delle più antiche piante da frutta coltivate dall'uomo, conosciuto in Cina da più di 2000 anni e il cui nome scientifico diospero proviene dall'unione delle parole greche Diòs e pyròs (grano del dio o Zeus) e dal termine giapponese del frutto pronunciato kaki. La prima descrizione botanica del cachi è pubblicata nel 1780 e il frutto arriva in America e in Europa alla metà dell'Ottocento, in Italia nel 1880 e nel 1888 Giuseppe Verdi scrive una lettera nella quale ringrazia chi gliene ha fatto dono.

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Gli allevamenti di bovine da latte e il raggiungimento delle “net zero carbon emissions”

Raggiungere il traguardo del “carbon neutral farming” entro il 2025 da parte degli allevamenti di bovine da latte si può. È la conclusione dei lavori della ventiduesima conferenza on line della International Farm Comparison Network (IFCN), che si è tenuta il 9 giugno 2021 ed ha visto telecollegati oltre mille esperti di 81 Paesi.
Secondo le ultime rilevazioni, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è la più elevata degli ultimi 650 mila anni, con la conseguenza che abbiamo registrato, fra l’altro, le diciannove annate più calde dal 2000.
Fra i molti settori produttivi responsabili della produzione di gas serra di origine antropica ci sono anche gli allevamenti animali, fra cui quello delle vacche da latte. Gli esperti indicano nel 2.2% delle emissioni globali dei gas serra la responsabilità attribuibile all’allevamento delle bovine da latte. Di questo 2.2%, l’ 1.7% si deve ai Paesi cosiddetti emergenti. D’altra parte, è assolutamente improponibile limitare la produttività del settore lattiero-caseario che gioca un ruolo di vitale importanza nella produzione di proteine alimentari di elevata qualità per sostenere i fabbisogni nutritivi di miliardi di abitanti di questo pianeta, divenuto ormai troppo piccolo.
Se verranno rispettate le linee guida indicate dagli esperti intervenuti, entro il 2050 le emissioni di gas serra per kg di latte prodotto potranno essere abbattute del 28%. Ne consegue che, a fronte di un aumento della domanda di latte del 50%, l’incremento della concentrazione di gas serra sarà di circa l’8% nei prossimi 30 anni.

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Un progetto per la valorizzazione del digestato come fertilizzante sostenibile

Per un futuro sostenibile è essenziale trovare nuovi modi di produrre e consumare cibo che rispetti i limiti ecologici del nostro pianeta. Un approccio circolare di gestione dei sottoprodotti agricoli che trasformi il letame, le colture e i rifiuti alimentari, così come le acque reflue urbane, in fertilizzanti organici e biogas risulta una strategia interessante, e attualmente largamente diffusa, in ottica di aumento della sostenibilità dei sistemi agricoli. Questo tipo di approccio risponde alle linee guida espresse dalla Commissione Europea all’interno della strategia “Farm to fork”. Lo sviluppo di strategie di sviluppo sostenibile atte alla valorizzazione dei residui agroindustriali in ottica di economia circolare sono in linea anche con gli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile contenuti nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Attualmente, all’interno degli impianti di biogas oltre all’energia si produce un sottoprodotto, il digestato, ricco di acqua, macro e micro nutrienti, che può essere valorizzato come fertilizzante organico liquido.
Tuttavia, il digestato presenta alcuni inconvenienti che possono comprometterne o limitarne l’utilizzo. In primo luogo, l’elevato contenuto di acqua, che si aggira attorno al 90% del peso totale, può rendere dispendioso l’impiego in terreni troppo lontani dall’impianto. Comunemente viene indicata una distanza limite di 20 km dal centro aziendale al di fuori della quale l’utilizzo del digestato prodotto non risulta economicamente sostenibile. Inoltre, un uso massiccio e prolungato nel tempo può favorire fenomeni negativi come l’inquinamento dei suoli e l’eutrofizzazione delle acque. Infine, soprattutto per quanto riguarda i digestati prodotti da residui solidi urbani o fanghi urbani, la presenza di antibiotici, contaminanti, metalli pesanti e plastiche, possono renderlo del tutto inutilizzabile in campo e renderlo piuttosto un rifiuto speciale da dover smaltire.
Per i grandi impianti esistono già tecnologie atte alla depurazione e al processamento del digestato per ridurne il volume, recuperare i nutrienti. Tuttavia, ad oggi ma mancano le attrezzature dedicate agli impianti di piccola scala che incontrano numerosi ostacoli nel processo di valorizzazione.
Un approccio innovativo che ha l’obiettivo di supportare i piccoli impianti di biogas attraverso una tecnologia mobile ed intelligente vede l’uso di un veicolo con rimorchio capace di raggiungere diversi impianti e processare direttamente in loco il digestato prodotto dall’impianto. Il modulo è capace di convertire un'ampia gamma di digestati in fertilizzanti organici di elevata qualità e ammendanti. Dopo una raffinazione dalle componenti grossolane come sabbia o componenti di maggiori dimensioni, il digestato viene triturato e pastorizzato per una prima eliminazione dei patogeni. In seguito si ha una rimozione degli eventuali residui di antibiotici e di contaminanti prima di procedere alla separazione della frazione solida da quella liquida. Come risultato, si avrà la produzione di fertilizzanti liquidi concentrati e ammendanti solidi essiccati o pellettati, a seconda delle necessità aziendali. Il veicolo sarà quasi totalmente autonomo da un punto di vista energetico grazie al recupero quasi totale dell’energia termica prodotta durante le fasi di raffinazione del digestato e al recupero del biogas residuo prodotto durante questa fase di raffinazione. Inoltre, gli elevati volumi d’acqua recuperati dal processo di raffinazione saranno resi nuovamente disponibili all’interno dell’impianto, in un’ottica di riutilizzo delle risorse.

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Pasta riscaldata e amido resistente

Oggi riteniamo un’eresia gastronomica la pasta scotta e la esigiamo “al dente” e soprattutto che arrivi in tavola calda e fumante, bollando d’infamia un ristorante che cuoce la pasta la mattina, o peggio il giorno prima, scaldandola rapidissimamente a microonde, anche se può vantare il salutismo dell’Amido Resistente.
Chi ha ragione? La gastronomia o il salutismo dell’Amido Resistente che pare sempre più di moda?

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Sviluppo delle piante: un delicato “gioco” di ormoni

Lo sviluppo delle piante, in tutte le sue varie fasi (crescita, fioritura, fruttificazione, formazione e caduta delle foglie), è regolato dall’integrazione di stimoli esogeni (luce, temperatura, disponibilità idrica) ed endogeni. Tra questi ultimi, rivestono particolare importanza gli ormoni vegetali.
Gli ormoni vegetali, in analogia con quelli animali, possono essere definiti come: “Sostanze naturali che intervengono, a basse concentrazioni, sui processi fisiologici dell’organismo”.
Possono essere divisi in due gruppi:
Promotori (divisione cellulare e distensione, differenziazione a fiore, ecc.): auxine, gibberelline, citochinine.
Inibitori o antagonisti dei promotori: acido abscissico ed etilene
Ai cinque gruppi di ormoni “classici”, gibberelline (GGAA), acido abscissico (ABA), citochinine (CK), auxine (IAA) ed etilene, si aggiungono ormoni di natura proteica, recentemente scoperti, e sostanze in grado di regolare la crescita, come brassinosteroidi (BR), poliammine (PA), giasmonati (JA), acido salicilico (SA), strigolattoni (SL).
Altre sostanze possono avere attività di “molecole segnale” (“agenti di segnalazione”): glutammato, glucosio, saccarosio, trealosio 6-fosfato, composti della famiglia degli apocarotenoidi, ROS (es. perossido di idrogeno), RON (es. ossido nitrico), ATP extracellulare, ecc.
Lo sviluppo della chioma e della radice è interdipendente e coordinato. Da una parte esiste un “flusso di messaggi” elaborati a livello della chioma che, muovendosi in direzione basipeta, raggiunge l’apparato radicale; dall’altro un flusso di messaggi elaborati dalla radice che, muovendosi in direzione acropeta, raggiunge la chioma. L’auxina può essere un componente importante del flusso proveniente dalla chioma, mentre le citochinine, sintetizzate a livello dell’apparato radicale, possono rappresentare una componente del flusso elaborato dalla radice.
Il movimento delle citochinine verso le parti superiori della pianta stimola la formazione di rami e foglie; i nuovi tessuti producono auxine che vengono trasportate nella parte inferiore dove si combinano con le citochinine per stimolare la produzione di nuove radici. Sebbene, virtualmente, tutti i tessuti vegetali siano capaci di produrre basse concentrazioni di auxine, i siti primari di sintesi sono i meristemi apicali dei germogli e le giovani foglie.

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La via non facile per un’agricoltura sostenibile

Mai come ora i richiami alla sostenibilità in agricoltura hanno varcato i confini del mondo scientifico per attrarre l’attenzione della pubblica opinione e soprattutto dei decisori politico-amministrativi. Ad esempio, l’Unione Europea con la sua politica agricola comune (PAC) adotta un approccio combinato e ambizioso alla sostenibilità; basandosi, infatti, sulle conoscenze scientifiche, sull’assoluta necessità di prevenire la degradazione ambientale e sulle innovazioni disponibili la PAC allinea l'agricoltura al Green Deal europeo, che mira a creare un futuro inclusivo, competitivo e rispettoso dell'ambiente per l'Europea. La sostenibilità in agricoltura non comprende solo la salvaguardia dell’ambiente ma poggia proprio su tre pilastri fondamentali e cioè la sostenibilità ambientale, appunto, ma anche la sostenibilità sociale e la sostenibilità economica. Vivendo e viaggiando nelle realtà rurali delle nostre zone agricole si può constatare che non sempre è facile conciliare questi tre aspetti.
A fronte di situazioni virtuose in cui si può constatare l’introduzione di tecnologie innovative basate anche sulla programmazione digitale, come, ad esempio, i nuovi sistemi di irrigazione, l’adozione di lavorazioni alternative a quelle convenzionali, gli inerbimenti nei vigneti e frutteti, ecc., si possono riscontrare anche esempi negativi che fanno riflettere sulle difficoltà di realizzare gli obiettivi della sostenibilità o quanto meno di conciliare, appunto, i tre aspetti di cui sopra.
A titolo di esempio si riporta qui una documentazione fotografica che può sembrare banale o addirittura casuale ma che, purtroppo, in vaste aree agricole, magari anche fragili, non lo è.
Queste foto (in apertura e sotto l’articolo) rappresentano una strada vicinale o interpoderale che, ad un certo punto, devia in mezzo al campo, fra due filari di olivi di un oliveto. Questa deviazione è dovuta al fatto che la strada originale si è dissestata e non più adeguata al passaggio delle macchine agricole; necessiterebbe di lavori di manutenzione ma la manutenzione costa sia in termini di tempo, sia di denaro, fattori essenziali e troppo spesso limitanti nell’attività agricola, e allora si ritiene più conveniente passare in mezzo al campo costituendo di fatto un’altra strada, aggiungendo, magari inconsapevolmente, danno su danno perché si compatta pesantemente il terreno togliendo al suolo, fra l’altro, una delle sue funzioni principali che è quella di lasciar infiltrare l’acqua. In questa situazione, alla luce dei violenti nubifragi, che sempre più spesso avvengono per effetto dei cambiamenti climatici in atto, l’acqua non si infiltra ma scorre lungo il terreno compattato innescando nuovi processi erosivi.

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Xylotrechus sp. (Coleoptera Cerambycidae) su piante deperite di Ficus carica in Salento

Nel bacino del Mediterraneo sono oltre una quarantina gli insetti fitofagi le cui popolazioni possono esprimere una dannosità, talvolta economica, nei confronti di singole piante e di coltivazioni di fico, Ficus carica L., 1753 (Moraceae). I soli coleotteri xilofagi, principalmente afferenti alle famiglie dei Cerambycidae, Bostrychidae e Curculionidae, ammontano a poco meno di 20 specie di cui circa la metà appartengono ai cerambicidi.

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Coronavirus e la terza via del gusto

Per i sensi ci accorgiamo della loro importanza quando li perdiamo o anche solo se diminuisce la loro efficacia, come dimostra la diffusione degli occhiali per la vista e degli apparecchi acustici per l’udito. Per il senso del gusto ce ne siamo accorti nella recente epidemia da coronavirus, quando questo virus migra attraverso le terminazioni nervose olfattive e raggiunge i centri orbitali frontali determinando la diminuzione fino alla perdita dell’olfatto e dei sapori, anche in soggetti positivi al tampone e in assenza di altri sintomi di malattia. L’epitelio olfattivo ospita anche terminazioni del nervo trigemino attraverso le quali il virus sembra raggiungere il cervello portando alla ribalta l’importanza della via trigeminale del gusto.

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La programmazione della nuova PAC 2023-2027 per l’olio di oliva: parallelo Italia-Spagna

Il processo di programmazione della PAC in corso a livello italiano, da chiudersi entro la fine del corrente anno, è finalizzato a disegnare le future politiche agricole dal 2023 al 2027. È un appuntamento decisivo che segue il negoziato di alto livello conclusosi a Bruxelles, tra Commissione, Consiglio e Parlamento europei, alla fine dello scorso mese di giugno, con il varo della riforma post 2022.
In questo momento, tutti i rappresentanti istituzionali ed i portatori di interesse sono impegnati alla definizione del Piano strategico nazionale (PSN) che non è solo un’operazione per ripartire i fondi europei disponibili e le risorse aggiuntive nazionali, tra Regioni, Province autonome, settori produttivi ed interventi di politica agraria.
La definizione del PSN rappresenta soprattutto una possibilità - che non si ripeterà per i prossimi 5 anni - di formulare scelte strategiche lungimiranti e tali da affrontare i problemi dell’agricoltura italiana e cercare di risolverli con interventi mirati e con un calibrato utilizzo delle risorse finanziarie. 

Le scelte della Spagna
La Spagna è un più avanti rispetto all’Italia ed ha già completato la predisposizione del PSN, compiendo scelte puntuali e dettagliate che ora sono al vaglio del partenariato.
In particolare, per l’olio d’oliva è stato deciso di attivare gli interventi settoriali, ma limitandone l’applicazione ai soli oliveti tradizionali.
A tale iniziativa sarà dedicato lo 0,6% della dotazione del massimale finanziario disponibile per i pagamenti diretti che, in Spagna, ammontano a 4,9 miliardi di euro per anno (il 36% in più rispetto all’Italia che può contare di un budget di 3,63 miliardi). Pertanto ci sarà una dotazione di 30 milioni di euro per anno durante l’intero quinquennio 2023-2027.
Saranno le organizzazioni dei produttori (OP) a gestire i fondi, attraverso dei programmi operativi pluriennali da loro elaborati ed approvati da parte delle autorità competenti nazionali. Le azioni da finanziare e le modalità per spendere le risorse dovranno mirare a tre obiettivi generali come: il miglioramento della competitività, l’ammodernamento dei criteri di gestione aziendale, la riduzione dei costi di produzione. Ad essere destinatari di tali obiettivi sono esclusivamente le imprese olivicole con impianti tradizionali.

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Inaugurato ai Georgofili l’anno accademico UNASA 2021

“La ricerca scientifica è il motore di sviluppo di ogni nazione”. Queste parole appartenevano al Prof. Michele Stanca, tristemente scomparso a marzo 2020 a causa del Covid-19, il quale ha rivestito per dieci anni il ruolo di Presidente della UNASA (Unione Nazionale  delle Accademie delle Scienze applicate all’Agricoltura). A lui è stata dedicata l’inaugurazione dell’anno accademico 2021, che si è svolta lo scorso 29 settembre nella sede dell’Accademia dei Georgofili, proprio là dove l’UNASA  fu fondata nell’ottobre del 2000 per volontà del Prof. Franco Scaramuzzi.
Il Presidente dei Georgofili Massimo Vincenzini nel suo saluto introduttivo, oltre al ricordo commosso per Michele Stanca,  ha  sottolineato che l’UNASA è divenuta ormai “maggiorenne” ed è pertanto necessario che si ponga oggi nuovi e più ambiziosi obiettivi, anche alla luce dei recenti problemi globali legati all’ambiente e ai cambiamenti climatici.
E’ seguito il discorso del Prof. Pietro Piccarolo, Presidente Facente Funzione di UNASA dopo la scomparsa di Stanca. Anch’egli commosso dal ricordo dell’amico e collega, ha ripercorso brevemente le tappe della storia dell’UNASA e l’importante motivazione della sua costituzione, ossia la necessità di fare sinergia da parte delle varie accademie impegnate nella ricerca per lo sviluppo tecnico, economico e sociale e creare quindi un collegamento permanente, dei comuni programmi di attività e soprattutto costituire un’interfaccia unica a livello nazionale, europeo ed internazionale. Al momento della creazione, aderivano ad UNASA 14 istituzioni. Oggi sono 21, dopo che nel 2011 UNASA si è data un nuovo statuto con un proprio comitato esecutivo ed un collegio di revisori dei conti. Piccarolo ha inoltre ricordato il lavoro instancabile di Michele Stanca per divulgare le innovazioni scientifiche nel mondo rurale, promuovere la passione per la ricerca nei giovani e cercare una linea comune di azione tra tutte le istituzioni dedite alla “Science for Farming”, affinché l’agricoltura rimanesse al centro delle scelte politiche mondiali. Proprio grazie alla loro posizione super partes, ha dichiarato Piccarolo, le Accademie hanno pieno titolo di farsi ascoltare sia a livello istituzionale che da parte dell’opinione pubblica.
La lectio magistralis è stata svolta con straordinaria chiarezza ed efficacia dal Professore Mario Enrico Pè della Scuola Sant’Anna di Pisa, sul tema: “Forbici molecolari e miglioramento genetico, strumento necessario (fondamentale) per l’agricoltura italiana”. Dopo di lui, il Direttore CRA-CER di Foggia, Nicola Pecchioni, ha portato il suo ricordo del Prof. Stanca, della sua grande umanità, della sua cultura e del suo entusiasmo nello studio della genetica agraria. In particolare è stata evidenziata la sua volontà di trasmettere la passione per la ricerca ai giovani.
La cerimonia di inaugurazione si è conclusa infatti con la consegna di due premi nel settore del miglioramento genetico delle piante di interesse agrario, intitolati a Michele Stanca e rivolti a giovani ricercatori. La commissione giudicatrice nominata dalla SIGA (Società Italiana Genetica Agraria) ha decretato vincitori, per questa edizione, la dott.ssa Francesca Taranto, con uno studio sul miglioramento genetico del frumento duro negli ultimi 150 anni pubblicato nel 2020 su “Frontieres in Genetics”, e il dott. Francesco Olivieri con uno studio sui meccanismi molecolari per la tolleranza allo stress da caldo nel pomodoro, pubblicato su “Genes” nel 2020. Era presente alla cerimonia la vedova del Prof. Stanca, la quale ha consegnato personalmente i premi ai due ricercatori, ricordando come uno degli ultimi pensieri del marito fosse rivolto ai suoi studenti.

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Med-Index: un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari per promuovere l'adesione alla dieta mediterranea incoraggiando i produttori a realizzare prodotti alimentari più sani e sostenibili

Il progresso è un concetto che nelle società evolute dovrebbe essere quotidianamente perseguito attraverso l’avanzamento della cultura, delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, dell’organizzazione sociale, affinché sia possibile procurare all’umanità il raggiungimento del “benessere”, uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell'essere umano e del pianeta, e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona all’interno di una comunità di persone.
Il progresso della società prospera se il dibattito scientifico, che nasce e si sviluppa nelle Accademie, riesce a mantenere la posizione autorevole che deve essere tributata alla conoscenza, fondamento affinché le scelte politiche, orientate allo sviluppo sociale, economico e sostenibile delle nazioni, siano prese con “responsabilità”, cioè rispondendo ai cittadini delle conseguenze delle decisioni assunte.
La legittimazione democratica dell’Unione europea si fonda sui principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in base ai quali le decisioni devono essere prese a livello più vicino possibile ai cittadini, basti ricordare che l’art. 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea recita quanto segue: “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale”.
Quindi la premessa al tema che tratterò coinvolge la relazione tra scienza e politica, e il rapporto progresso dell’Unione Europea e sviluppo armonioso delle nazioni.
È noto che il 21 maggio 2020 la Commissione europea ha presentato la "Strategia Farm to Fork", uno dei pilatri del Green Deal europeo, che mira a rendere il sistema di produzione alimentare in Europa sostenibile lungo tutta la catena produttiva dal campo alla tavola, per rafforzarne la resilienza e la capacità di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento.
Nell'ambito della "Strategia Farm to Fork", la Commissione Europea ha inteso proporre un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatoria armonizzato a livello UE, che dovrebbe essere adottato entro la fine del 2022. L’argomento è attualmente nell’occhio del ciclone dell’informazione generando preoccupanti fratture tra le nazioni e all’interno degli stessi stati poiché si tratta di “informazioni rivolte ai consumatori” in grado di influenzare le scelte di acquisto e di decidere la vita e la morte di intere filiere se lo standard che sarà scelto non sarà scevro da conflitti di interesse tra scienza, sistemi economici e politica.

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Con la medicina Ayurveda le vacche indiane fanno più latte

Siamo abituati a pensare all’India come a un paese in cui le vacche sono considerate intoccabili, in quanto sacre e, pertanto, la notizia che l’allevamento di bovine da latte Bhagyalakshmi, nello stato di Maharashtra ha raggiunto il traguardo di oltre 50 litri di latte prodotto al giorno per vacca, un po’ ci stupisce, considerando che la media nazionale è poco più di 10 litri

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Castagne e fertilità umana

Molti fattori sono coinvolti nel declino della fertilità maschile e sono stati fatti grandi sforzi per salvare la spermatogenesi, ma con pochi progressi nel miglioramento della qualità dello sperma. Inoltre è stato sottovalutato il ruolo dell’alimentazione sul quale recentemente hanno richiamato l’attenzione ricercatori cinesi coinvolgendo, diciamo subito in senso positivo e di possibile contrasto al calo degli spermatozoi, le castagne e aprendo un nuovo scenario sul ruolo degli alimenti nella infertilità maschile.

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Le tabelle di “ponderazione” per la concimazione del vigneto

Il Dott. Ruggero Mazzili, nelle sue chiarissime relazioni, ama spesso ripetere un concetto che, personalmente, ritengo validissimo e mai tramontabile, nonostante tutte le agricolture “puntate” (Agricoltura3.0, 4.0, ecc.).
Mazzili così si esprime: “Per effettuare un buon esame del suolo occorrono 1) Mani per toccarlo; 2) Occhi per guardarlo; 3) Testa per capirlo; 4) Gambe e fiato per perlustrarlo”.
La scienza della fertilizzazione ha visto negli ultimi anni un intensificarsi di lavori scientifici nel settore della nutrizione vegetale, in particolare nei riguardi di prodotti e formulati “innovativi”, spesso indicati come biostimolanti. La ricerca “affannata” da parte delle società di produzione, ma anche di molti ricercatori, ha fatto spesso dimenticare che l’agricoltore e il tecnico  di molte aziende, non “super-evolute” dal punto di vista tecnologico, hanno ancora bisogno di sistemi e mezzi tecnici semplici e facilmente applicabili.
Questo non significa rifiutare la ricerca e le sue “produzioni”, ma ci ricorda che l’Italia agricola è fatta ancora di una moltitudine di piccole aziende con esigenze molto diverse da quelle “evolute” dal punto di vista tecnologico. Anche queste hanno però il “sacrosanto” diritto di essere seguite ed aiutate dal punto di vista tecnico, a maggior ragione oggi che vengono man mano a scomparire i servizi di assistenza tecnica regionali.
Sicuramente le analisi del terreno, quelle fogliari, peziolari, ecc., insieme alle innovazioni dei prodotti e delle tecniche di distribuzione,  rappresentano una solida base tecnico-scientifica su cui far affidamento per stilare corretti piani di fertilizzazione, ma non deve cadere in secondo piano la conoscenza diretta dell’appezzamento, della coltura e delle pratiche agronomiche messe in atto dall’agricoltore.
Molte aziende si affidano a consulenti capaci ed esperti nella realizzazione di piani di concimazione, ma sono ancora molte quelle che agiscono senza nessuna base o concetto scientifico, e si muovono in modo empirico, spesso con notevoli dispendi finanziari e riflessi negativi sull’ambiente.
Diversi sono stati i tentativi per cercare di dare indicazioni pratiche sulla concimazione delle colture, in particolare quelli messi in atto per redigere i “bilanci di concimazione” per i disciplinari di produzione integrata, complessi sistemi di calcolo che dovrebbero servire a razionalizzare l’uso dei concimi, perfezionando dosi, epoche e modalità di applicazione.

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Influenza dell’agricoltura sul sistema immunitario nelle popolazioni umane

Quando gli esseri umani inventarono e diffusero nel mondo l’agricoltura non solo cambiarono le loro abitudini alimentari, ma introdussero anche nuovi stili di vita. L’affollamento nelle capanne e il vivere fianco a fianco con gli animali, ovini, bovini, suini, ecc. ed i loro escrementi, deve aver favorito il passaggio dagli animali all’uomo e la diffusione tra gli uomini di ondate di germi patogeni e quindi di malattie. Uno studio sul DNA antico, pubblicato su eLife, suggerisce che, nel corso dei millenni, l'evoluzione ha favorito i geni che hanno rallentato la risposta immunitaria a patogeni, frenando una reazione infiammatoria iperallerta che potrebbe essere più mortale del patogeno stesso.

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La revisione dei trattori. Un’emergenza sanitaria

L'agricoltura rappresenta il settore a più elevato indice infortunistico, anche superiore a quello dell'edilizia, come peraltro evidenziato nel Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 adottato dal Ministero della salute e approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni il 13 novembre 2014.
Basti in proposito riprendere i dati dell’osservatorio, istituito da INAIL e Coordinamento delle Regioni nel quadro dei piani di prevenzione, sugli infortuni nel settore agricolo o forestale, che ricomprende tutti gli infortuni che avvengono ai lavoratori agricoli ivi compresi coloro, e non sono pochi, che svolgono attività agricola a titolo professionale non prevalente o a titolo hobbistico. Tali dati evidenziano che ogni anno il numero di eventi infortunistici mortali che coinvolgono gli operatori addetti alla guida del trattore è superiore alle 120 unità, senza significativi cenni di riduzione.
Si tratta di una cifra importante, senza pari per altre macchine inquadrate dalla normativa come pericolose, ben superiore tra l’altro al dato degli infortuni mortali riconosciuti da INAIL, proprio per la presenza numerosa di figure non assicurate, e che configura una vera e propria emergenza sanitaria.
Il pericolo più grave a cui è esposto l’operatore alla guida del trattore è rappresentato dal capovolgimento per sovraccarico, per sforzo eccessivo di traino, manovre brusche, eccessiva pendenza del terreno, ecc.
A protezione le disposizioni legislative e regolamentari stabiliscono l’obbligo di installazione dei seguenti apprestamenti tecnici:
struttura installata sul trattore allo scopo di evitare o limitare i rischi in caso di capovolgimento (ROPS – Roll Over Protective Structure);
dispositivo che trattiene l’operatore al posto di guida (cintura di sicurezza).
Il principio è quello di trattenere l’operatore all’interno di un «volume di sicurezza» per evitare il rischio che questo resti schiacciato tra il trattore e il suolo. L’obbligo di installazione dei suddetti dispositivi si applica ai trattori di nuova costruzione e retroattivamente a quelli già in servizio.

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