Suolo e acqua, due risorse da valorizzare per assicurare la produzione e la sostenibilità

Simone Orlandini, Giulia Galli 19 June 2024

Tra l’acqua e il suolo si instaura da sempre una relazione profonda che costituisce “le fondamenta dei nostri sistemi agroalimentari, del nostro ambiente e della nostra stessa esistenza” (Qu Dongyu, Direttore Generale FAO). La connessione tra i due “elementi” è alla base dei processi produttivi e della sostenibilità, e comprende implicazioni importanti in termini di degrado e conservazione delle risorse, con evidenti implicazioni nella fertilità dei terreni. Ad esempio, la siccità influisce e rafforza il fenomeno dell’erosione del suolo: in Italia si perdono ogni anno circa 10 tonnellate di suolo fertile per ogni ettaro e, complessivamente, 360 mila tonnellate di carbonio.
Secondo le stime della FAO, a livello mondiale l’agricoltura attualmente è responsabile del 72% del consumo di acqua dolce. Con il crescere della popolazione mondiale, si stima che la richiesta d’acqua per questo settore aumenterà di un ulteriore 35% entro il 2050. Parallelamente a queste stime, le attuali tendenze climatiche mostrano un aumento diffuso di fenomeni di siccità (+29% dal 2000) e di eventi calamitosi come alluvioni, inondazioni e piogge intense. A livello globale, circa l’11% delle attuali superfici coltivate potrebbero essere vulnerabili alla riduzione della disponibilità di acqua e perdere parte della loro capacità produttiva (con Africa e Medio Oriente, Cina, Europa e Asia particolarmente a rischio).
Come conseguenza di una prolungata scarsità d’acqua, i territori possono andare incontro a processi di degrado del suolo fino ad arrivare alla desertificazione dello stesso. In Europa, dal 2008 si osservano processi di desertificazione sia nei paesi del Mediterraneo che dell'Europa centrale e orientale. La desertificazione non causa soltanto la perdita di fertilità del suolo, mettendo a rischio la sicurezza alimentare, ma provoca anche un impoverimento della biodiversità nel terreno e in superficie, contribuisce al cambiamento climatico a causa della perdita di carbonio dal suolo e causa indigenza e problemi di salute, che a loro volta sono motori di flussi migratori.
Proprio il suolo è la seconda grande risorsa da proteggere e valorizzare, insieme all’acqua. Il suolo è una risorsa non rinnovabile che fornisce numerosi servizi ecosistemici (cibo, materie prime, prodotti vegetali per abbigliamento e costruzione, legno, piante medicinali). Nel suolo avvengono i processi biologici, chimici e fisici che consentono la vita di vegetali e animali. Anche in questo caso, l'attività dell’uomo sta minando la qualità dei suoli e la crisi climatica ne rafforza gli effetti negativi.
I suoli si stanno degradando a causa di fenomeni come l'impermeabilizzazione, la contaminazione e lo sfruttamento eccessivo, combinati con l'impatto del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi I suoli degradati riducono la fornitura di servizi ecosistemici, il cui valore è stimato in Europa pari a circa 50 miliardi di euro all'anno.

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Rassegnatevi, il prezzo equo resta una chimera

Lorenzo Frassoldati* 19 June 2024

Essere riformisti significa capire quello che può essere cambiato adesso, e quello che si può fare nel medio lungo-periodo. E quello che non si potrà fare mai.  La politica è il regno degli annunci, spesso lo sono anche le leggi quando contengono norme che sono scritte in modo tale per non funzionare mai (vedi l’art. 62 del D.L. 24 gennaio 2012 per le pratiche sleali) ma servono solo a consentire al politico di turno di fare un annuncio. L’ex ministro Maurizio Martina una volta disse: “Non farò mai annunci, parlerò solo a cose fatte”. Proposito risibile, finito subito in cavalleria, tant’è che poi il buon Martina è finito nel dorato buen retiro della FAO che è il regno degli annunci (e dei convegni).
Allora, un conto è far invertire la rotta alle politiche agricolo-ambientali dell’Europa, rimettendo la barra sulla necessità di produrre, di garantire cibo e qualità ai cittadini dell’Unione, di non farsi strozzare dagli accordi commerciali coi Paesi terzi, di non essere dipendenti da importazioni senza regole di reciprocità, di rimodulare il Green Deal voluto da Timmermans non con gli agricoltori ma “contro” il mondo produttivo. Tutto questo più o meno è stato portato a casa grazie alle proteste dei trattori in tutta Europa che hanno messo con le spalle al muro la commissione Ue, la sua presidente Ursula Von der Leyen e il commissario polacco che nessuno rimpiangerà. La baronessa tedesca si è dimostrata un’abile navigatrice politica e si ricandida a guidare la Commissione magari con una diversa maggioranza e una politica agricolo-ambientale completamente ‘rimodulata’. Ma, ci chiediamo, basterà per tacitare le proteste del mondo produttivo?
Mentre in Olanda entra in carica il governo del ‘partito dei contadini’, lo scorso 4 giugno a Bruxelles sono tornati a protestare gli agricoltori. E i risultati delle elezioni europee getteranno ulteriore benzina sul fuoco delle proteste agricole cui la nuova Commissione UE non potrà fare orecchi da mercante. Venendo a noi bisogna dire che i temi legati al mondo dell’ortofrutta sono ancora tutti lì, nonostante la buona volontà del governo Meloni e delle misure introdotte dal DL Agricoltura. Intanto – singolare coincidenza - in concomitanza con questo decreto legge alcune catene sono partite con promozioni su frutta e verdura a 0,99 cent/kg, il che significa “zero ai produttori”, in pratica un calcio negli stinchi. Poi sui temi della copertura assicurativa (e di Agricat) siamo ancora in alto mare, con l’impossibilità di assicurarsi per tantissime aziende per i costi proibitivi. Infine sui due temi collegati del prezzo equo (mai al di sotto dei costi di produzione, si dice) e della stretta sulle pratiche sleali si naviga anche qui a vista.

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Agricoltura ed Europa, si avvicina la resa dei conti

Gli agricoltori di tutta la Ue attendono adesso le mosse delle istituzioni europee per capire cosa accadrà e come reagire.

Andrea Zaghi 19 June 2024

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Cocomero, dolce medicina

Giovanni Ballarini 19 June 2024

Già nell’Antico Egitto è usato nella cura degli avvelenamenti da serpenti (The Brookyln Papyrus 47.218.48 e 47.218.85) e oggi il suo potenziale nutraceutico è documentato dalle ricerche di diversi studiosi che pongono questo frutto tra gli alimenti funzionali da usare nel trattamento di varie patologie e disturbi e tra queste malattie cardiovascolari, problemi legati all'invecchiamento, obesità, diabete, ulcere e vari tipi di cancro.

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