L’Europa deve dare supporto agli agricoltori per il Green Deal

L’Unione europea deve mettere a disposizione dei nostri agricoltori tutti gli strumenti necessari per continuare a produrre cibo sufficiente, sostenibile e di qualità, anche di fronte alle estreme difficoltà che affrontano, e non fissare obiettivi irrealizzabili, se non a spese di produttori e consumatori.

Paolo De Castro 28 September 2022

La nuova Politica agricola comune che entrerà in vigore nel 2023, e che accompagnerà di riflesso anche tutti i cittadini europei almeno fino al 2027, ha una grande ambizione ambientale. Destinerà come minimo un quarto degli aiuti diretti ai cosiddetti ‘eco-schemi’ e il 35% dei fondi per lo Sviluppo rurale a misure ad alto valore ambientale. Risultati, questi, che determineranno il contributo fondamentale della Pac e dei nostri agricoltori al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione si è posta con il Green Deal e con le due Strategie ‘Biodiversity’ e ‘Farm to Fork’. Target di alto profilo che in linea di principio, anche noi al Parlamento europeo, abbiamo condiviso e sostenuto fin dall’inizio.
Il problema è che a tre mesi dall’avvio di questa grande riforma mancano ancora i testi legislativi che supportino gli agricoltori nel tradurre in pratica la sostanza di quanto indicato dalla Commissione Ue per raggiungere la neutralità climatica nel 2050 e, prima ancora, di ridurre fortemente la chimica nei campi e negli allevamenti e aumentando fino a un minimo del 25% le superfici coltivate con metodo biologico. Tutto questo in un contesto climatico sempre più difficile, con una siccità ormai cronica che impone il ricorso a nuove tecnologie e pratiche agricole da sdoganare a stretto giro sul piano legislativo.
Per ridurre del 50% i fitofarmaci di sintesi per difendere le piante e gli antibiotici per curare gli animali, diminuire almeno del 20% i fertilizzanti – come indicato dall’esecutivo – servono insomma regole forti e chiare: norme che vanno prodotte in tempi molto rapidi facendo leva su tecnologie già esistenti, come le Tecniche di evoluzione assistita, e che il Parlamento e il Consiglio dovranno votare in tempi altrettanto rapidi per dare concreto avvio alla tanto agognata ‘Agricoltura 4.0’.

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Gestione dei suoli rurali e urbani e disastri idrogeologici: cosa insegna il disastro avvenuto nelle Marche

Edoardo Costantini 28 September 2022

Le alluvioni e il disastro idrogeologico e umano avvenuto nei giorni scorsi nelle Marche ci fanno giustamente preoccupare: cosa avverrebbe dove abito io se arrivasse una bomba d’acqua simile? Ogni volta che sentiamo soffiare forte il vento e vediamo avvicinarsi il mal tempo temiamo che il consueto temporale di una volta si trasformi in una catastrofe. Anche le persone meno informate e più scettiche ormai possono constatare direttamente le conseguenze dei cambiamenti climatici e osservare come il territorio diventi sempre più fragile e a rischio di dissesto. Una volta il dissesto interessava soprattutto le campagne e i villaggi, ma sempre più di frequente interessa le città. L’urbanizzazione in Italia aumenta a un ritmo forsennato (più di 2 metri quadri al secondo, nel 2021 il valore più alto degli ultimi 10 anni) e gli insediamenti coprono territori sempre più vasti e sempre più densamente urbanizzati, contribuendo ad aumentare il rischio di disastro per persone e cose.
Si richiede giustamente una maggiore cura del territorio e manutenzione delle opere idrauliche, ma ai suoli si pone poca attenzione. In occasione del recente disastro si è detto che a motivo della grande siccità estiva i suoli non hanno consentito alla pioggia di infiltrarsi e hanno favorito lo scorrimento superficiale. In realtà, non è tanto la condizione di suolo secco che impedisce l’accettazione delle piogge, ma il suo compattamento! Un suolo ben strutturato, anche se secco, consente all’acqua di infiltrarsi in profondità, ma non se è compattato. Il compattamento avviene in conseguenza della distruzione della struttura superficiale causata dalla mala gestione agricola. I suoli marchigiani sono spesso molto poveri di sostanza organica, che favorisce la strutturazione del suolo, e quando sono interessati dal passaggio di macchinari pesanti si costipano per molti centimetri. Perdono così un servizio ecologico importante: la regimazione dei deflussi idrici. Abbiamo visto e sentito come in occasione del disastro il livello dell’acqua sia aumentato in pochi minuti; se i suoli avessero trattenuto l’acqua anche solo per poche ore avrebbero dato alle persone il tempo di salvare loro stessi e di limitare i danni. Bisognerebbe davvero realizzare una transizione ecologica nella gestione agricola del territorio agricolo e forestale, basata su una agricoltura sostenibile e di precisione.
Analogamente, nelle città e nei paesi i danni sono stati aumentati dalla cementificazione e quindi dalla impermeabilizzazione del suolo. Guardando il territorio urbano nel dettaglio, si nota la scarsità di aree verdi. E’ vero che nel caso di eventi alluvionali così notevoli, i pochi terreni liberi da insediamenti e drenanti non sarebbero stati sufficienti a infiltrare tutta l'acqua, ma avrebbero certamente contributo a limitare i danni. Un aspetto urbanistico che viene poco considerato infatti è che i suoli delle aree verdi nei centri urbani svolgono importanti servizi ecosistemici, tra cui quello di assorbire le acque in eccesso. 

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A Firenze un centro nazionale per la biodiversità forestale

Intervista a Fabio Salbitano, professore ordinario di Ecologia Urbana e del Paesaggio e degli Ecosistemi forestali all’Università di Firenze: “Le foreste sono il grande bacino di biodiversità delle terre emerse del pianeta. Sono gli ecosistemi forestali ad ospitare la gran parte della diversità di organismi viventi”.

Giulia Bartalozzi 28 September 2022

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Un alimento colorato è bello ma…è anche buono e naturale?

Giovanni Ballarini 28 September 2022

Kalòs kai agathòs, bello è anche buono. Secondo gli antichi Greci questa equazione tra i due termini indica l'ideale di perfezione umana e la bellezza è considerata un dono divino. Per Platone (428 a. C. – 348 a. C.) il bello è lo splendore del vero e Immanuel Kant (1724 – 1804) è convinto che il bello sia il simbolo del bene etico. Il binomio bello uguale a buono è ancora vero per il cibo? 

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