Il bene prezioso dell’acqua

Giuliano Mosca 21 September 2022

Dallo studio dei dati meteorologici collezionati nel tempo (1881 – 2000) emerge che sono in atto alcune modifiche dei parametri microclimatici. Da queste serie storiche si osservano modifiche in aumento nei valori microclimatici medi e modifiche nei casi estremi. Gli effetti climatici diventano preoccupanti per l’agricoltura se i cambiamenti avvengono più velocemente degli adattamenti.
 In generale, sono state poste in evidenza:
    • variazioni della quantità di pioggia annua e stagionale
    • variazione del numero di giorni piovosi e loro ripartizione infra/intrastagionale
    • effetti degli stress idrici (e del ristagno) e conseguenti modifiche della profondità di falda
    • una generalizzata dilatazione dei singoli periodi di assenza di precipitazione
    • un significativo aumento dei casi di periodi secchi, specie di quelli molto lunghi
    • i cambiamenti climatici modificano la stagione irrigua ed implicano una maggiore richiesta di risorse idriche di qualità
    • un aumento della temperatura media che si accompagna allo stato di stress idrico provoca un anticipo e un accorciamento del ciclo biologico delle colture.

Pertanto gli interrogativi da porci sono numerosi e tra questi:
    • Quali contromisure  attivare per le variazioni climatiche?
    • Quanto può essere necessario impostare specifici programmi di breeding?
    • Necessità   di programmi di breeding per obiettivi a volte opposti a quelli praticati fino
ad ora; infatti disponiamo di varietà selezionate sostanzialmente sulla base di “ideotipi”.
    • Quali decisioni agronomiche assumere nel breve periodo?

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Olivicoltura e cambiamenti climatici

Intervista al georgofilo Riccardo Gucci, Ordinario di Coltivazioni Arboree all'Università di Pisa e Presidente dell'Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio

Giulia Bartalozzi 21 September 2022

Professore Gucci, nota dolente per tutta l'agricoltura, i cambiamenti climatici hanno avuto le loro conseguenze anche nel settore olivicolo. Quali sono le principali e come si stanno affrontando?
Per comprendere quali sono gli effetti potenziali dei cambiamenti climatici sull’olivicoltura basta riferirsi all’annata in corso. La primavera e l’estate sono state contraddistinte da temperature molto elevate soprattutto in alcune aree normalmente non abituate a questi estremi termici per cui le temperature nel nord, centro e sud sono state simili. E’ venuta meno quindi più la tradizionale distinzione tra aree dal clima fresco o caldo, che di solito viene utilizzata per caratterizzare l’olivicoltura italiana. Per fare qualche esempio, in Toscana le massime assolute registrate nei mesi giugno e luglio hanno raggiunto 39,1 °C a Braccagni (GR) e 39,3 °C a Greve in Chianti (FI) valori molto vicini ai 41,4 °C misurati a Corato (BA) o a Castelvetrano (40,6 °C). Durante i mesi di giugno e luglio si sono verificate temperature medie massime superiori a 35 °C per 25 giorni su 61 a Braccagni e a Greve in Chianti, per 32 a Castelvetrano (TP) e per 25 a Corato (BA). Inoltre, colpisce l’assenza o quasi di precipitazioni non solo in Sicilia ma nelle suddette località toscane, in cui la siccità è stata più grave che in Puglia fino a metà agosto.
Tanti sono gli effetti causati dai cambiamenti climatici. Sebbene l’olivo sia una specie resistente a siccità ed alte temperature in presenza di lunghi e intensi periodi di stress da caldo e carenza idrica si hanno conseguenze negative sulla produttività. Temperature superiori a 30 °C deprimono l’antesi, l’impollinazione e la fecondazione. Se la primavera è mite si ha un anticipo di fioritura, quantificabile quest’anno in 7-15 giorni. Condizioni di deficit idrico durante lo sviluppo della mignola diminuiscono il numero di infiorescenze, il numero di fiori (in particolare di fiori perfetti), e lo sviluppo dell’ovulo. Se la siccità colpisce anche durante le due-tre settimane prima della fioritura è possibile osservare la disidratazione dei petali, che cadono precocemente ancora chiusi e lasciano esposto lo stimma non più recettivo per l’impollinazione. Sintomi visibili dello stress termico sono la necrosi di interi frutticini che si possono manifestare già dai primi giorni dopo l’allegagione. Il problema persiste anche in frutti più grandi, fino all’indurimento del nocciolo, perché questi organi mantengono una certa attività degli stomi e quindi la capacità di termoregolare e contenere l’innalzamento termico entro certi limiti. I danni sono comunque più comuni sui frutticini nelle prime settimane di sviluppo, ma ovviamente dipende dalle condizioni di temperatura atmosferica e dallo stato idrico dell’albero. Il permanere di condizioni di carenza idrica e alte temperature porta anche a progressive ondate di cascola dei frutti con conseguenze negative sulla produzione. Come scritto per la fioritura, siccità e alte temperature soprattutto verso la fine dell’estate ed inizio autunno conducono ad un anticipo della maturazione del frutto.
L’annata in corso ha evidenziato quello che dobbiamo aspettarci per gli anni a venire anche in olivicoltura. Situazioni di insolite temperature estreme si sono verificate anche in Spagna, Portogallo, Grecia e perfino nei paesi del centro e nord Europa, come ci hanno informato i media nel corso dell’estate.

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Siccità, effetti sulla salute delle piante e gestione delle aree verdi

Francesco Ferrini 21 September 2022

L’andamento climatico degli ultimi anni, caratterizzato da precipitazioni ridotte, anche nel periodo invernale e primaverile, quando normalmente si registra il picco delle piogge e mal distribuite (forti temporali alternati a lunghi periodi siccitosi) e da elevate temperature (ogni anno viene registrato un nuovo record) ha notevolmente influenzato la fisiologia delle piante, soprattutto di quelle messe a dimora in ambienti avversi come quelli urbani e ha causato la morte o, comunque, un forte stato di stress sia in piante affermate, sia, soprattutto, nei nuovi impianti.

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Incendi boschivi ed effetto serra: un altro annus horribilis

Michele Puxeddu 21 September 2022

La gestione sostenibile delle foreste finalizzata alla conservazione della loro multifunzionalità rappresenta attualmente componente dominante della Strategia Forestale Nazionale (art.6 c.1 d.lgs.3 aprile 2018, n.34) comprendente, tra gli obiettivi più urgenti, anche la riduzione della concentrazione atmosferica di CO2 il gas serra principale responsabile dell’innalzamento globale delle temperature.

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