Ranalli: L'uso delle piante medicinali rappresenta un ponte affascinante tra la saggezza millenaria e l'innovazione tecnologica. Oggi, questo settore non è solo una nicchia per il comparto erboristico, ma anche per quello più ampio agro-industriale. La produzione di materia prima vegetale sia per i prodotti erboristici sia per quelli più specificamente destinati all’industria farmaceutica richiede competenze agronomiche specifiche, conoscenze biochimiche e strategie commerciali mirate. Il mercato delle erbe medicinali è in costante crescita, e la fitoterapia è spesso preferita per trattamenti prolungati, poiché, se usata correttamente, può avere un profilo di tollerabilità migliore rispetto ad alcuni farmaci di sintesi. Che ne pensi?
Leone: Senza ombra di dubbio! Il settore dei prodotti erboristici, nutraceutici e fitoterapici è in forte espansione a livello mondiale e per l’Italia rappresenta oltre un quarto del mercato europeo con un valore che ha raggiunto i 5,2 miliardi nel 2024 e una previsione di ulteriore aumento, fino a 7-8 miliardi nel 2030. Questo ha un impatto enorme per il settore agricolo italiano che, come sappiamo, sta vivendo una forte crisi per la scarsa competitività nei mercati globali. L’interesse per le piante medicinali e, più in generale, per le piante come fonte di principi bioattivi per la prevenzione e, eventualmente, per la cura di malattie croniche e degenerative, è sostenuto proprio dalla loro grande accettazione da parte degli utenti, perché ritenute, oltre che efficaci, soprattutto prive o con scarsi effetti collaterali, rispetto ai farmaci di sintesi, proprio come accennavi. Ovviamente, questo non è sempre vero. I principi attivi che esse contengono svolgono sull’organismo un’azione biologica e possono essere associati, quindi, ad effetti indesiderati, quali reazioni avverse, ma anche possibili effetti collaterali dovuti alla concomitante assunzione di un farmaco di sintesi ed un rimedio erboristico. Ad esempio, rimedi a base di Ginkgo biloba possono interferire con la funzionalità piastrinica, potenziando l'azione di anticoagulanti, come il warfarin, o di antiaggreganti, come l'aspirina. Persino la camomilla, che tutti riteniamo innocua, contenendo cumarine, può aumentare l'effetto anticoagulante di altri farmaci di sintesi, innalzando il rischio di emorragie.
Senza alimentare un falso allarmismo, l’espansione del mercato e l’uso da parte di una vasta fascia di popolazione di rimedi di origine vegetale hanno posto alla comunità scientifica, in modo inderogabile, il problema della loro sicurezza d’uso e della necessità, per la loro commercializzazione, di una chiara regolamentazione legislativa, che è abbastanza complessa e, in alcuni casi, poca chiara.
C’è da dire che la biodiversità chimica delle molecole di origine vegetale e i loro potenziali effetti farmacologici sul benessere e la salute dell’uomo sono stati solo parzialmente studiati. È come scoperchiare un vaso di Pandora, la cui ricchezza è solo in parte analizzata, studiata e applicata. Gli enormi progressi tecnologici nell’ambito delle scienze di base (genomica, trascrittomica, epigenetica e altre) sono e saranno sicuramente un volano per accelerare le ricerche volte a stabilire in maniera scientifica i target, i meccanismi di azione, le interferenze con altre molecole di origine vegetale o farmaci.
Qual è il caveat di questa incredibile potenzialità delle piante come fonte di molecole bioattive e per un’ulteriore espansione del loro uso? Le piante sono chimici “smart” in termini di diversità e complessità chimica dei principi attivi, ma ne sintetizzano solo piccole quantità (in media 1-2% del peso secco), con costi elevati per la loro estrazione e purificazione. E qui entra in gioco il ruolo importante che il settore produttivo di materia prima vegetale ha per l’industria farmaceutica o erboristica, ma anche fitocosmetica (altro settore in forte espansione), sia basato su tecniche tradizionali (coltivazione in pieno campo o in ambiente protetto), sia utilizzando sistemi biotecnologici, sempre garantendo qualità, sicurezza di uso e verifica della loro efficacia.
Il comparto della frutta in guscio sta vivendo una fase di espansione significativa, sostenuta dalla crescente domanda dell’industria dolciaria e alimentare. Secondo le stime dell’International Nut & Dried Fruit Council (INC), la produzione mondiale per il 2024/25 raggiungerà 6,02 milioni di tonnellate, con una previsione di 5,93 milioni di tonnellate per il 2025/26. I dati comprendono mandorle, pistacchi, noci, anacardi, nocciole e specie minori, espressi in prodotto sgusciato (eccetto i pistacchi, riportati in guscio). In questo scenario di crescita, l’efficienza delle operazioni colturali e di raccolta assume un ruolo strategico per la competitività delle filiere.
In Italia, la meccanizzazione rappresenta il principale fattore abilitante per la sostenibilità tecnica ed economica degli impianti. Le criticità strutturali del settore – frammentazione fondiaria, ridotta dimensione aziendale, carenza e costo elevato della manodopera – rendono indispensabile l’adozione di soluzioni meccaniche ad alta efficienza. Il comparto corilicolo ha svolto un ruolo pionieristico grazie alla presenza di aziende italiane specializzate nella progettazione e costruzione di macchine per la raccolta e la lavorazione, contribuendo allo sviluppo di tecnologie poi trasferite anche a castagno e noce da frutto.
La progettazione dell’impianto è un elemento chiave per l’efficacia dei cantieri meccanizzati.
Per valorizzare il patrimonio ambientale, storico e culturale della foresta di Vallombrosa e promuovere un turismo sostenibile insieme all’educazione storico-ambientale, sono stati recentemente inaugurati tre percorsi ad anello che offrono a visitatori di tutte le età un’esperienza immersiva tra le maestose abetine storiche della Foresta.