Benessere animale e nuovi confini dell’agrarietà

Ferdinando Albisinni 05 May 2021

1.- L’art.13 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea): animali esseri senzienti
Il tema del benessere animale negli ultimi anni ha trovato spazio crescente nelle riflessioni su temi e questioni, che in varia misura si collocano all’interno del diritto agrario e del diritto alimentare.
La disposizione legislativa alla quale si fa comunemente riferimento è quella introdotta dal Trattato di Lisbona e contenuta nell’art. 13 del TFUE, nell’ambito delle “Disposizioni di Applicazione Generale”, ove solennemente si afferma: “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.
Va detto che disposizioni legate al rispetto degli animali, intese ad evitare o comunque ridurre sofferenze, erano presenti nella legislazione nazionale ed europea ben prima del Trattato di Lisbona.
Quanto alla legislazione nazionale, numerosi provvedimenti sin dai primi decenni del ‘900 hanno introdotto regole in tema di caccia, vivisezione, macellazione, che compongono un risalente disegno legislativo, inteso ad “evitare all’animale, anche quando questi debba essere sacrificato per un ragionevole motivo, inutili crudeltà e ingiustificate sofferenze” (come ha sottolineato di recente la Corte di Cassazione).
Quanto alla legislazione europea, già dagli anni ’70 alcune direttive hanno vietato la macellazione senza previo stordimento, ed hanno introdotto misure di protezione degli uccelli selvatici, degli animali da allevamento e di quelli utilizzati a fini scientifici e sperimentali.
Un elemento comune caratterizza questo complesso di risalenti disposizioni, nazionali ed europee: il benessere animale non era individuato come fine in sé, oggetto di autonoma considerazione, ma come oggetto regolato in ragione di altre finalità (dalla realizzazione del mercato interno, alla tutela della concorrenza e dell’ambiente, alla PAC).
Lo stesso Regolamento (CE) n. 178/2002, conosciuto come General Food Law, menziona sia il benessere dei cittadini che il benessere animale, ma si occupa del secondo soltanto in funzione della tutela della vita e salute umana, con una formula che assegna alla salute e al benessere animale rilievo solo eventuale. Ne risulta una prospettiva incentrata sui soli interessi umani, che appare ancor più singolare ove si consideri che il Reg. (CE) n. 178/2002 costituisce la risposta organica e di sistema ad una crisi, quella della BSE del 1996-97, che ha certamente cagionato perdite di vite umane, ma che ancor prima ha colpito in modo terribile la salute ed il benessere dei bovini.
Il Trattato di Lisbona, con l’introduzione del richiamato art. 13 del TFUE, ha modificato questo risalente paradigma, segnando con ciò una prima tappa di un percorso, complesso, controverso, e non concluso, che sta conoscendo significativi elementi di novità con il contributo di una pluralità di law makers, giudici e legislatori.

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“L’Arno che verrà”

Marcello Pagliai, Marco Bottino, Daniele Vergari 05 May 2021

Il 22 Aprile 2021, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, si è svolta una giornata di studio on line finalizzata alla raccolta di idee e progetti per la realizzazione di “Un patto per l’Arno”, il Contratto di Fiume che abbraccia l’intera asta fluviale del grande corso d’acqua toscano, organizzata da Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale, ANBI e ANCI Toscana e dai Consorzi di Bonifica 2 Alto Valdarno, 3 Medio Valdarno e 4 Basso Valdarno.
La giornata che è stata preceduta, fra l’altro, da “Tavoli di lavoro” in cui si sono affrontate tutte le tematiche inerenti il fiume quali: protezione civile, manutenzione e riqualificazione partecipata dei territori fluviali, ambiente, volontariato, ricerca, processi di governance per la riduzione dei rischi ambientali, energie rinnovabili, acqua e agricoltura, turismo, navigabilità, pesca, canottaggio e ciclovie, recupero delle plastiche e tutela degli ecosistemi fluviali.
Fra queste tematiche si è dato quindi, fra l’altro, ampio spazio al ruolo dell’agricoltura che deve essere sempre più incisivo. È stato sottolineato che le imprese agricole possono dare un contributo essenziale alle politiche di tutela dell’acqua e del suo uso ed è stato auspicato un rafforzamento della collaborazione con i Consorzi di Bonifica.
Queste tematiche sono sempre state tenute nella massima considerazione dall’Accademia dei Georgofili: si ricorda, infatti, che proprio nel Dicembre scorso si è svolta una giornata di studio, in collaborazione con ANBI, su “L’acqua da risorsa a calamità” in cui si è ampiamente dibattuto questi temi e i cui atti sono pubblicati e consultabili sul sito dell’Accademia (www.georgofili.it).  
È ormai noto che, con i cambiamenti climatici in atto, fra l’altro, è cambiata molto la variabilità delle precipitazioni tanto che se da un lato tendono a intensificarsi e a distribuirsi su un numero minore di giorni, dall’altro sono in aumento le serie siccitose con risultati che mostrano impatti diversi da zona a zona.
In conseguenza di ciò l’erosione del suolo, con la conseguente perdita di qualità fisiche ed idrologiche, è destinata ad esacerbare il rischio idrogeologico, con conseguenze per ora non adeguatamente considerate dalla legislazione italiana ed europea.

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Mostarda, piacere culturale

Giovanni Ballarini 05 May 2021

In ogni cultura alimentare vi sono cibi piccanti per i quali esistono dei limiti, diversi per ogni persona e a loro volta influenzati dalle abitudini alimentari, e il piacere che provocano giustifica la loro presenza e persistenza e per questo i cibi piccanti sono importanti cibi culturali. Il controllo dei limiti dei cibi piccanti, come anche per quelli amari, in ogni cultura è mantenuto e regolato da tradizioni, spesso trasferite nelle ricette delle diverse preparazioni piccanti, loro associazioni con altri cibi e rituali d’uso, nei quali sono regolati dolore e piacere, paura felicità e allegria.

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“Plant Vigour Hypothesis” e “Plant Stress Hypothesis” nella gestione degli agroecosistemi

Silverio Pachioli 05 May 2021

L’agricoltura “moderna” ha rivoluzionato non solo il modo di fare, ma anche il pensiero quotidiano degli operatori agricoli e dei consumatori. La gestione moderna degli agroecosistemi deve partire dalla conoscenza, la quale non può essere sempre “delegata” ad altri, ma deve diventare patrimonio fondamentale di agricoltori, tecnici e consumatori. Le discipline fitopatologiche e della nutrizione vegetale dovrebbero  permettere, se applicate con corretti criteri scientifici, di migliorare la salute delle piante coltivate senza aggravamenti delle stesse problematiche da risolvere.

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