Alert sul vino, l’opinione dei Georgofili

Giulia Bartalozzi 01 February 2023

Il mondo del vino italiano è in fibrillazione di fronte al via libera dell’Europa alla richiesta dell’Irlanda di adottare sulle etichette degli alcolici gli avvisi, come sulle sigarette, «il consumo di alcol provoca malattie del fegato» e «alcol e tumori mortali sono direttamente collegati».
Mentre il governo italiano, con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, promette battaglia, sale la preoccupazione che l’esempio irlandese sia seguito da altri Paesi.
Abbiamo chiesto a riguardo l’opinione di autorevoli accademici georgofili, che rivestono ruoli importanti nel settore: Rosario Di Lorenzo, Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino; Luigi Moio, Presidente dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV); Vincenzo Gerbi, professore ordinario di enologia; Donato Lanati del centro di ricerca Enosis.
In breve, tutti concordano che è indispensabile distinguere tra abuso e consumo responsabile di vino altrimenti si annullano risultati scientifici che hanno dimostrato la presenza nel vino di sostanze (resveratolo, polifenoli, flavonoidi ...) utili alla salute umana. L’approccio corretto al consumo è altresì dettato da abitudini culturali e alimentari che vanno insegnate laddove non esistono, ma non con i divieti e la cattiva informazione bensì con programmi di formazione ed educazione al vino, che non è soltanto una bevanda alcolica ma anche espressione della storia dei territori e dell’uomo da oltre 8mila anni.
Di seguito, gli interventi dei diversi Georgofili.

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Cambiamento climatico e selezione in apicoltura

Giulio Pagnacco 01 February 2023

Nel toccare i diversi aspetti che rientravano tra gli obiettivi, il Convegno di chiusura del Progetto BEENOMIX 2.0 (PSR 2014 – 2020 di Regione Lombardia), ha fornito qualche spunto interessante circa la vexata quaestio della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici in apicoltura. Di tutti gli animali che l’uomo alleva forse sono proprio le api quelle che risentono maggiormente dell’impatto del clima impazzito. Abbiamo inverni brevi e miti che finiscono troppo presto e incoraggiano le colonie di api a iniziare in anticipo una vigorosa deposizione di covata in modo da disporre di un numero di bottinatrici all’altezza degli attesi raccolti primaverili. Ma è una falsa partenza. I mesi primaverili che seguono possono essere freddi, piovosi oppure così secchi da inibire quella abbondante secrezione di nettare che è il punto di partenza per una generosa produzione di miele. Le covate troppo copiose e precoci che, fino a pochi decenni fa, permettevano alla nostra benemerita varietà Ligustica di Apis mellifera di produrre nell’ambiente mediterraneo raccolti da record oggi sembrano controproducenti. Tanta covata significa tanta energia per tenerla calda ed alimentarla. Tutto bene se poi le fioriture primaverili, tipicamente l’acacia (Robinia pseudoacacia), potevano giovarsi di uno sterminato popolo di bottinatrici, capaci di portare a casa raccolti straordinari. Se però questi mancano le colonie si trovano spiazzate e a rischio di collasso per fame. Diventa necessaria una nutrizione di soccorso proprio nel momento in cui dovrebbe esserci la massima abbondanza di nettare e polline da raccogliere. Nutrizione che lo scorso anno ha superato spesso il chilo di sciroppo per chilo di miele prodotto. Un fatto che espone l’apicoltore che salva la vita alle sue colonie al rischio di passare per adulteratore del miele, se mai vi si trovassero tracce dello sciroppo. Coi tempi che corrono quindi gli apicoltori più avveduti hanno capito che è giunto il momento di plasmare l’operoso insetto in modo da renderlo resiliente al disastro climatico che si annuncia inevitabile. La selezione deve qui agire con prontezza e il Progetto BEENOMIX 2.0 ha indicato un paio di strategie che meritano di essere portate in evidenza.

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