Il Position Paper “Genome Editing”

Federica Rossi 29 June 2022

Il 23 giugno scorso è stato presentato a Roma in anteprima, alla Assemblea del CL-USTER A.GRIFOOD NAZIONALE, il Position Paper “Genome Editing”, frutto del lavoro di un gruppo congiunto CL.A.N, Cluster SPRIN, e ASSOBIOTEC e redatto da Simona Baima, Lugi Cattivelli, Alessia Fiore, Michele Morgante e Silvio Salvi.
Il documento fa il punto sul delicato argomento dell’uso delle nuove tecniche genomiche (NGT, genome editing e cisgenesi), la cui applicazione potrebbe aprire scenari promettenti sia per il miglioramento delle produzioni e dei prodotti sia per l’applicazione degli obiettivi pressanti di sostenibilità ambientale. Il genome editing consente di indirizzare modifiche genetiche in modo controllato in uno o più punti precisi del genoma, anche attraverso la sola correzione di una “lettera” (nucleotide) nella sequenza di un gene, e consente di introdurre nuovi caratteri senza ricorrere all’inserimento di geni provenienti da altre specie (come accade invece con le tecniche di trasformazione genetica che generano OGM). Essendo in grado di modificare un solo carattere, magari quello della resistenza a un parassita, resilienza verso un fattore ambientale sfavorevole, miglioramento del prodotto, il genome editing mantiene inalterato il patrimonio genetico, ed è tecnologia relativamente semplice ed economica, applicabile anche a varietà e razze tipiche e colture “di nicchia”.
Allo stato attuale, però, varietà e ibridi ottenuti in questo modo sono soggette alle stesse normative restrittive dei cosiddetti OGM e, in assenza di specifica normativa, è in corso un dibattito anche piuttosto acceso nell’opinione pubblica, con posizioni favorevoli (scienza e larga parte del comparto produttivo) e contrarie (associazioni ambientaliste e associazioni biologiche). Certamente è opportuno che si operi per applicazioni che dimostrino un impatto positivo sul consumo, la tolleranza allo stress, la redditività, e il settore importantissimo della sicurezza alimentare, assenza di patogeni e tossigeni. E’ interessante sapere che già esiste, nel mercato giapponese, un pomodoro commerciale proveniente da genome editing, il “Sicilian Rouge High GABA”, caratterizzato da un maggior contenuto di acido- gamma-amminobutirrico”, funzionale a contrastare l’ipertensione. Uno degli esempi più eclatanti, e raggiungibili, è legato al miglioramento dei profili di sostenibilità ambientale delle varietà tradizionali della viticoltura nazionale, riducendo l’uso dei fitofarmaci senza alterare i caratteri organolettici dei vini. E ci sono prospettive interessanti nel settore zootecnico, anche sul benessere animale (ad es. la introduzione della assenza di corna nelle linee da latte più produttive, utile per la sicurezza degli animali e degli operatori), e soprattutto, sulla valorizzazione dei comparti lattiero-caseari e la produzione di carni, carni trasformate, uova. In questo caso, si tratta del migliorare l’efficienza degli allevamenti riducendone l’impatto ambientale e limitando le emissioni, inserire resistenze genetiche a malattie, riducendo l’uso di antibiotici e l’insorgenza di resistenze ad essi, modificare la composizione di alcuni prodotti (ad es. latte con assenza di proteine allergeniche) per mettere a disposizione dell’industria prodotti innovativi ma anche rispettosi delle tradizioni. Nel settore microbiologico, ci sono prospettive importanti sulla produzione di peptidi bioattivi ed enzimi da parte di ceppi fungini (es. Thricoderma reesei) per produrre quantità elevate di proteine ricombinanti ad alto valore tecnologico, o per ottenere ceppi avirulenti e atossigenti di specie patogene per applicazioni di lotta integrata o biologica.

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È urgente cambiare la rotta nella gestione del verde urbano

Nicoletta Ferrucci 29 June 2022

Messaggio schematico, in pillole, ma forte, sulle ragioni che rendono impellente la necessità di invertire la rotta nella gestione del verde urbano nelle nostre città e portare questo tema alla ribalta dell’azione amministrativa.
Sul tema si registrano in generale, sui social e altrove,  atteggiamenti diversi, ma tutti stigmatizzabili: indifferenza, talvolta condita da superficiale ironia, come se chi li scrive vivesse su una rampa di lancio pronto a salpare per altri pianeti, e ciò che accade in questo proiettato nel microcosmo delle nostre città non lo toccasse, o messianici messaggi filoambientalisti, che nascondono dietro una parvenza di green il grigio della filo cementificazione; oppure si identifica il verde urbano con qualche aiuola i cui fiori sono costantemente cambiati sulla base di canoni puramente estetici o con una visione ottocentesca dei nostri orti botanici museale mummificatoria che trascura la straordinaria valenza ecosistemica che lo connota.
È necessario andare oltre: si deve parlare di verde urbano, o meglio, della foresta urbana per usare un termine ormai consolidato nel linguaggio degli addetti ai lavori, solo sulla base di due elementi: conoscenza dei dati scientifici e conoscenza delle norme giuridiche, che esistono da tempo, e che disegnano i binari che guidano l’azione della pubblica amministrazione in questo settore, costruite sulla base di quei dati scientifici.
Partiamo dal dato scientifico.
La scienza da tempo, in modo compatto, univoco e consolidato,  ha lanciato un messaggio forte, un grido d’allarme legato anche alle proiezioni sull’aumento della densità abitativa dei contesti urbani e periurbani: il consumo di suolo, la impermeabilizzazione del suolo, in ambito urbano e periurbano va fermato perché innesca nella città una escalation esponenziale di altre criticità di matrice ambientale, tutte strettamente interconnesse tra loro, nel senso che l’una genera e potenzia l’altra: perdita di stabilità idrogeologica, aumento del tasso di inquinamento, perdita o erosione di biodiversità, habitat e specie, con conseguenze devastanti, in un’ottica antropocentrica, in termini di perdita di servizi ecosistemici, incremento dei consumi energetici, artefici del fenomeno delle isole di calore che, a sua volta, potenzia il cambiamento climatico che poi si ripercuote negativamente su tutti questi fattori negativi fungendo all’interno della città da moltiplicatore di insostenibilità: questo gioco perverso di reciproci condizionamenti ha un’incidenza significativa e scientificamente acclarata sul benessere e sulla salute umana, come dimostrano i dati dell’ONU e dell’OMS, contribuendo ad incidere anche sulla diffusione e radicazione di nuove epidemie e pandemie.

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Green Deal, non è tutto verde quello che luccica

Giulia Bartalozzi 29 June 2022

"Nuova PAC e strategie correlate", questo il tema affrontato in una tavola rotonda che si è svolta a Firenze lo scorso 27 giugno, organizzata dall'Accademia dei Georgofili. Alla luce delle conseguenze della guerra in Ucraina e di una delle più severe siccità degli ultimi anni, è necessario interrogarsi ed analizzare realisticamente le due strategie del Green Deal europeo, ovvero la strategia Farm to Fork e Biodiversity, per capire se gli obiettivi prefissati sono realizzabili e, soprattutto, come andranno ad impattare sulla produzione agricola e zootecnica. Alla tavola rotonda sono intervenuti Aldo Ferrero dell'Università di Torino, Massimo Tagliavini della Libera Università di Bolzano e Presidente AISSA, Giuseppe Bertoni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e Davide Viaggi dell'Università di Bologna. Ha moderato Ivano Valmori, Ceo di Image Line, con il quale facciamo il punto su quanto emerso dal dibattito. 

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La formazione universitaria nella scuola di agraria: 50 anni di evoluzione del settore agronomico

Giuliano Mosca 29 June 2022

“Chi più sa più vale” affermava Randolph Frederick Pausch (1960-2008) informatico e accademico statunitense presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania. Una asserzione quanto mai valida oggi dato il periodo di radicale cambiamento cui siamo sottoposti. Per reggere al meglio ad un tale sconvolgimento di ruoli, innovazioni e saperi è indispensabile cercare di allinearsi con delle nuove esigenze culturali e lavorative; occorre cioè fare formazione, meglio se continua. I convegni SIA (Società Italiana di Agronomia) hanno contribuito e contribuiscono tutt’ora allo sviluppo della formazione degli Agronomi giovani e diversamente giovani. Considerata la cadenza con cui vengono organizzati, i convegni SIA fanno parte della formazione continua e dato che fino ad ora ne sono stati celebrati 50, merita fare il punto anche sotto questo profilo.

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