Liquidare il video di un ex comico che critica il nuovo Regolamento europeo sulle piante NGT, o TEA, portando informazioni non corrette come spettacolo squallido e “cringe” (per utilizzare una parola in voga e senz’altro efficace) non è sufficiente. Anche volendo considerare eventuali sponsorizzazioni alla sua attività di comunicatore che vuole presentarsi come ambientalista, rimane una domanda di fondo: perché?
Da quando il Regolamento è stato approvato si è ulteriormente esacerbata la critica della fazione contraria all’adozione di queste tecniche, con un obiettivo che appare innanzi tutto quello di polarizzare la discussione pubblica: dove si solleva polvere la paura cresce e le decisioni si paralizzano.
Una frase come "stanno modificando il DNA del cibo senza dirtelo" si diffonde in secondi; spiegare invece cosa sono editing e mutagenesi richiede tempo, attenzione e un pubblico disposto ad ascoltare. Spaventare è facile, anche raccontare falsità, ma questo ostacola il processo decisionale democratico basato su due pilastri fondamentali: evidenze scientifiche e obiettivi condivisi.
Detto questo, ci sono strategie che funzionano meglio di altre. Come si gestisce la polarizzazione?
Ferrucci: L’ambizioso programma mirato al ripristino della natura forgiato dall’Unione Europea con il Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento Europeo e del Consiglio, comprende nel suo ampio raggio di azione il ripristino degli ecosistemi urbani, in coerenza con più recenti approdi della politica climatico-ambientale internazionale e dell’Unione Europea, e in particolare con il Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montréal (GBF), adottato nel dicembre 2022 dalla COP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), e con la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, del 20 maggio 2020, dei quali formalmente si presenta come strumento di attuazione.
Nei suoi considerando il Regolamento adduce un ventaglio di motivazioni che stanno alla base di questa scelta: la constatazione della diffusione territoriale di tali ecosistemi che rappresentano circa il 22% della superficie unionale; il ruolo che gli stessi rivestono come habitat importanti per la biodiversità, in particolare per le piante, gli uccelli e gli insetti, compresi gli impollinatori, e come erogatori di altri servizi ecosistemici essenziali, tra i quali la riduzione e il contenimento del rischio di catastrofi naturali, ad esempio le inondazioni, il raffrescamento, le attività ricreative, la depurazione dell’acqua e dell’aria, nonché la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici; l’effetto positivo del loro potenziamento sulla realizzazione degli obiettivi di ripristino degli altri ecosistemi destinatari, nel Regolamento, di specifiche misure ripristinatorie, in sinergia con queste ultime.
I dati dell'Osservatorio UIV scattano una fotografia preoccupante: giacenze a +8,4% a giugno, prezzi in contrazione e l'export extra-UE che crolla dell’8,5% nel primo quadrimestre 2026, dopo un 2025 già in contrazione. Presidente Frescobaldi, i numeri ci dicono che il rallentamento non è più congiunturale ma strutturale. C'è il rischio concreto che la prossima vendemmia porti le cantine al punto di rottura? Quali aree o tipologie di vino rischiano di più?
Il rischio esiste se continuiamo a ragionare con gli schemi del passato.
Mi è capitato di sentire dei medici affermare che il consumo di latte vaccino è una pratica alimentare estremamente dannosa per la nostra salute. E mi sono chiesto: ma, se la natura fornisce il latte come primo alimento per i neonati delle specie dei mammiferi, come à possibile che sia dannoso?