La necessità di pensare a città “biofiliche”

Un nuovo approccio di progettazione per spazi urbani vivibili e sostenibili

Francesco Ferrini 25 January 2023

Le città di tutto il mondo stanno crescendo drammaticamente. Oggi il 55% degli abitanti del pianeta vive in aree urbane ed entro il 2030 si prevede che il 60 per cento della popolazione mondiale, ovvero quasi 5 miliardi di persone, vivrà nelle aree urbane. I movimenti di popolazioni non sono mai avvenuti in precedenza con questa velocità e con questa modalità. Tuttavia, le città non si stanno solo espandendo, ma stanno anche cambiando nei loro ruoli e nella loro funzione. La deindustrializzazione, l'aumento della mobilità e un settore dei servizi in crescita hanno visto le aree urbane trasformarsi in economie di consumo post-industriali basate sulla conoscenza piuttosto che sulla produzione.
Emerge da questo spostamento del focus della funzione delle città un cambiamento “evolutivo” nella forma e nei modi in cui le città stesse dovrebbero essere progettate e costruite e come la natura dovrebbe far parte di questo cambiamento. Ciò ha attirato ulteriori ricerche e sviluppi da parte di persone interessate e con obiettivi comuni e il desiderio di consentire una maggiore opportunità per gli abitanti delle città di affiliarsi con la natura, e di tutti i vantaggi che ciò offre, all'interno dell'ambiente urbano. L'attenzione sulla connessione uomo-natura non è più relegata agli ambientalisti e alle aree naturali al di fuori delle città; è una richiesta che proviene dagli abitanti delle città.
Si è perciò evoluto un movimento sociale basato sul design biofilico sostenuto dall'aumento della popolazione urbana e dal cambiamento della funzione della città che ha portato a una dinamica mutevole e all'interazione tra luoghi e spazi urbani. Questa trasformazione recente, e in espansione, negli insediamenti urbani umani richiede un nuovo approccio alla costruzione delle città. Le città devono essere progettate, pianificate, costruite e adattate per essere sostenibili e vivibili (Storey e Kang 2015). La maggiore densità edilizia, i canyon urbani e le superfici impermeabilizzate modificano il clima locale, in particolare la temperatura, aumentando il fenomeno noto come effetto isola di calore urbano.

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L’approccio One Health: nuova frontiera della salute circolare (uomini, piante, animali)

Paolo Ranalli 25 January 2023

I confini tracciati dall’uomo sulle cartine geografiche perdono il proprio significato di fronte alle moderne sfide globali poste dal clima, dalla salute e da un mondo sempre più interconnesso. Considerarci come elementi estranei all’ecosistema ha fatto sì che alterassimo molte terre emerse, mari ed oceani, spesso non rispettandone gli equilibri. Invece, facciamo parte di un solo sistema, in cui la salute di ogni elemento del pianeta (umano, vegetale e animale) è strettamente interdipendente con quella degli altri.
Per questo motivo, si parla sempre più diffusamente dell’approccio “One Health”, ovvero la constatazione che esiste UNA sola salute che interconnette l’uomo con le piante, con gli animali e l’ambiente (visione olistica del concetto di salute). Detto più semplicemente, la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti deve avere pari dignità se vogliamo creare un ecosistema sostenibile, resiliente e durevole.

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