Non saranno gli aggettivi a salvare l’agricoltura

di Massimo Vincenzini*

Lo scorso 20 maggio 2021, il Senato della Repubblica ha approvato quasi all'unanimità il disegno di legge sull'agricoltura biologica, DDL 988, con 195 voti a favore, uno contrario ed un astenuto. Il testo è quindi tornato alla Camera per la terza lettura, avendo Palazzo Madama introdotto modifiche a quello licenziato da Montecitorio in prima lettura.
L'unico punto che ha diviso l'Aula del Senato è stata l'equiparazione, prevista dal testo, dell'agricoltura biodinamica a quella biologica. La Senatrice a vita Elena Cattaneo ha presentato due emendamenti, poi bocciati, per espungere tale equiparazione, definendo l'agricoltura biodinamica "una pratica esoterica e stregonesca" priva di basi scientifiche. La Senatrice Cattaneo ha poi votato contro il DDL. Anche la Senatrice Elena Fattori (Leu) ha espresso le stesse critiche, astenendosi però nel voto finale. Contro l'agricoltura biodinamica si è anche espresso il gruppo di Fratelli d’Italia, che ha comunque votato a favore del disegno di legge, valutandone la positività nel suo insieme. Chiusa la discussione generale sul disegno di legge, il Relatore Senatore Mino Taricco ha fornito ulteriori precisazioni “proprio alla luce delle dichiarazioni della Senatrice Cattaneo”, e l’esito del voto dell’Aula è stato quello già descritto.
L’approvazione del testo finale è stata seguita da numerose dichiarazioni ufficiali: decisamente positive quelle rese dalle diverse organizzazioni di produttori agricoli, fortemente critiche quelle manifestate da parte di una moltitudine di scienziati appartenenti a varie discipline scientifiche e aderenti a varie associazioni.
Probabilmente, le forti critiche al DDL mosse da numerosi scienziati non sarebbero sorte se il DDL avesse fatto riferimento esclusivo all'agricoltura biologica, senza alcuna equiparazione con altri metodi di produzione. Invece, l'art.1 comma 3, così recita:
"3. Ai fini della presente legge, i metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari applicati nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti dell'Unione europea e delle norme nazionali in materia di agricoltura biologica sono equiparati al metodo di agricoltura biologica. Sono a tal fine equiparati il metodo dell'agricoltura biodinamica ed i metodi che, avendone fatta richiesta secondo le procedure fissate dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali con apposito decreto, prevedano il rispetto delle disposizioni di cui al primo periodo."
L'intero comma non entusiasma per la pesante burocratizzazione della forma di agricoltura detta "biologica" -espressione non perfetta sul piano tecnico-scientifico, anche se ormai in uso comune-, ma si tratta di una normativa diretta a un modo di fare agricoltura che non confligge con i principi scientifici sui quali si basa -e si è basata- l'agricoltura moderna.
Il caso dell'agricoltura biodinamica è assai diverso: i suoi tradizionali presupposti non appartengono al pensiero scientifico e alcuni prodotti, che ancora oggi vengono consigliati agli agricoltori desiderosi di immettere sul mercato alimenti biodinamici, sono ottenuti con procedure che contrastano con le basi scientifiche consolidate. L’agricoltura biodinamica ha le sue origini nelle teorie sviluppate da Rudolf Joseph Lorenz Steiner, un teosofo esoterista austriaco nato nel 1861, quando in Biologia era ancora imperante la teoria della “generazione spontanea”, contro cui si sono impegnati, con esperimenti dai risultati inoppugnabili, due illustri scienziati italiani quali Francesco Redi e Lazzaro Spallanzani, rimasti purtroppo inascoltati, perché alcune credenze popolari, specialmente quelle convintamente abbracciate su base fideistica, sono difficili da estirpare, anche se poste di fronte alle più solide evidenze scientifiche.
Da Georgofilo e uomo di scienza, quindi, provo un grande disagio nel dover prendere atto che un disegno di legge del nostro Parlamento, nel 2021, tratti di equiparazioni assolutamente insostenibili sul piano scientifico e che sembrano riportarci indietro di secoli.
Ma, soprattutto, avverto la mancanza di un dibattito sulla visione strategica complessiva del settore agricolo del nostro Paese, chiamato ad affrontare sfide senza precedenti. Progettare il futuro a forza di nuovi aggettivi – qualunque essi siano – è la vera scelleratezza, poiché distoglie l’attenzione dai problemi reali dell’agricoltura e dalle molteplici emergenze a cui solo l’agricoltura nella sua interezza è chiamata a rispondere, dalla produzione di materie prime alimentari all’integrazione delle diverse filiere.
Al riguardo, come altre volte segnalato, ricordo che la sede accademica è statutariamente disponibile ad ospitare dibattiti e confronti di carattere tecnico-scientifico, purché utili al progresso delle conoscenze e al benessere sociale.
Infine, dall’Accademico Emerito Dario Casati con grande piacere prendo in prestito l’ultima frase della sua recentissima prolusione inaugurale del 268° Anno Accademico dei Georgofili:
L’agricoltura del futuro è quella che crede che il futuro sia nell’agricoltura e coerentemente si prepara a far diventare realtà ciò che altrimenti sarebbe solo uno slogan vuoto.

(*) Il Consiglio Accademico unanime ha condiviso i contenuti dell’intervento del Presidente