L’efficace controllo biologico della Cocciniglia bassa marezzata degli agrumi

di Santi Longo

Una delle cocciniglie che al suo apparire nel Bacino mediterraneo, negli anni ’70 del secolo scorso, ha destato notevoli preoccupazioni negli agrumicoltori, è il Coccino Coccus pseudomagnoliarum (Kuvana). Comunemente indicata come Cocciniglia bassa marezzata è da tempo nota soprattutto per i danni causati negli agrumeti della California dovuti alla forte sottrazione di linfa, alla produzione di melata e allo sviluppo di fumaggine, con conseguente intristimento delle piante. Nel quinquennio successivo alla prima segnalazione, sono state riscontrate severe infestazioni in agrumeti della Sicilia orientale e di altre mediterranee; successivamente i focolai d’infestazione si sono progressivamente ridotti fino a sparire quasi del tutto.
La cocciniglia è ampiamente diffusa soprattutto in America, Australia, Russia, Giappone, Francia, Slovenia, Grecia e Turchia dove, oltre agli Agrumi, infesta altre Rutacee, l’Oleandro, l’Alloro, il Melograno, il Noce, le Tamerici e varie altre piante spontanee. Nei nostri ambienti, fino alla fine degli anni ’70, le infestazioni registrate esclusivamente su Arancio hanno richiesto, in qualche caso, specifici interventi con le fumigazioni cianidriche allora ancora in uso. Le indagini condotte fra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, hanno evidenziato che la forte riduzione della densità di popolazione del Coccino era attribuibile alla efficace attività limitatrice di numerosi entomofagi naturalmente presenti negli agrumeti. L’efficace controllo biologico è stato reso possibile soprattutto, dalla presenza della polifaga e polivoltina congenere Cocciniglia bassa Coccus hesperidum L, molto diffusa negli agrumeti isolani, dove viene attivamente controllata da predatori quali il lepidottero Eublema scitula (Rambur) e vari coccinellidi ma, soprattutto, da Imenotteri Afelinidi ed Encirtidi, che, sul nuovo ospite, hanno raggiunto elevati tassi di parassitizzazione.
Le femmine adulte della Cocciniglia hanno il corpo di forma ellittica, lungo intorno a 5 mm, dorsalmente di colore grigiastro per la presenza di numerosi punti nerastri non uniformemente distribuiti, su un fondo giallastro.
In Sicilia, similmente a quanto avviene nelle aree di diffusione, svolge una generazione annua e sverna sulle foglie allo stadio di giovane femmina la quale, a partire da aprile, migra verso i rametti di 1-2 anni dove, raggiunge la maturità e senza essere fecondata, per l’assenza dei maschi, inizia a deporre fino a 2.000 uova sotto il proprio corpo; durante tale fase la parte ventrale si ritrae progressivamente accostandosi alla regione dorsale, realizzando una sorta di incubatrice. Dopo qualche ora o al massimo un paio di giorni, avviene la schiusa e le neanidi neonate per qualche tempo, restano sotto il corpo materno per poi disperdersi sulla chioma e fissarsi sulle foglie dove rimangono fino al raggiungimento dello stadio di giovane femmina.
Nel corso di mirate indagini condotte nei focolai d’infestazione degli anni ’70, sono state rilevate crescenti percentuali di parassitizzazione, da parte di Afelinidi del genere Coccophagus e dell’Encirtide Metaphycus dispar (Mer.), variabili dal 20 al 52% fino al crollo delle popolazioni del Coccino.
Alla fine del maggio scorso, su 100 rametti lunghi 30 cm, prelevati in un agrumeto distante circa 30 Km dal primo focolaio del 1973, sono state rinvenute due femmine preovigere, su un rametto, nonché una femmina ovideponente e una giovane presumibilmente parassitizzata, su un altro rametto.
La sporadica presenza di un esiguo numero di esemplari della Cocciniglia negli agrumeti, fa ritenere che il complesso parassitario, infeudato su altri Coccini da tempo presenti in Sicilia, ha dato un notevole e decisivo contributo nel contenere efficacemente le infestazioni del fitomizo esotico, accidentalmente introdotto

Foto: Femmine adulte di Coccus pseudomagnoliarum