Notiziario







FILIERE ALIMENTARI

Sembra essersi diffusa l’errata idea che la globalizzazione possa offrire un mercato mondiale, dotato di una continua disponibilità di commodities alimentari, dal quale attingere indefinitamente e spesso a condizioni convenienti, nonostante le speculazioni finanziarie e la volatilità dei prezzi.
Le nostre agroindustrie alimentari sono state giustamente libere di importare queste commodities a condizioni vantaggiose. Ma, contestualmente, i nostri agricoltori hanno dovuto invece sostenere costi di produzione sempre più alti e sempre meno competitivi rispetto a quei prezzi.
In questa anomala situazione la nostra agricoltura ha finito per essere ingiustamente considerata di importanza ormai trascurabile e parrebbe destinata ad un triste futuro. Le nostre agroindustrie alimentari potrebbero anch’esse andare incontro ad analogo destino, qualora venisse meno la disponibilità di prodotti agricoli locali, la cui apprezzata qualità, ha finora determinato la reputazione ed il successo dei marchi alimentari Made in Italy. Se contribuiremo a non dare più valore al prestigio di questi legami con i territori di origine, gli attuali Paesi esportatori di commodities potranno più facilmente sviluppare un’autonoma, altrettanto competitiva, trasformazione ed esportazione, anche in Europa, di ogni prodotto alimentare elaborato, magari etichettato con i nostri apprezzati marchi, acquisiti e usati da multinazionali o da singole imprese delocalizzate.
E’ quindi interesse di tutti fermare l’attuale progressiva consunzione di gran parte della nostra agricoltura, realizzando con lungimiranza un maggiore equilibrio nei rapporti fra tutte le imprese che partecipano ad una intera filiera “dal campo al consumatore”. E’ indispensabile una più equa ripartizione del complessivo valore aggiunto finale, così da eliminare o attenuare le attuali eccessive e pericolose sperequazioni fra i redditi dei componenti di una stessa filiera, a cominciare dagli agricoltori per aiutarli ad uscire dalle crisi di sopravvivenza che stanno attraversando.

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Fragola, identificato un principio attivo salutare

Un'importante scoperta scientifica a cura dei ricercatori del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (provincia di Trento) è stata pubblicata recentemente sullo Journal of Agricultural and Food Chemistry, rivista della Società Chimica Americana.
Uno studio molto approfondito sui componenti della fragola ha dimostrato per la prima volta che in questo frutto è presente in grandi quantità l’agrimoniin, un tannino naturale appartenente alla famiglia degli ellagitannini usato largamente nella medicina tradizionale asiatica e studiato per le proprietà astringenti, antiemorragiche, antimalariche e antitumorali.
Fino ad oggi l’importanza di questo principio attivo,  isolato per la prima volta nel 1982 in una pianta officinale perenne che cresce in Oriente (Agrimonia pilosa Ledeb), era del tutto inesplorata nella alimentazione umana e ignorata dalle banche dati nutrizionali

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Piante GM, molto discusse ma molto coltivate

Mentre in USA e in molte altre parti del mondo le piante geneticamente modificate sono accettate come uno dei tanti prodotti del miglioramento genetico ed eventualmente si discute di "etica e business", da noi si continua ad allarmare sui rischi ambientali od addirittura per la salute umana e -qualora non bastasse- si dichiara che questi semi GM sono contrari agli obiettivi dell'agricoltura italiana.

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L’altra genetica

Sono emerse nuove problematiche connesse alla rapida diffusione di Piante Geneticamente Modificate, non accettate in ugual misura dall’opinione pubblica dei diversi Paesi, e si è arrivati spesso ad identificare ogni attività genetica con la produzione di PGM.
In realtà la genetica è molto di più: è scienza antica, che ci accompagna a partire dalla nascita dell’agricoltura stessa. L’addomesticamento di importanti piante agrarie ha infatti origine nel Neolitico, momento di transizione in cui i genetisti dell’epoca selezionarono piante con caratteri favorevoli a partire da quanto offriva l’ambiente naturale.
Questa genetica è tuttora viva, potenziata da avanzamenti scientifici e tecnologici che stanno aprendo nuove opportunità per “pescare” geni utili da quello che già esiste in natura, cioè dalle risorse genetiche.

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La famiglia Calvino

‘Tra i miei famigliari - leggiamo in uno scritto di Italo Calvino, uno dei più grandi e amati scrittori del novecento - solo gli studi scientifici erano in onore, un mio zio materno era un chimico professore universitario, sposato a una chimica anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche; mio fratello è un geologo, professore universitario…Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale, le sue meraviglie e virtù …Mia madre non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea, dallo studio con il microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari….’
Anche se Italo Calvino volta le spalle a quanto i genitori gli avrebbero potuto insegnare e viene attratto dalla vegetazione delle frasi scritte, la sapienza dei genitori  il loro amore, passione,  interesse per la ricerca  in agricoltura, nel settore delle scienze naturali e della floricoltura traspare nella maggior parte dei suoi scritti.

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Consumo di suolo e agricoltura conservativa

Il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile, soggetta a processi di degrado in primis l’erosione, che va tutelata per le numerose funzioni che svolge, sia per i servizi essenziali per le attività umane, sia per la sopravvivenza degli ecosistemi.
L’agricoltura conservativa può dare un contributo significativo per contenere l’erosione idrica diffusa, migliorare la struttura fisico-chimica del terreno ed incrementare le produzioni come rilevato dalla FAO.

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PIU’ FOGLIAME UGUALE MENO INQUINAMENTO

Nel momento in cui sto scrivendo siamo in piena stagione del taglio. Ogni condominio chiede a gran voce  la potatura per ridurre la chioma degli alberi, che “sporcano”, che “facilitano l’ingresso dei ladri nelle case”, “che con le radici fanno inciampare gli anziani,” “che ostacolano lo scorrere delle carrozzine”, che, nel complesso, ne farebbero di cotte e di crude.
Adesso è il momento degli incolti i cui pareri sono confortati da quelli dei cosi detti potatori, che ti guardano con aria di superiorità’, come spesso accadeva, fin dal tempo dei romani,vantando tecniche basate sulla loro ignoranza e mancanza di voglia di istruirsi, che, bontà loro, più tagliano, più si può vedere il risultato, e (ma questo non si dice) più tagliano più guadagnano.
Sono oltre 50 anni che scrivo, insegno, e spando la voce contro il massacro degli alberi.
Dobbiamo anche renderci conto che, oltre a minare ed accorciare la vita di un albero, la potatura indiscriminata ridurrà per alcuni anni il fogliame e ben sappiamo che più fogliame presente nelle città significa avere meno inquinamento.
Qualsiasi pratica colturale  che abbia  per risultato la riduzione, anche temporanea, di fogliame degli alberi nelle zone ad elevato inquinamento, quali quelle urbane o lungo le strade ad  elevata  percorrenza di veicoli , i bordi di autostrade o a strade a denso traffico in primis , riduce le difese naturali  all’inquinamento presenti nella zona costituite dalla biomassa intesa come superficie fogliare .
A nostro parere inconsulte  pratiche cesorie che si vedono un po’ ovunque, come le capitozzature ingiustificate, o, anche, la potatura  di piante ornamentali atta a ridurre la massa fogliare al solo scopo di contenere lo sviluppo di piante arboree in zone urbane ( come pure gli innaturali tagli alla zona apicale di grandi  conifere  perché’ impiantate a distanze sbagliate da abitazioni o di strade), oltre al danno alla pianta arborea evidenziabile nel tempo sia come avviamento procurato a processi cariogenetici, si può  configurare come un intervento di inquinamento ambientale paragonabile, a quello che si attuata scaricando rifiuti tossici in zone aperte di campagna o in prossimità’ di falde freatiche.

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Prossima inaugurazione dell’anno accademico: cambiamenti climatici e PAC all’ordine del giorno


La pubblica cerimonia per l’Inaugurazione ufficiale del 259° Anno Accademico dei Georgofili, che si terrà in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento) martedì 24 aprile alle ore 11.00, si annuncia di particolare interesse.


La Prolusione sarà svolta dal Vice Presidente Prof. Giampiero Maracchi su Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione “smart”. La Relazione annuale del Presidente Prof. Franco Scaramuzzi sarà dedicata alla PAC (Politica Agricola della UE), nel 50° anniversario del suo avvio.

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Poesia dell’Olivo da Omero ad oggi

Il 19 Aprile 2012, alle ore 16.00, presso l’Accademia dei Georgofili verrà presentata una antologia di poesie sull’olivo e sull’olio, dal titolo “oliveTolive”.

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Due nuove importanti scoperte sul mondo delle piante

Il gruppo di ricerca guidato dal georgofilo Stefano Mancuso, direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) ha appena pubblicato su due importanti riviste scientifiche (Plos One e Trends in Plant Science) risultati sperimentali che dimostrano:
a) come le radici delle piante esplorino il suolo con un comportamento di sciame simile a quello di alcuni insetti sociali, quali le formiche;
b) come le radici delle piante siano in grado di percepire suoni e anche di produrli, facendo pensare ad un loro uso come forma di segnalazione.

Le regole semplici che sussistono fra gli individui che compongono un gruppo (es. mantenersi ad una certa distanza dal vicino più prossimo; muoversi ad una velocità non superiore a quella di chi precede) possono generare, in gruppi composti da molte migliaia di elementi, dei comportamenti collettivi molto complessi. Poiché tali comportamenti d'insieme del gruppo sono stati per la prima volta studiati negli sciami d’insetti sociali, essi prendono comunemente il nome di “comportamenti di sciame”. Comportamenti analoghi sono stati analizzati in gruppi di uccelli (stormi), di pesci (banchi) e anche nelle grandi adunanze umane (eventi sociali, sportivi, artistici ecc.).
Oggi tali comportamenti sono dimostrati anche nelle piante.
Grazie alle ricerche guidate da Stefano Mancuso, infatti, si è potuto documentare che le radici di piante diverse della stessa specie dirigono la propria crescita utilizzano dei modelli di comportamento “di sciame”, comportandosi in questo come insetti di una stessa colonia.
Che le piante fossero sensibili ai suoni è stato per anni appannaggio di storie e leggende. Oggi possiamo dire che qualcosa in queste leggende era vero. Le radici delle piante, infatti, percepiscono le frequenze sonore e rispondono ad esse variando la direzione della crescita. Inoltre, crescendo, esse emettono dei suoni particolari (simili a dei click) che potrebbero essere percepiti dalle radici vicine.


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La “rotta” della PAC

Gli indirizzi e le misure dettate dalla PAC sono state esaminate e discusse dal vasto mondo interessato, soprattutto per valutarne le ricadute. Sono state finora largamente accettate, guardando in particolare ai singoli provvedimenti ed all’entità dei finanziamenti, per vari settori di attività e per singoli Paesi o Regioni. Sono tutti aspetti importanti, ma i Georgofili hanno voluto dedicare la loro attenzione ad una analisi generale della PAC, della sua storia e delle sue revisioni, per vedere più chiaramente dove stia portando la rotta, sostanzialmente costante, dell’ultimo ventennio e verificarne l’attuale validità e compatibilità con i dinamici cambiamenti geopolitici globali.

Le valutazioni emerse saranno esposte, in una organica sintesi, con la relazione annuale del Presidente, in occasione della pubblica Cerimonia Inaugurale del 259° Anno Accademico dei Georgofili, a Firenze (Palazzo Vecchio) alle 11.00 del 24 aprile p.v..

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Cancro del KIWI: La Ricerca Italiana consente la registrazione del primo agrofarmaco in Europa

Il cancro dell’actinidia rappresenta attualmente la patologia di natura batterica di maggior rilevanza (e preoccupazione) a livello mondiale per il settore della frutticoltura. Dal 2008, quando il gruppo di fitobatteriologia del DAFNE dell’Università della Tuscia ha rilevato i primi focolai nel Lazio, la diffusione di questa fitopatia è stata inarrestabile interessando e causando notevoli danni e perdite sia nelle principali aree italiane dove questa frutticola riveste notevole importanza economica (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria), sia in numerose aree ad actinidia a livello europeo (Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera), sia extra europeo (Turchia, Nuova Zelanda, Australia, Cile) oltre ad essere stata già segnalata e tutt’ora diffusa in Asia (Giappone, Corea del Nord e Cina).
Dopo oltre due anni di sperimentazione, gli studi di un gruppo di ricerca dell’Ateneo viterbese hanno permesso la registrazione del primo agrofarmaco biologico in Europa, in grado di contrastare, soprattutto durante il periodo della fioritura, il batterio fitopatogeno Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA) agente causale del cancro batterico dell’actinidia.
Il formulato ha determinato un’ottima protezione degli organi fiorali e sembra poter contrastare ulteriormente PSA anche durante la stagione vegetativa. È importante inoltre evidenziare che non è stato registrato alcun effetto fitotossico sulle piante, né alcun effetto negativo su api e bombi.

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PER UNA RAZIONALE AGRICOLTURA EUROPEA

Si celebra quest’anno il 50° anniversario della PAC (Politica Agraria Comunitaria) che è la nostra unica vera politica unitaria per la quale è in corso una revisione (la quinta negli ultimi venti anni) che dovrebbe andare in vigore dal 2014.
La Comunità europea (nata nel 1950 con il Trattato di Roma), dovette subito superare tante e peculiari differenze esistenti fra le agricolture degli Stati membri e adottare non facili programmi di riconversione delle agricolture nazionali.
La PAC nacque nel 1962, con l’intento di assicurare ai cittadini europei la necessaria disponibilità di cibo a prezzi accessibili ed ai suoi agricoltori un adeguato tenore di vita. Ma dovette poi affrontare una situazione di complessiva eccedenza di produzioni alimentari e ricorrere anche a strumenti estranei alla nostra cultura, quale il “set-aside”. Dal 2005, i sostegni agli agricoltori vennero commisurati a parametri “disaccoppiati” ed indipendenti dalla produttività, ma vincolati al rispetto di specifiche norme ambientali. La nuova riforma, chiamata “Europa 2020” propone ora un macchinoso intervento greening, con criteri chiaramente mirati a scoraggiare chi intendesse continuare a svolgere solo attività produttive.
Sembrerebbe necessario riflettere se siano da considerare prioritarie le funzioni produttive delle attività agricole o quelle relative alla tutela ambientale. Entrambe sono invece irrinunciabili, in un equilibrio razionale, anche nel quadro del processo di globalizzazione ormai difficilmente reversibile, né eludibile.

Queste tematiche, di grande rilievo e attualità, saranno sviluppate con la relazione annuale del Presidente alla Inaugurazione pubblica del 259° Anno Accademico dei Georgofili, in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento), alle ore 11.00 di martedì 24 aprile p.v..

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Frutta in mostra

La ricerca storica compiuta sulle fonti primarie dell’Accademia dei Georgofili (documenti dell’Archivio Storico e Atti ufficiali), sul Giornale Agrario Toscano (il periodico fondato da Giovan Pietro Vieusseux, Cosimo Ridolfi, Lapo de’ Ricci, Raffaello Lambruschini), sui tanti numerosi scritti monografici di accademici ordinari e corrispondenti ha fatto emergere la volontà dei Georgofili di rivalutare la frutticoltura, attività trascurata che avrebbe invece notevolmente contribuito a beneficare non solo l’economia dei singoli, ma anche ad arricchire l’intero corpo sociale col favorire i commerci, gli scambi, e col ridurre le importazioni di prodotti esotici, utilizzando in loro luogo materie prime indigene. La lettura di questo ricchissimo materiale manoscritto e a stampa ha permesso di cogliere altro importantissimo ruolo dell’Accademia dei Georgofili, la quale da sempre era stata sollecita a richiamare l’attenzione verso l’ambiente e verso il proprio territorio.

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L’agribusiness per il rilancio economico del Paese

Fino alla metà del secolo scorso, abbiamo contribuito al progresso, in un contesto che era meno dinamico e complesso, prevalentemente guidato e tutelato da politiche nazionali. Nell’arco degli ultimi cinquanta anni, abbiamo invece vissuto un travolgente susseguirsi di tanti eventi straordinari, capaci di far sparire in breve tempo anche la nostra millenaria civiltà contadina. Abbiamo dovuto affrontare radicali cambiamenti e, solo ogni tanto, ci accorgiamo di aver modificato il nostro stesso modo di pensare, di essere e di agire.
I più grandi problemi attuali (quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche, la sicurezza alimentare) sono di interesse mondiale e possono quindi essere risolti solo con scelte condivise appunto a livello globale.
Se ne deve trarre una evidente conclusione: gestire il complesso di tante nuove realtà, di interesse planetario, non è più alla portata di singoli Paesi, per quanto potenti possano essere. Ciò vale anche per le imprese agricole che, per quanto grandi ed abili possano essere, avranno sempre maggiori difficoltà ad operare singolarmente nel proprio microcosmo.
Si impongono quindi orizzonti più ampi ed azioni lungimiranti, ma in archi temporali più brevi. Per le attività agricole ciò comporta maggiori difficoltà. D’altra parte, l’importanza strategica dell’agricoltura va emergendo sempre più negli ormai frequenti Summit mondiali a vario livello, riconoscendone la capacità di offrire soluzioni ai grandi problemi già citati.

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Definizione di bosco nel Decreto Semplificazioni

L’art. 26 del D.L. n.5/2012 riconosce le radure interne al bosco come entità non boscate se identificabili come “pascoli, prati o pascoli arborati”. Una variazione non facile da valutare nei suoi aspetti applicativi.
Un’ulteriore modifica alla definizione di bosco riguarda l’art.2 comma 6 del suddetto D. Lgs. allorché, ove non  diversamente già definito dalle regioni, si escludono dal genere bosco..... le formazioni forestali di origine artificiale realizzate su terreni agricoli a seguito dell’adesione a misure agroambientali promosse nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale dell’Unione europea una volta scaduti i relativi vincoli. Il riferimento corre immediatamente ai rimboschimenti effettuati in Italia a seguito del ritiro dei seminativi dalla produzione per contenere a livello comunitario le produzioni agricole eccedentarie.
Tra i Regolamenti comunitari che hanno previsto contributi per il ritiro dei terreni agricoli dalla produzione e la loro destinazione forestale, quello che ha avuto una maggiore applicazione è stato 2080/92 che non era un provvedimento di politica forestale, ma un intervento finalizzato all’incentivazione di alternative, temporanee e reversibili, di terreni agricoli altrimenti destinati a produzioni eccedentarie.
Numerose Regioni nell’applicazione del Reg. CEE 2080/92 hanno imposto ai seminativi imboschiti il vincolo di destinazione a bosco determinando, di fatto, una caduta di interesse degli imprenditori. Vogliamo sperare che la specifica in esso contenuta ...una volta scaduti i relativi vincoli sia interpretata come riportato dall’art. 7 comma 2 del D.M. 63 del 19/2/1991, ossia faccia riferimento alla durata del ciclo produttivo, come indicato dalle P. di M. e di P. F. (turni minimi).


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L'impronta idrica per capire la globalizzazione

Conoscere bene i consumi di acqua per fare fronte alle necessità idriche di una popolazione mondiale  crescente, è il primo passo per risolvere uno dei  problemi di maggior urgenza di oggi.
Un aspetto che è sempre stato sottostimato è la misura precisa del bilancio idrico nel commercio internazionale sotto forma delle varie "commodities" scambiate. Per intenderci, possiamo fare l'esempio di molte nazioni importatrici che esternalizzano la loro "impronta idrica" senza darsi cura di quanto consumo idrico (o inquinamento idrico) sia stato richiesto al paese produttore.
La definizione del nuovo parametro di "impronta idrica" vuole appunto tenere conto non solo dei consumi idrici tradizionali, ma anche di quanta acqua è stata consumata per produrre le derrate importate, come pure di quei consumi idrici fatti per esportare all'esterno i vari prodotti.
L'impronta idrica è la somma di tre componenti: quella "blu" (consumo di acqua superficiale e nel suolo), quella "verde" (acqua piovana) e quella "grigia" che è un indicatore dell'inquinamento idrico. 

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Dal foraggio alla cosmesi: le molteplici utilizzazioni del ficodindia nel mondo

Il ficodindia (Opuntia ficus-indica L. (Mill.) è una specie  originaria del continente americano, diffusa in Europa, e, in seguito, negli altri continenti, a partire dal XVI secolo. Si tratta di una specie capace di avere un ruolo in sistemi agricoli profondamente diversi, nelle risorse e nelle finalità produttive. E’ utilizzata, ad esempio, nell’agricoltura tradizionale o di sussistenza in molti Paesi delle aree semi-aride, dove svolge un ruolo di enorme importanza come fonte di alimento per l’uomo (i frutti e  i cladodi) e per gli animali da esso allevati. Ma ha anche un ruolo nell’agricoltura orientata al mercato, sia per la produzione di frutta, sia per la produzione, su scala intensiva, di foraggio ma anche di coloranti naturali (il carminio derivato del Dactylopius coccus, fitofago specialista di Opuntia sp.pl), di ‘verdura’ fresca o conservata (i nopalitos, di origine messicana). Una specie multifunzionale per eccellenza, quindi, non solo perché capace di produrre beni diversi (frutti, biomassa da foraggio, coloranti, cladodi per l’alimentazione umana), ma anche perché è capace di farlo in sistemi agricoli fortemente differenziati per la disponibilità di risorse, economiche e naturali.

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ALLARME PER IL DEGRADO DEL SUOLO

Pubblichiamo di seguito il testo della accorata lettera a Mario Monti, che è stata sottoscritta da numerosi studiosi ed esperti del settore: primo firmatario Fabio Terribile, Presidente Società Italiana di Pedologia.

Signor Presidente,
il degrado ed il consumo del suolo hanno raggiunto livelli drammatici con cui la nostra comunità nazionale e la stessa Unione Europea devono fare i conti.
Questa lettera è un grido di allarme lanciato da scienziati ed esperti di suolo agrario e forestale che
assistono impotenti ad un costante degrado e ad una perdita irreversibile e transgenerazionale di una risorsa ambientale fragile ed essenzialmente non rinnovabile. Risorsa al contempo assolutamente preziosa per il benessere sociale, ambientale ed economico del nostro Paese.
Il suolo produce beni e servizi non sostituibili: è risorsa fondamentale per la vita sulla Terra, è il supporto alla produzione agraria e forestale fornendo cibo, biomasse e materie prime, è riserva di patrimonio genetico, filtra e conserva l’acqua delle precipitazioni, è custode della memoria storica, nonché elemento essenziale del paesaggio. È il principale deposito di carbonio delle terre emerse. Nella società italiana l’importanza del suolo è poco percepita ed esso è sottoposto a pressioni ambientali crescenti determinate, e talvolta acuite, da uno sviluppo urbano non più sostenibile, da pratiche agricole e forestali inadeguate, da attività industriali. Tutto ciò sta degradando continuativamente, e spesso in maniera irreversibile, le insostituibili funzioni produttive ed ambientali del suolo. Il censimento ISTAT indica che dal 2000 al 2010 si sono persi oltre 300.000 ettari di superfici agricole. Riteniamo che l’attuale tasso di consumo e di degrado dei suoli determini conseguenze economiche gravissime per le nostre generazioni e ancora di più per quelle future.

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