Dialoghi sull’Alimentazione e la Salute: “Invecchiare in salute”

Dialogo con Luigi Ferrucci, Direttore scientifico del National Institute of Aging, NIH - Baltimore Mf – USA

di Francesco Cipriani e Luigi Ferrucci
  • 18 February 2026

Cipriani – Gli italiani, insieme a giapponesi, svizzeri e coreani, hanno la fortuna di vivere più a lungo al mondo. Bella notizia. Proprio in questi anni però i “boomers” della generazione più numerosa del dopoguerra stanno invecchiando e i più giovani fanno sempre meno figli. Già oggi un toscano o italiano su quattro ha più di 65 anni. Si annuncia una “tempesta perfetta”: più anziani significa più malati da curare e assistere a carico di famiglie e società con meno giovani produttivi e risorse che non crescono di pari misura. Gli epidemiologi del consorzio internazionale Global Burden of Disease-GBD hanno calcolato che quasi la metà degli anni di vita che viviamo in più rispetto ai nostri coetanei del passato non sono vissuti bene, per malattie o peggio per perdita dell’autosufficienza mentale e/o motoria. L’ideale sarebbe perciò vivere tutti gli anni in pieno benessere, comprimendo problemi di salute ed autosufficienza a pochi giorni prima del decesso. Ci possiamo riuscire? Chiedo aiuto a te, Luigi, che rappresenti il top a livello internazionale dei ricercatori epidemiologi sull’invecchiamento. Toscano di origine, hai lavorato da giovane a Firenze come geriatra clinico per poi affermarti in America come leader della ricerca epidemiologica sull’invecchiamento, coordinando i più importanti studi  internazionali sull’argomento – di cui due in Toscana.  Attualmente sei Direttore scientifico del più importante Istituto sull’invecchiamento del Sistema sanitario americano (National Institute of Aging, https://www.nia.nih.gov/). Allora, Luigi, aiutaci a capire cosa sappiamo ad oggi dei meccanismi biologici dell’invecchiamento, perché e come si invecchia.  

Ferrucci - Oggi sappiamo che l’invecchiamento non è una malattia, ma il risultato dell’accumulo progressivo di danni biologici che colpiscono cellule, tessuti e organi. Questi danni derivano da processi normali della vita (metabolismo, infiammazione, stress ossidativo) e da fattori ambientali. Finché i sistemi di riparazione e compenso funzionano, restiamo in buona salute; quando si indeboliscono, emergono malattie e disabilità. Invecchiare significa quindi perdere gradualmente la capacità di mantenere l’equilibrio biologico. 

Cipriani – Alcune persone sembrano più giovani dell’età che hanno o viceversa, e ricerche recenti fanno pensare che adesso si può misurare “quanto siamo vecchi”.  

Ferrucci - Negli ultimi anni sono stati sviluppati indicatori di “età biologica” basati su biomarcatori molecolari, metabolici e funzionali. Questi strumenti sono promettenti perché catturano differenze individuali nell’invecchiamento. Tuttavia, non esiste ancora una misura unica, definitiva e clinicamente validata. Oggi sono molto utili per la ricerca, meno per decisioni individuali: il vero valore emergerà con misure longitudinali, cioè osservate nel tempo.

Cipriani – Molte persone pensano che la durata della propria vita dipenda soprattutto da quella dei genitori. 

Ferrucci - La genetica spiega una parte relativamente limitata della durata della vita, probabilmente intorno al 20–30%. In uno studio recente i ricercatori hanno escluso dall’analisi i più ovvi fattori ambientali ed hanno stimato una percentuale spiegata dalla genetica vicina al 50%. Tuttavia, è importante ricordare che gli stili di vita e l’ambiente giocano un ruolo molto più ampio, soprattutto nel determinare quanti anni viviamo in buona salute. Attività fisica, alimentazione, fumo, sonno, relazioni sociali e istruzione influenzano profondamente la velocità con cui invecchiamo e la comparsa delle malattie croniche. 

Cipriani – Ecco, l’attività fisica. Se ne sente sempre più parlare e sembrerebbe importante soprattutto per evitare la disabilità negli anziani.  

Ferrucci - L’attività fisica è probabilmente l’intervento più potente contro la disabilità. Anche in età avanzata è fondamentale mantenere forza muscolare, equilibrio e resistenza. Non serve fare sport estremi: camminare regolarmente, esercizi di rinforzo muscolare e attività per l’equilibrio riducono cadute, fragilità e perdita di autonomia. L’importante è la continuità.

Cipriani – E poi ci sono le raccomandazioni nutrizionali che invadono il web con i miracolosi alimenti che ti fanno vivere a lungo e in salute. 

Ferrucci - No, non esistono alimenti miracolosi. Le evidenze più solide indicano che conta lo stile alimentare complessivo, non il singolo cibo. Una dieta varia, moderata nelle calorie, ricca di vegetali, legumi, cereali integrali, pesce e povera di zuccheri e alimenti ultra-processati è associata a un invecchiamento più sano. La dieta mediterranea resta uno dei modelli più studiati e affidabili. In presenza di malattie specifiche alcuni estratti naturali sembrano portare giovamento e la ricerca in questo ambito è molto intensa. 

Cipriani - Tra i risultati delle ricerche degli ultimi anni sembra che gli ultraottantenni potrebbero concedersi un po' più proteine di origine animale e anche qualche chiletto in più di peso rispetto alle raccomandazioni per i più giovani.  

Ferrucci - Negli ultraottantenni le priorità nutrizionali cambiano rispetto all’adulto giovane. In questa fase della vita l’obiettivo principale non è più tanto la prevenzione di malattie a lungo termine, quanto il mantenimento della funzione, dell’autonomia e delle riserve fisiologiche necessarie ad affrontare eventi acuti. Le ricerche degli ultimi anni mostrano che, a causa della cosiddetta “resistenza anabolica”, il muscolo dell’anziano risponde meno efficacemente allo stimolo nutrizionale. Per questo motivo un apporto proteico leggermente più elevato, spesso ottenuto anche attraverso proteine di origine animale, può favorire il mantenimento di massa e forza muscolare, grazie alla maggiore densità di aminoacidi essenziali e alla migliore digeribilità. Non si tratta di aumentare indiscriminatamente il consumo di carne, ma di garantire proteine di buona qualità in una dieta equilibrata. Anche sul piano del peso corporeo, negli ultraottantenni un peso moderatamente più alto rispetto alle raccomandazioni per età più giovani è spesso associato a esiti migliori. In questa fascia di età la perdita involontaria di peso e la fragilità rappresentano rischi ben più rilevanti dell’eccesso ponderale lieve, e qualche chilo in più può costituire una riserva utile in caso di malattia. In sintesi, negli ultraottantenni un approccio nutrizionale un po’ meno restrittivo, personalizzato e orientato alla funzione, può essere non solo sicuro, ma anche vantaggioso per preservare autonomia e qualità della vita.

Cipriani – Escono anche risultati di studi secondo cui si sarebbe potuto far “ringiovanire” alcune cellule e allora si potrebbe davvero pensare di poter vivere indefinitamente. 

Ferrucci - Al momento no. Alcuni esperimenti di laboratorio mostrano che è possibile modificare singoli meccanismi dell’invecchiamento, ma tradurli nell’uomo è molto complesso e pieno di rischi. È più realistico — e scientificamente fondato — puntare a rallentare l’invecchiamento e prolungare gli anni vissuti in buona salute, piuttosto che inseguire l’immortalità.

Cipriani – Lasciamoci con un consiglio, il più importante che daresti ad un ultra-settantenne in buona salute.

Ferrucci - Restare attivamente coinvolto nella propria vita: muoversi ogni giorno, coltivare relazioni, mantenere curiosità e senso di scopo. La salute non è solo assenza di malattia, ma capacità di adattarsi e continuare a funzionare bene. Questo vale più di qualunque integratore o test sofisticato.