Le foglie di salice mitigano le emissioni azotate da parte delle bovine

di Mauro Antongiovanni
  • 07 January 2026

Che le foglie del salice contengono sostanze curative è noto fin dall’antichità: l’aspirina (acido acetil salicilico) è il derivato più conosciuto, antipiretico e antinfiammatorio. Ma ce ne sono molti altri fra cui la salicina (glicoside formato da glucosio ed acido salicilico) usata nel trattamento dell’artrite reumatoide. L’acido salicilico come tale funziona anche come ormone vegetale, inducendo nelle piante la resistenza sistemica acquisita (SAR) ai fitopatogeni.
Recentemente, nuove ricerche stanno dimostrando e confermando che le foglie di salice somministrate ai bovini esercitano un marcato effetto sul metabolismo dell’urea mitigando l’ammoniaca urinaria e, di conseguenza, le emissioni di protossido di azoto (N2O) dal suolo, per più dell’80% (Müller-Kiedrowski et al., Agric., Ecosystems & Environment, 15 August 2025, 388: 109671).
Il protossido di azoto si forma nel terreno per fermentazione batterica, in carenza di ossigeno, a partire dall’ammoniaca che gli animali rilasciano nell’ambiente con le urine:
2 NH4OH  +  2 O2  →  5 H2O  +  N2O
Non è una notizia da poco, dal momento che il protossido di azoto è il gas climalterante più potente, valutato 300 volte più attivo della CO2, anche se mille volte meno presente in atmosfera della stessa CO2.
I risultati sono il frutto di una ricerca condotta in collaborazione fra il Research Institute of Farm Animal Biology in Germania e le università di Rostok, Monaco di Baviera e Vienna.
Il direttore del progetto, il Dr. Bjorn Kuhla ha osservato che, riducendo la produzione di un gas serra così potente da parte dei ruminanti, si preserva il pascolo come pratica “animal friendly” sostenibile con impatto ambientale importante.
Il confronto dei dati del gruppo sperimentale rispetto a quelli del gruppo di controllo ha fatto registrare produzioni di ammoniaca più basse del 14% e di protossido di azoto dell’81%.
Gli autori raccomandano di continuare a studiare le proprietà nutrizionali delle foglie di salice anche riguardo alla presenza ed all’azione di altre sostanze quali i flavonoidi ed i tannini per valutare correttamente le proprietà di questo foraggio, peraltro già comunemente usato da sempre in Nuova Zelanda ed Australia. Raccomandano anche di estendere lo studio ad altre piante, ad esempio il pioppo.
In conclusione, viene spontaneo osservare che, mentre dalla parte del mondo legato all’agricoltura si sta cercando di limitare l’emissione di gas serra, peraltro riciclati in atmosfera, con varie proposte e sperimentazioni, dalla parte di tutte le altre attività antropiche, si continua tranquillamente a ricorrere a sorgenti energetiche fossili, facendo finta di preoccuparsene. Vedi quello che sta succedendo al COP30 di Belèm, dove i negoziati sono allo stallo, come le volte precedenti.