Il legno si può considerare appieno un materiale “bio” e “tecnologico”,
ossia caratterizzato da una matrice di origine biologica che si presta a
essere plasmata da interventi di tipo tecnologico, di differente
intensità, che consentono di realizzare edifici e strutture anche di
notevoli dimensioni. Non va però dimenticato che, qualsiasi sia la
costruzione realizzata, è fondamentale si crei uno stretto collegamento
tra gli elementi architettonico-ingegneristici e quelli propri
dell’approvvigionamento della materia prima e della gestione delle
foreste da cui essa deriva.
Solo in questo modo il crescente
interesse nell’utilizzo del legno per costruzioni di tipo civile potrà
tradursi in uno stimolo all’intera filiera foresta-legno-edilizia.
I vincoli progettuali di un fabbricato di legno debbano confrontarsi con
il materiale impiegato, la struttura o la forma del fabbricato e delle
sue componenti, la realizzazione o il montaggio, le funzioni e
l’utilizzazione del fabbricato.
Benché il legno manifesti una serie
di elementi critici (limitata durabilità, infiammabilità, fragilità),
l’attenta scelta della specie, le modalità di impiego e le lavorazioni
cui può essere sottoposto, consentono di ottenere un materiale per
impieghi strutturali con prestazioni del tutto comparabili con quelle
dell’acciaio e superiori a quelle del calcestruzzo armato.
Costituiscono
una valida testimonianza a queste considerazioni i grandi edifici,
realizzati anche nei secoli scorsi, e che ancora oggi manifestano
resistenza e funzionalità.
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