Mangimistica europea: il settore cresce ma la dipendenza dall’estero resta elevata

di Gaetano Locci
  • 17 June 2026

Il comparto europeo dei mangimi per animali da reddito conferma la propria solidità anche nel 2025, mostrando segnali di crescita nonostante uno scenario internazionale ancora caratterizzato da inflazione, tensioni geopolitiche e criticità legate alle malattie animali. È quanto emerge dal nuovo report di FEFAC, Federazione Europea dei Produttori di Mangimi Composti, che fotografa un settore in evoluzione, sempre più orientato verso innovazione, sostenibilità ed efficienza produttiva.
Nel 2025 la produzione europea di mangimi composti ha raggiunto quota 147,1 milioni di tonnellate, evidenziando una sostanziale tenuta dell’intera filiera zootecnica continentale. A sostenere la crescita è stato soprattutto il comparto avicolo, che ha registrato un incremento dell’1,7%, compensando le lievi flessioni del settore suinicolo (-0,12%) e bovino (-0,98%).
Le migliori performance produttive arrivano da Spagna, Francia e Polonia, Paesi che negli ultimi anni hanno rafforzato gli investimenti nell’alimentazione animale e nell’efficientamento degli allevamenti.
L’alimentazione rappresenta oggi la voce di costo più importante per gli allevatori europei, incidendo fino al 45% del valore di mercato nel comparto avicolo. Una pressione economica che sta spingendo l’industria mangimistica verso formulazioni sempre più personalizzate, studiate per migliorare le performance produttive degli animali e ridurre al contempo l’impatto ambientale.
Tra le innovazioni più rilevanti emerge l’utilizzo crescente delle proteine animali trasformate (PAP), delle farine di insetti e, in via ancora sperimentale, l’utilizzo delle foglie di alcuni alberi. Questi i risultati del progetto Dairymix mostrano che alcune specie arboree, come il gelso nero, il frassino, il salice, l’olmo e la robinia, possiedono un interessante valore nutrizionale e possono essere utilizzate come fonte foraggera complementare per le bovine da latte, considerate strumenti strategici per favorire l’economia circolare e rafforzare l’autosufficienza proteica europea. Si tratta di soluzioni che consentono di valorizzare sottoprodotti e ridurre la dipendenza dalle importazioni di proteine vegetali.
Nonostante i progressi, la dipendenza dell’Unione Europea dall’estero resta ancora elevata. L’UE importa infatti il 97% del proprio fabbisogno di soia, anche se il report evidenzia un dato incoraggiante sul fronte della sostenibilità: il 94% della soia importata nel 2024 proviene da aree considerate a rischio trascurabile di deforestazione.
Parallelamente cresce la produzione interna europea di soia, che dal 2013 ad oggi è triplicata raggiungendo i 3 milioni di tonnellate. Un segnale importante per il rafforzamento della filiera agroalimentare continentale e per la riduzione della dipendenza strategica dai mercati extraeuropei.
Per quanto riguarda la composizione dei mangimi, i cereali si confermano l’ingrediente principale della dieta animale europea, rappresentando il 51% del totale con 75,7 milioni di tonnellate utilizzate nel 2025. Seguono le farine di estrazione e le torte proteiche, che incidono per il 25%, mentre i coprodotti derivanti dalle industrie alimentari e dal bioetanolo rappresentano il 12% del paniere complessivo.
Secondo FEFAC, il futuro della mangimistica europea dipenderà dalla capacità del settore di continuare a investire nelle tecnologie di precisione, nell’innovazione nutrizionale e nell’integrazione di nuove fonti proteiche sostenibili e circolari. Una sfida strategica che punta a coniugare competitività, sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare per i consumatori europei.