Non è facile che da un’unica anche grande famiglia vegetale possano derivare un liquore, un farmaco che porta il suo artefice al Nobel e un rimedio per gli animali. Tutto questo, ed altro che sembra prepararci, avviene per l’Artemisia, un genere di piante che comprende circa cinquecento specie che hanno una grande importanza ecologica ed importanti prospettive di un utilizzo sostenibile.
L’Artemisia origina durante gli sconvolgimenti geoclimatici del Cenozoico medio, dai 34 ai 23 milioni di anni fa, e che si espande nell’emisfero settentrionale tra il trentesimo e il sessantesimo parallelo, comprendendo anche molte regioni italiane. Da allora, acquisendo nuovi adattamenti morfologici e fisiologici, anche in nuove nicchie e con una grande varietà di innovazioni evolutive, si formano ed evolvono singole specie che hanno una grande varietà di metaboliti (sesquiterpeni tra cui assentine, artabsin, anabsintina e matricin). Specie che arrivano fino a noi che le usiamo con diverse finalità.
L’assenzio, bevanda amarissima ottenuta dalla macerazione in alcol di fiori e foglie della Artemisia absinthium, è il simbolo di punizione divina nella Apocalisse (8:10-11) e per millenni un elisir medico-religioso citato nel Papiro Ebers (Egitto, 1550 a.C.) e nel trattato Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.). è un rimedio contro i vermi gastrointestinali. In tempi a noi più vicini vi è la metafora di Dante Alighieri (1265 – 1321) che nel Purgatorio (Canto XXIII) canta “Sì tosto m’ha condotto / a ber lo dolce assenzo d’i martìri”, scrivendo dove le amare punizioni diventano dolci per le anime che aspirano al Paradiso. L’assenzio passa dalla medicina alla gastronomia diventando un liquore quando il medico francese Pierre Ordinaire, nel 1792, rende di sapore gradevole il distillato di assenzio aromatizzandolo con anice, finocchio, dittamo e melissa. Questo liquore di colore verde smeraldo nel 1798 è commercializzato dalla distilleria svizzera Dubied Père et Fils e nel 1805 in Francia dalla Pernod Fils e diviene prerogativa dei ricchi borghesi per poi passare in ambienti bohémien. Provocando uno stato allucinatorio per la sua alta gradazione alcolica l’assenzio è soprannominato Musa verde per l’idea che possa liberare il genio artistico, ma diviene il péril vert (pericolo verde) quando lo psichiatra francese Valentin Magnan (1635 – 1913) compie ricerche su animali usando l'essenza di assenzio. Da qui la proibizione di produrre e usare il liquore della Belle Époque (1871 – 1914), divieto che vi è in Italia nel 1931, ma che poi è tolto nel 1992 quando in tutta l’Unione Europea cade il mito di una neurotossicità di questo superalcolico.
Mentre in Europa l’artemisia è un liquore in Cina proseguono le ricerche sui suoi usi medicinali e nel 2015 alla chimica cinese Tu Youyou è assegnato il Premio Nobel per la medicina per aver isolato dall'Artemisia annua un principio attivo in Occidente denominato artemisinina, un farmaco contro il plasmodio della malaria e che negli ultimi decenni sostituisce la chinina derivata dalla cincona tropicale. L'artemisinina è un lattone sesquiterpenico naturale ottenuto dalla tradizionale artemisia medicinale cinese e oltre alle attività antimalariche; l'artemisinina e i suoi derivati negli ultimi decenni sono segnalati come promettenti effetti antitumorali.
L’Artemisia e suoi derivati sono ora di interesse anche per gli animali, iniziando dai polli, con lo scopo di sostituire gli antibiotici dagli allevamenti. Recenti indagini suggeriscono infatti che l'olio essenziale Artemisia influenza la composizione del microbiota intestinale degli animali promuovendo la loro salute generale, combattendo le infezioni batteriche e protozoarie, mitigando i danni alla barriera mucosa intestinale e la risposta infiammatoria eccessiva.
Dunque, l’Artemisia da liquore a farmaco antimalarico, da Premio Nobel e mezzo naturale per allevamenti animali, rivela un potenziale inesplorato di una antichissima famiglia vegetale aprendo una finestra sulle possibilità della bioprospezione. Esplorazione questa della biodiversità in una sistematica ricerca di nuove risorse biologiche e genetiche utili per lo sviluppo di prodotti commerciali, unendo biotecnologie ed ecologia per scoprire composti innovativi nei settori farmaceutico, cosmetico e agrochimico.