Spezie e oli essenziali: anche le bovine da latte mostrano di gradirli nella dieta

di Mauro Antongiovanni
  • 24 June 2026

L’efficienza di conversione alimentare è un’importante chiave economico-ambientale, soprattutto per le bovine da latte forti produttrici.
Sono ormai alcuni anni che il mondo scientifico ha mostrato interesse nei riguardi di alcuni composti bio-attivi di origine vegetale. In particolare nei metaboliti secondari quali i terpeni fenolici, che si dimostrano efficaci nel migliorare le fermentazioni ruminali, le digeribilità dei nutrienti e lo stato ossidativo dell’animale.
L’effetto dei monoterpeni fenolici, come il carvacrolo, sui microrganismi ruminali era già stato descritto una decina di anni fa (Calsamiglia et al., J. Dairy Sci., 2007, 90: 2580-95).
Il carvacrolo è il principale costituente dell’olio essenziale di origano (Origanum vulgare). Il principale meccanismo della sua azione è l’inibizione selettiva dei batteri produttori di ammoniaca e degli archea metanogeni, con la conseguenza di aumentare la produzione di propionato e ridurre le proteolisi. Ne risulta un significativo aumento dell’efficienza energetica della dieta, senza condizionare il consumo di sostanza secca. In aggiunta a ciò, il carvacrolo mostra una potente attività di pulizia dai radicali liberi attraverso l’inibizione della perossidazione lipidica e l’attivazione di sistemi enzimatici quali la superossido dismutasi e il glutatione. Contro, cioè, lo stress ossidativo, tipico delle forti produttrici, che comporta, fra l’altro, compromissione del sistema immunitario, ridotta capacità riproduttiva e diminuita produzione di latte.
Per quanto riguarda l’aspetto digestivo, i terpeni come il carvacrolo esercitano una importante influenza sui batteri fibrolitici, sia cellulosolitici che emicellulosolitici, esaltando la digeribilità dei carboidrati strutturali nel rumine.
I risultati registrati da Calsamiglia e collaboratori hanno dimostrato che la quantità di metano emessa per chilo di latte prodotto tendeva a diminuire nelle bovine trattate (8,4 vs. 9,7 g/kg di latte), riflettendo correttamente il passaggio nel rumine dalla metanogenesi alla propionogenesi.
Ben venga dunque l’uso dell’origano e altre spezie simili, oltre che sulla pizza per noi, nella dieta delle vacche da latte. Oltretutto un altro, piccolo, contributo alla lotta ai gas serra in atmosfera, per quanto possa servire rispetto alla devastazione dovuta alle guerre in corso.