Perché celebriamo la Giornata Meteorologica Mondiale?

di Marina Baldi
  • 25 March 2026

Meteorologia è una parola di origine greca ed indica lo ‘studio dei fenomeni celesti, delle cose che si trovano in alto nell’aria’, dunque essa è la scienza che studia l’atmosfera terrestre, sottile involucro che racchiude il nostro Pianeta. Nelle più antiche civiltà, Egizi, Assiri-Babilonesi, Popoli dell’Oriente (Cina, Corea, India), l’interesse nasceva dalla esigenza di risolvere problemi quotidiani come, ad esempio, stabilire il periodo adatto per le celebrazioni religiose, per la semina e la mietitura delle messi, per prevedere l’andamento del raccolto. Molti dei fenomeni osservati venivano spiegati ricorrendo alla mitologia e all’intervento di Dei più o meno benevoli. Numerosi sono i reperti che raccontano questa storia: dai papiri, alle incisioni sulle stele, o su tavolette di argilla. I primi rudimentali pluviometri permisero in India di misurare le piogge già nel 300 a.C. ottenendo indicazioni su quali piante fossero adatte alla crescita in determinate aree, utilizzando lo studio del cielo come strumento per l’agricoltura.
Un ulteriore sviluppo dello studio dei fenomeni celesti si ebbe con i Greci e i Romani. Doveroso citare il volume Meteorologica, in cui Aristotele (384–322 a.C.) descrive come fenomeni atmosferici siano dovuti alle interazioni tra gli elementi fondamentali: Terra, Acqua, Aria, Fuoco. Il suo successore, Teofrasto (373-287 a.C.), in De signis tempestatum tentò una primissima previsione, mentre Plinio il Vecchio (23-79) nella Naturalis Historia collegò le condizioni di benessere dell’uomo alle condizioni atmosferiche.
Se i primi pluviometri, come detto, si devono alle antiche civiltà, il primo anemometro si attribuisce a Leon Battista Alberti (ca 1450) e il primo igrometro a Leonardo da Vinci (1452–1519), ma fu molto dopo, nel ‘600, con Galileo Galilei e poi con la costituzione dell’Accademia del Cimento e scienziati come Evangelista Torricelli, Blaise Pascal che nacquero altri strumenti e si formularono teorie per spiegare i fenomeni atmosferici. Fu grazie a Ferdinando II de' Medici che a Firenze si iniziò a indagare l'atmosfera con il metodo scientifico-sperimentale, e si organizzò il primo osservatorio meteorologico internazionale.
L’evoluzione della meteorologia avvenne in modo determinante grazie ai progressi scientifici e tecnologici avvenuti nei secoli successivi. Nell’Ottocento nacque la scuola norvegese con Bjerknes che pose il seme per la nascita delle previsioni meteorologiche, con il contributo di Richardson, Courant, Friedrichs, Lewy e poi, nel Novecento, di Charney, Fjortoft, Von Neumann. In parallelo si sviluppò lo studio dei cambiamenti climatici e fu grazie ad una donna, Eunice Newton Foote (1819-1888) che si arrivò ad una teoria dell’effetto serra.
Nel corso della storia, dunque, lo studio dei fenomeni celesti, o, meglio, della meteorologia è sempre stato ritenuto fondamentale, proprio per l’impatto delle condizioni atmosferiche sulla salute umana e sulla agricoltura, considerazione da cui scaturisce l’importanza di disporre di previsioni meteorologiche sempre più raffinate e precise su scale dei tempi che vanno dalle ore ai giorni ai mesi, basate su grandi moli di dati, e modelli sempre più sofisticati che necessitano, a loro volta, di sistemi di calcolo sempre più potenti.
Se nel 1780 Karl Theodor fondò la Societas Meteorologica Palatina, una rete formata da 39 stazioni meteorologiche in diversi paesi che inviavano i dati a Mannheim via cavallo e via nave per poi pubblicarli in annuari, oggi disponiamo di una rete globale, la Global Basic Observing Network (GBON) che fornisce enormi quantità di osservazioni a terra, di dati rilevati da remoto che permettono di elaborare previsioni a diverse scale utili, ad esempio, nella pianificazione di semine e raccolti, nella gestione delle risorse idriche, per prevenire danni da eventi estremi, ottimizzare l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci. L’integrazione di dati e modelli meteorologici con modelli agronomici ha permesso la nascita dell’agrometeorologia, oggi riconosciuta come una disciplina autonoma che risponde alle esigenze produttive dell’agricoltura moderna e guida le decisioni in agricoltura.
Data l’importanza che rivestono la meteorologia, l’agrometeorologia e la climatologia, ogni anno, il 23 marzo si celebra la Giornata Meteorologica Mondiale, istituita per ricordare la nascita della Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) nel 1950. Questa ricorrenza non è solo istituzionale: tra gli obiettivi principali della OMM c’è infatti il miglioramento dei servizi meteorologici per settori sensibili (e l’agricoltura è fra questi), ed ogni anno la giornata richiama l’attenzione su temi come: sicurezza alimentare, gestione sostenibile delle risorse idriche, resilienza ai cambiamenti climatici, eventi estremi e sistemi di allerta precoce.
Il tema della Giornata Meteorologica Mondiale 2026 è “Osservare oggi, per proteggere domani” concentrando l’attenzione proprio sull’importanza dell’osservazione e della conoscenza del sistema climatico. Osservare oggi ci permette, non solo di prevedere il tempo meteorologico, ma anche di produrre scenari climatici al fine di proteggere il domani, le persone di domani, il pianeta di domani.

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