Alle nostre latitudini, dalla primavera fino a settembre inoltrato non è un raro leggere titoli sui giornali o sui media che parlano di chicchi grandi come palline da tennis o come un’arancia che hanno devastato campi, colture, ammaccato auto, tetti e pannelli fotovoltaici. Non è un caso: si tratta di chicchi di grandine che cadono nel corso di temporali tipici proprio di questo periodo dell’anno.
La grandine viene definita come un tipo di precipitazione di particelle di ghiaccio trasparenti o opache, i chicchi di grandine, di solito di forma sferoidale, conica o irregolare e di diametro generalmente compreso tra 5 e 50 millimetri, che cadono da una nuvola separatamente o agglomerate in forme irregolari. Dunque tutto inizia da una nube al cui interno le goccioline d'acqua sono trasportate dalle correnti ascensionali e si congelano, successivamente le correnti discendenti trasportano le particelle congelate verso la base della nuvola ed è in questa fase che un ulteriore strato di acqua può aderire alla gocciolina congelata, che congela a sua volta aggiungendo quindi strati successivi di ghiaccio chiaro e opaco alternati. Quando la dimensione della particella ghiacciata non può più essere sostenuta dalle correnti ascensionali all'interno della nube, il chicco di grandine cade al suolo. Non tutte le nubi sono in grado di generare temporali e grandinate più o meno violente. Solo nubi a grande sviluppo verticale sono in grado di innescare questi fenomeni. Sono i cumulonembi a incudine che possono svilupparsi verticalmente fino a raggiungere i 10 km di quota, di colore bianco agli orli e nelle parti illuminate, azzurro scuro nelle parti in ombra e molto scure nella zona inferiore. All’interno di queste nubi cumuliformi si generano condizioni di instabilità atmosferica, tipica dei temporali, e si instaurano gli intensi moti ascensionali e turbolenti, che danno vita a lampi, pioggia (rovesci e temporali), grandine e nevischio. Si tratta, in questi casi, di temporali a cella (temporalesca) o supercella o temporali a multi-cella e, addirittura di sistemi autorigeneranti. Il temporale solitamente si esaurisce in tempi molto brevi, ma in alcune condizioni, come ad esempio nelle grandi pianure del Nord America, non è raro il caso di temporali della durata fino a 4 ore. Sono certamente molto violenti e le grandinate producono danni a persone, infrastrutture e settori come quello agricolo, tuttavia, non è facile prevederne localizzazione e durata. Oggi la previsione a brevissimo termine, il nowcasting, e strumenti avanzati come il radar ci permettono di seguire la formazione della cella temporalesca e di fare una valutazione dei parametri meteorologici che favoriscono la grandinata. Fra questi la energia potenziale disponibile (CAPE) ci dice quanta energia guadagnerebbe una particella d'aria se fosse sollevata ad una specifica altezza nell'atmosfera. Più energia potenziale possiede una particella d'aria, maggiori sono le probabilità che possa essere sollevata abbastanza in alto nell'atmosfera per produrre sistemi meteorologici convettivi, come temporali e tornado.
Fra i testi più antichi che trattano di grandinate e danni prodotti in agricoltura e relativi costi, non dimentichiamo alcuni testi conservati nella biblioteca della Accademia dei Georgofili, come, ad esempio, “Narrativa d'una terribil grandine e sue conseguenze” di Cosimo Ridolfi (1818) e “Riflessioni sopra le grandinate” di Giuseppe Pianigiani (1826), o pubblicati da altre Accademie: l’ Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei (Sechi, 1875: “Di alcuni fatti relativi all’origine della grandine”), l’Accademia della vite e del vino (Rui e Rosini, 1858: “La sperimentazione antigrandine”), la Società agraria di Bologna (Bombicci, 1899: “Sulla formazione della grandine”), solo per cintarne alcune.
Oggi molto sappiamo sulla formazione delle grandinate grazie anche agli studi e alle campagne di misura svolte nel nostro Paese già negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso in Pianura Padana; tuttavia, ancora non esiste una climatologia delle grandinate sul nostro territorio, a causa della mancanza di una rete capillare di rilevamento. Studi scientifici più recenti hanno ricostruito la distribuzione, frequenza, intensità del fenomeno in area Mediterranea e mostrato una tendenza all’aumento della frequenza (Laviola et al, 2022), mentre una disamina dei dati assicurativi in agricoltura a cura di ANIA (2020) ci indica che le regioni più colpite dalla grandine in Italia sono tutte quelle a ridosso dell’arco alpino: Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige, ma anche Puglia, Basilicata, Toscana, Abruzzo, Sicilia, con una tendenza all’aumento del fenomeno nel Sud Italia.
Una migliore previsione del fenomeno, derivante da una maggior conoscenza, è senz’altro auspicabile e necessaria; tuttavia, non è possibile con largo anticipo a causa della natura localizzata e improvvisa dei temporali e comunque non sarà in grado di impedire al fenomeno di verificarsi e questa considerazione ha favorito nel tempo lo sviluppo e utilizzo di misure anti-grandine.
Fra le misure adottate in agricoltura abbiamo, ad esempio, l’utilizzo di reti a protezione dei frutteti e vigneti, uso di vetro temperato o stratificato per proteggere moduli fotovoltaici, policarbonato compatto per proteggere pensiline e coperture fisse. A queste si affiancano altri metodi e dispositivi quali la inseminazione delle nubi potenzialmente grandinigene in modo da ridurre le dimensioni dei chicchi, i cannoni antigrandine, entrambe soluzioni dalla dubbia efficacia e scientificità.