Negli ultimi anni la città di Arezzo è stata interessata da importanti interventi di sistemazione idraulica finalizzati a ridurre il rischio di esondazioni e a migliorare la sicurezza di alcuni corsi d’acqua che attraversano o lambiscono il tessuto urbano. Opere necessarie, rese ancora più urgenti dalla crescente frequenza di eventi meteorologici intensi che interessano anche la Toscana.
Per consentire la realizzazione dei lavori, il Genio Civile ha dovuto procedere all’abbattimento di circa 120 alberi di medie e grandi dimennsioni presenti all’interno o in prossimità delle aree interessate dagli interventi. Una scelta motivata da esigenze tecniche e di sicurezza idraulica, ma che ha determinato una significativa perdita di copertura arborea in zone prossime al centro cittadino e in aree frequentate quotidianamente dai residenti.
L’assenza, nel progetto originario, di una specifica compensazione ambientale per la perdita degli alberi ha suscitato la preoccupazione di numerosi cittadini. Da questa sensibilità è nato un percorso di confronto promosso da alcuni comitati locali e coordinato dal circolo Legambiente locale, che ha avviato una lunga interlocuzione con la Regione Toscana, attraverso le strutture della Protezione civile e del Genio Civile, e con il Comune di Arezzo.
Il dialogo, sviluppatosi nel corso di circa un anno e mezzo, ha consentito di superare una contrapposizione che rischiava di cristallizzarsi attorno all’alternativa tra sicurezza idraulica e tutela del verde urbano. Al contrario, il confronto ha portato alla ricerca di una soluzione capace di tenere insieme entrambe le esigenze.
L’accordo raggiunto ha previsto infatti la co-progettazione di piantagioni in 6 aree cittadine in cui sono stati messi a dimora 168 nuovi alberi dalla Protezione Civile, mentre il Comune di Arezzo si occuperà delle cure colturali nei prossimi anni. Si tratta di un risultato significativo non soltanto per il numero delle nuove piante, superiore a quello degli esemplari rimossi, ma soprattutto perché introduce un principio che merita attenzione: gli interventi necessari per la sicurezza del territorio possono e devono essere accompagnati da adeguate misure di compensazione ambientale.
Le nuove piantagioni contribuiranno nel tempo a ricostituire parte dei servizi ecosistemici perduti, migliorando l’ombreggiamento, l’assorbimento di anidride carbonica, la mitigazione delle isole di calore e la qualità paesaggistica degli spazi urbani. Naturalmente occorreranno almeno un paio di decenni prima che i giovani alberi possano svolgere le stesse funzioni garantite dagli esemplari abbattuti, ma la scelta di procedere con una compensazione concreta rappresenta un segnale importante.
L’esperienza aretina evidenzia inoltre come la partecipazione dei cittadini, coordinata e sostenuta da un’associazione strutturata e capace di progettare le nuove piantagioni, possa contribuire a migliorare la qualità complessiva delle decisioni pubbliche. In questo caso il confronto tra amministrazioni, tecnici, associazioni ambientaliste e residenti, non ha messo in discussione la necessità delle opere idrauliche, ma ha consentito di integrare gli obiettivi di sicurezza con quelli di tutela e incremento del patrimonio arboreo urbano.
In una fase storica in cui le città sono chiamate contemporaneamente ad adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre il rischio idrogeologico e aumentare la dotazione di verde, il caso di Arezzo può rappresentare un esempio interessante di come infrastrutture grigie e infrastrutture verdi possano essere considerate parti complementari di una stessa strategia di resilienza territoriale.