“Dialoghi sull’alimentazione e la salute” – EPIC, un grande studio epidemiologico in casa nostra che illumina sui rapporti tra cibo e salute

Dialogo con Giovanna Masala, Direttore di Epidemiologia Clinica e di supporto al Governo Clinico dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO)

di Francesco Cipriani e Giovanna Masala
  • 15 April 2026

Cipriani: L’aspettativa di vita in Italia è da molti anni tra le più elevate al mondo e sempre in crescita, raggiungendo secondo i più recenti dati ISTAT gli 86 anni nelle femmine e quasi 82 nei maschi (https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/04/storie-dati-salute.pdf), al top della graduatoria mondiale insieme a Giappone, Corea del Sud e Svizzera (https://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.LE00.IN). Dopo quasi un secolo di ricerche di laboratorio su animali ed epidemiologiche sull’uomo, sappiamo che le abitudini di vita molto più della genetica determinano la durata della vita in salute ed in particolare una dieta equilibrata è quella che può assicurare una lunga vita in pieno benessere. Per capire quali fattori nutrizionali siano più importanti nel bilancio di salute, in Europa è stato avviato fin dagli anni ’90 lo studio EPIC, acronimo di European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Giovanna Masala, medico epidemiologo, è la responsabile del servizio di Epidemiologia di ISPRO ed anche dello Studio EPIC a Firenze. Approfittiamo della sua disponibilità per saperne di più.   

Masala: Lo studio EPIC è una ricerca epidemiologica tra le più grandi al mondo, nata per studiare il rapporto tra alimentazione, abitudini di vita e tumori e coinvolge oltre 500.000 adulti volontari di 23 centri di 10 Paesi europei (Spagna, Grecia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Regno Unito, Norvegia e Italia). In Italia partecipano circa 47.000 persone di Torino, Varese, Firenze, Napoli e Ragusa. Con questionari specifici per ogni Paese, sono state raccolte informazioni individuali sulla frequenza e quantità di consumo di alimenti e bevande e su altre abitudini di vita come fumo, attività fisica, storia medica, storia riproduttiva e di lavoro, peso, altezza. Sono stati raccolti anche campioni di sangue conservati in una banca biologica in azoto liquido per valutazioni più sofisticate e innovative. I risultati di EPIC sono nel sito web (https://epic.iarc.fr/), di cui esiste una versione per l’Italia (https://www.studioepic.it/lo-studio-epic-italia/).  Dopo i primi risultati sul legame tra alimentazione e tumori utilizzando i dati dei questionari e dei campioni biologici, siamo adesso a valutare anche i rapporti con le malattie cardiovascolari, il diabete e le patologie neurodegenerative.  

Cipriani: Nella letteratura scientifica internazionale è ormai consolidato il riscontro che la dieta mediterranea (DM) è tra le migliori nell’assicurare una lunga durata della vita in buona salute. Perché non è sufficiente vivere di più, è necessario vivere anche “bene”. La vera DM, ben poco seguita da chi vive oggi nell’area mediterranea, tiene lontane malattie cardiovascolari, tumori, decadimento cognitivo.  Con una dieta più su base vegetale che animale. È importante sapere se EPIC conferma questi riscontri.  

Masala: In EPIC è risultato che un’elevata aderenza alla DM comporta nei soggetti di oltre 60 anni un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza, con aumento dell’aspettativa di vita. In particolare, abbiamo stimato che, considerando tutti i tumori insieme, seguire di più la DM potrebbe ridurre la comparsa di tumori nella misura del 5% nei maschi e del 3% nelle donne e l’effetto protettivo è particolarmente evidente per il tumore della mammella e del colon-retto, proprio quelli più diffusi. 

Cipriani: Da tempo ci sono evidenze scientifiche che frutta, verdura e alcuni componenti degli alimenti vegetali, come le fibre, abbiano un effetto protettivo contro il cancro. Sembrerebbe così anche con i risultati di EPIC in Europa. 

Masala: In EPIC il rischio di insorgenza di tumori del tratto gastrointestinale superiore è minore in chi consuma più frutta. In particolare, la frutta fresca protegge dal tumore dello stomaco e gli agrumi sarebbero ancora più efficaci contro il tumore localizzato alla giunzione tra esofago e stomaco. Frutta, verdura e fibre derivanti dal consumo di cereali integrali proteggono dalla formazione del cancro del colon-retto, che – ricordiamo – è tra i più diffusi insieme a quello del polmone, della mammella e della prostata. Anche il rischio di cancro al fegato è ridotto in chi consuma più fibre vegetali, così come consumare più verdure e fibre riduce il rischio di incidenza di cancro al seno. Per quanto riguarda le altre patologie indagate, il consumo complessivo di frutta e verdura è risultato in EPIC associato ad un rischio ridotto di incorrere in malattie ischemiche cardiache (infarto) e cerebrali (ictus), ma anche di diabete. Anche la mortalità generale e per le principali cause è influenzata positivamente dal consumo più elevato di frutta e verdura.  

Cipriani: Tutte buone notizie che confermano l’importanza di orientarsi su uno stile alimentare che privilegia i prodotti di origine vegetale. E mi pare che EPIC confermi anche la raccomandazione a ridurre il consumo di carne e di prodotti di origine animale.

Masala: EPIC ha mostrato in modo evidente il maggior rischio di tumore del colon in chi consuma più carne rossa e lavorata, come i salumi. Il consumo di pesce appare invece protettivo, mentre non c’è evidenza di associazione per il consumo di pollame.  Un maggior rischio per consumi elevati di carni rosse e conservate è emerso anche per il tumore di alcune parti dello stomaco. In un lavoro europeo condotto proprio dal nostro gruppo fiorentino è stato rilevato che un consumo elevato di carne rossa e conservata aumenta la probabilità di sviluppare il diabete, malattia in aumento ovunque nel mondo. Altre analisi dei dati EPIC hanno suggerito un possibile collegamento tra consumo di carni rosse e processate e malattie cardiovascolari. Insomma, si, anche per EPIC è raccomandabile ridurre il consumo di carne.

Cipriani: E poi ci sono i risultati di EPIC sui rischi per la salute rispetto al consumo di nutrienti, come proteine, grassi, carboidrati, vitamine piuttosto che di gruppi di alimenti.

Masala: Molti risultati di EPIC confermano l’effetto protettivo delle fibre e quello di rischio per il consumo di proteine animali. I grassi saturi aumenterebbero il rischio di tumore della mammella, mentre i carboidrati ad alto indice glicemico, quelli cioè che fanno alzare di più il livello di zucchero nel sangue, favorirebbero l’insorgenza del tumore della mammella e del colon. Un livello più alto di vitamina D nel sangue ed un consumo più elevato di calcio con la dieta in EPIC sono associati ad un minor rischio di tumore del colonretto. 

Cipriani: Ma veniamo al tema più scottante: il rischio alcol. Nella nostra Piramide Alimentare Toscana (https://www.ars.toscana.it/news-ns/3943-cos-%C3%A8-la-piramide-alimentare-toscana.html) si raccomanda di non bere più di due bicchieri al giorno di vino se maschi e uno se femmine. Ma oggi a livello internazionale si stanno diffondendo valori ancora più restrittivi e si parla già di “zero” alcol come condizione ideale per la salute, anche se recenti ricerche farebbero pensare che un consumo moderato di vino ai pasti potrebbe non solo non essere dannoso ma addirittura vantaggioso per la longevità. EPIC ha fatto valutazioni in merito.         

 Masala: La raccolta dei dati sui consumi di bevande alcoliche in EPIC consente di distinguere i consumi di diversi tipi di bevande come vino e birra e superalcolici. Complessivamente i nostri risultati confermano il rischio del consumo di alcol sull’insorgenza dei tumori del fegato, cosa che sapevamo da tempo, ma anche per quelli del colon e della mammella, senza particolari distinzioni tra tipi di bevande. Ad oggi secondo EPIC l’alcol è correlato ad una maggiore mortalità per tumori e per tutte le cause nel loro complesso, mentre avrebbe un certo effetto benefico per le malattie vascolari cardiache, ma non per quelle vascolari cerebrali.   

Cipriani: Evidentemente risultati non sempre concordanti tra i vari studi. Il rapporto tra quantità di alcol consumate, il tipo di bevanda alcolica e il pattern ed occasioni di consumo alcolico sono oggetto di studi in corso e meritano un approfondimento specifico. Per l’Italia e per tutti i Paesi vitivinicoli c’è in gioco una partita molto delicata e di enorme portata sociale ed economica che ruota intorno a questi dati scientifici sull’impatto sanitario dei consumi alcolici. Cercheremo di fare chiarezza e ne parleremo perciò ancora con l’Accademia dei Georgofili e con altri prestigiosi interlocutori.