Dialoghi sul Verde: “Uno sguardo sul camelieto del Compitese"

Dialogo con il Dott. Pierluigi Micheli, chirurgo e appassionato esperto di botanica

di Nicoletta Ferrucci e Pierluigi Micheli
  • 25 February 2026

Ferrucci: Nei miei "Dialoghi sul Verde" ho esplorato insieme ai miei interlocutori multiformi sfaccettature del rapporto Uomo – Natura che troppo frequentemente hanno rivelato una gamma di effetti negativi dell’impatto antropico sulla biodiversità. Il Dialogo di oggi segna una salvifica svolta di questo trend ed è dedicato a portare all’attenzione dei lettori di Georgofili INFO una realtà dove la lungimiranza, l’impegno e la passione dei vari presidenti del circolo culturale del paese, succedutesi negli anni, con l’aiuto di volontari aventi buone conoscenze del genere camelia e tra questi due persone, Augusto Orsi, artefice del progetto del camelieto alla cui cura ha dedicato molta parte della sua vita, e Pierluigi Micheli, hanno trasformato una porzione di territorio collinare, impervio e abbandonato, sito in Lucchesia, in un luogo straordinario sotto il profilo botanico, paesaggistico, naturalistico: il camelieto del Compitese. Il camelieto nel tempo è divenuto punto di riferimento, prima a livello nazionale, e poi internazionale, per coloro che studiano sotto il profilo scientifico le camelie e per quanti desiderano immergersi nella bellezza di questo luogo, affascinati da un percorso che si snoda tra terrazzamenti delimitati da muretti a secco, magistralmente ricostruiti, dove sono distribuite le quasi mille piante di camelie dalle variegate forme dei fiori e delle foglie, in un caleidoscopio di colori che si sublima nella sua pienezza nel mese di Marzo, quando, nei fine settimana è possibile visitare il camelieto nell’ambito della Mostra delle camelie.
Augusto Orsi purtroppo ci ha lasciato tre anni fa, ma il Dott. Pierluigi Micheli, insigne Chirurgo e appassionato esperto di Botanica, ha accolto il mio invito a raccontarci il camelieto, di cui è co-artefice. Apro il Dialogo con lui ringraziandolo a titolo personale e a nome di tutti i lettori, e ponendogli una domanda forse ovvia ma necessaria per cogliere l’essenza di questa realtà: qual è stata la genesi della creazione del camelieto, sotto il profilo delle finalità ad essa sottese e della scelta del luogo dove ubicarlo?

Micheli: Pieve e Sant’Andrea di Compito, due frazioni del comune di Capannori, sono poste ad altezza collinare ai piedi del monte Serra. Già nel secolo scorso sono state luogo di amanti e collezionisti del genere Camellia. Anche attualmente le raccolte ivi presenti sono concentrate in ville private: vedi Chiusa e Villa Borrini, Villa Orsi e Villa Giovannetti.
Queste sedi erano fruibili dal pubblico, limitatamente a determinati periodi, Festa e mostra Antiche camelie della Lucchesia, già dal 1989. Questa limitatezza fa nascere ai componenti del Centro Culturale Compitese la magnifica idea di creare uno spazio pubblico sempre liberamente accessibile che prende forma nell’attuale camelieto storico. La sede scelta è al di sopra e a nord dell’abitato in una valletta scoscesa attraversata da un ruscello. La zona era in precedenza la sede di cinque balze, sorrette da muri a secco, adibite ad orto fin dal tardo Medioevo; essa è ancora soggetta a movimenti di erosione e cosparsa di grandi massi a vista. Il sito ricorda pertanto in maniera spiccata le zone di origine della camelia japonica L. Anche il suolo ha caratteristiche organolettiche ed il clima è favorevole alla coltivazione della camelia.
L’inserimento del camelieto nel paesaggio circostante, ricco di piante autoctone, è anche il motivo del suo successo, risultando esaltate le chiome verdi delle camelie, il loro tronco liscio di colore grigio e la presenza al suolo di migliaia di petali colorati. Le essenze, circa 80, che lo circondano, sono dotate di relative schede tecniche, riassunte in un volumetto disponibile al pubblico presso la biglietteria. Ne consegue che la nota saliente dei suoi percorsi è quella di essere inseriti in un ambiente naturale.
Le zone antropizzate infatti sono solo quelle utilizzate per la coltivazione dell’ulivo ed il progresso sempre più pervasivo della tecnologia non ha contaminato il paesaggio.
Il paese vive quindi in un ambiente dove si conoscono i motivi del rispetto che deve essere riservato agli alberi, ai vegetali, alla frutta, alle acque e al suolo e dove gli abitanti vivono in questo costante rapporto collaborativo. Sappiamo dalla moderna medicina che una camminata giornaliera di tre, quattro chilometri migliora la circolazione sanguigna, aiuta a smaltire gli zuccheri, riduce i radicali liberi, favorisce l’ossigenazione dei tessuti e per giunta è molto utile nell’attenuare gli stress della vita quotidiana.
I percorsi del camelieto e dintorni a tale scopo sono un toccasana per tutti coloro che ne vorranno usufruire.

Ferrucci: Spostiamo ora l’attenzione sulla indiscussa protagonista di questo luogo straordinario, la collezione vegetale delle camelie: quante sono le cultivar che avete raccolto e quali sono stati i criteri che vi hanno guidato nella dislocazione delle stesse all’interno del parco?

Micheli: Attualmente il camelieto ha due anime, con due cataloghi distinti ancora non pubblicati: Il Camelieto storico e Le Nuove Zone sorte solo dopo il 2016.
Nel camelieto storico sono presenti essenze di costituzione prevalentemente ottocentesca, comprendendo anche cultivar di provenienza tedesca, molte delle quali ottenute nella città di Dresda. Fin dall’inizio l’attività inerente al camelieto si è focalizzata sul conservare, far conoscere e riprodurre le antiche varietà, collezionando e lavorando soprattutto sul genere Camellia japonica L. Non dimenticare le antiche cultivar significa rispetto della biodiversità ed avere coscienza che senza di esse non avremmo nemmeno i moderni ibridi che tanto attraggono il pubblico dei non addetti ai lavori. Nella collezione delle piante si è tenuto conto dei descrittori morfologici, in uso per il riconoscimento del fiore della camelia, inserendo nella prima balza piante a fiore semplice o semidoppio, collocando nelle balze successive fiori più complessi, nella fattispecie il doppio formale, il peoniforme e gli anemoniformi. Nell’anno 2005 il camelieto è stato inaugurato dall’allora presidente della International Camellia Society, Mr. Gregory Davis. 

Ferrucci: Le Sue parole rivelano le straordinarie sinergie sottese al camelieto, tra la meravigliosa opera della natura e la dedizione esperta e appassionata, quanto illuminata, dell’uomo, accompagnata dalla tenacia dell’impegno materiale della sua manutenzione.
Una sinergia in assenza della quale il camelieto non solo non esisterebbe, ma non si sarebbe diacronicamente sviluppato in estensione, quantità e diversità degli esemplari di camelie in esso presenti, fino ad ottenere nel 2016 il meritato riconoscimento come Giardino di eccellenza: vorrei ripercorrere con Lei le tappe di questo affascinante percorso.

Micheli: Negli anni successivi alla creazione del camelieto, il corredo di piante ha raggiunto il numero di circa ottocento esemplari di cui duecentosessanta con esatta nomenclatura, elemento importante per ottemperare ai requisiti necessari per essere insignito del titolo di “International Camellia Garden of Excellence” avvenuto nel 2016 con il patrocinio dell’allora presidente ICS prof. Gianmario Motta.

Questo titolo prestigioso richiede i seguenti requisiti obbligatori:
Apertura regolare al pubblico
Raccolta minima di almeno 200 cultivar nominate
La presenza di un registro con tutte le camelie e la loro posizione
La cartellinatura di quelle note
Un sistema per rendere le informazioni culturali a disposizione del pubblico
Adesione alla Società Internazionale della Camellia
La disponibilità in loco del Registro internazionale della camelia

Per un progetto così ambizioso sono contemplati anche altri requisiti, il cui possesso non è obbligatorio ma fortemente auspicato:
Programmi di ricerca dedicati alle camelie
Spettacoli durante il periodo di fioritura
Dimostrazione di buone pratiche culturali
Discreta raccolta di letteratura sulle camelie
La possibilità di acquisto delle cultivar ospitate

Le Nuove Zone sono sorte dopo il 2016, realizzate con l’intento di far conoscere in maniera più completa l’enorme varietà di un patrimonio genetico vastissimo ed ancora non del tutto pienamente espresso. In tale maniera il Giardino di Eccellenza si è reso ancora più apprezzato dai cameliofili e dai collezionisti con nuovi ibridi e nuove varietà.
È stato possibile realizzare questo obiettivo grazie alla capacità di Augusto Orsi, presidente del Centro Culturale Compitese, di ottenere in comodato d’uso terreni in immediata vicinanza al camelieto storico. Si sono così create Aree che sono perfettamente fruibili per l’accesso prospicente la strada sia a monte che a valle:
Zona delle specie botaniche anno 2017
Zona camellia sasanqua (Thumb) anno 2017
Zona japonica Higo anno 2019
Zona didattica anno 2020
Zona C. sinensis (L) O Kuntze anno 2020
Zona camellia reticulata (Lindl) anno 2021
Zona tematica comprendente camelie profumate, fiori con petali fimbriati, Black camelie, camelie a foglie inusuali anno 2021

Con questi nuovi impianti il camelieto presenta un corredo di 1200 piante, entità non facilmente raggiungibile.
In anni recenti è avvenuto il completamento della nomenclatura con schede appropriate di identità, la cui accuratezza ci fa sperare di aver raggiunto una sicurezza apprezzabile riguardo al tipo di cultivar esaminata.
Una quantità di camelie così importante per numero, a ben vedere, sarebbe solo un ammasso di piante, il termine collezione inizia nel momento in cui si prende atto della necessità di inventariarla e gestirla. Ciò è stato fatto seguendo un criterio tassonomico che usufruisce delle informazioni sulle varietà utilizzando una vasta bibliografia, e con l’indicazione geografica nel senso di localizzazione delle piante all’interno del giardino.
Da ciò quindi l’idea di suddividere il camelieto in zone ad ognuna delle quali è stato attribuito il nome di un musicista lucchese e/o toscano. Le essenze di ogni area sono contrassegnate da un numero progressivo e da un’etichettatura pubblica facilmente reperibile e leggibile con le informazioni essenziali. Tale sistema ha notevolmente facilitato anche il servizio esistente “Adotta una camelia” e conseguentemente anche la fruizione da parte dei visitatori che hanno il desiderio di individuare una determinata pianta.

Ferrucci: Il camelieto è veramente un luogo dell’anima per meditare, assaporare la simbiosi con la natura e la sua bellezza incomparabile, straordinario unguento fisico e spirituale, dove il pensiero si perde, cullato dal dolce suono taumaturgico dello scorrere delle acque del ruscello Visona.
Mi ha sempre colpito questa scelta di dare il nome di illustri musicisti agli spazi principali nei quali si articola il camelieto realizzando così un singolare e affascinante connubio di Natura e Musica: qual è stato il motivo di questa decisione?

Micheli: La suggestione naturale creata dall’ambiente suggeriva un’emozione tale da richiamare stati d’animo creati dalla musica. A tal proposito durante la gestione di Augusto Orsi è stato creato, nella parte alta del camelieto, dotato di un’acustica molto buona, un piccolo teatro all’aperto. In particolari occasioni è possibile apprezzare le musiche di vari autori.
È inutile far osservare come il connubio di natura, arte, poesia e musica raggiunga la sua acme disvelando i sentimenti più nobili dell’animo umano.