Canale Cavour, un supporto all’agricoltura da 160 anni

di Andrea Zaghi
  • 15 April 2026

Lo scorso 12 aprile 2026 il Canale Cavour ha compiuto 160 anni. Il 12 aprile 1866, infatti, quest’opera pressoché unica veniva inaugurata e attivata: erano passati solo due anni e 10 mesi dall’inizio dei lavori. Oltre un secolo e mezzo dopo, il Canale continua a svolgere il compito per il quale è nato: portare acqua a migliaia di ettari coltivati prevalentemente a riso, creare lavoro e ricchezza. Soprattutto, quest’opera fatta solo con pietre e mattoni fa scuola ancora oggi.
Per comprendere il significato tecnologico e agricolo del Canale Cavour – e il suo essere ancora esempio – basta poco. Il Canale corre per circa 82 chilometri dal Po a Chivasso (alle porte di Torino) fino al Ticino al confine con la Lombardia, attraversa tre province (Torino, Vercelli, Novara) e 23 comuni. Gestito dalla “Coutenza Canali Cavour” costituita dalle Associazioni Irrigue Ovest Sesia di Vercelli ed Est Sesia di Novara, il canale serve 150mila ettari coltivati da 10mila aziende circa che significano un valore di qualche miliardo di euro, occupazione per migliaia e migliaia di persone, equilibrio idrico di un territorio delicatissimo. Opera importante, dunque, con una particolarità: corre verso nord, in apparente "contropendenza" perché nasce dal Po e si dirige verso nord-est, lontano dal percorso naturale del fiume.
Meraviglia di sapienza umana, il Canale Cavour: nel suo alveo, profondo circa due metri, l’acqua corre per chilometri e chilometri sulla base di calcoli eseguiti non con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, ma a mano e percorrendo passo dopo passo il possibile itinerario, da Francesco Rossi agrimensore che per primo si rende conto della possibilità di costruire un canale per portare l’acqua dove serve. Calcoli su intuizioni che diventano progetto (per mano di Carlo Noè, ingegnere, incaricato da Camillo Cavour), poi impegno politico, investimento dello Stato, cantiere di lavoro condotto celermente e con efficacia.
Certo, altri tempi, altre regole ma anche altre tecnologie a disposizione. Tutto questo oggi sarebbe ancora possibile?

(Pianeta Verde – Avvenire, 16 aprile 2026)