Ogliastra: una tempesta di vento colpisce i suoi boschi. Quale ripristino?

di Michele Puxeddu
  • 03 June 2026

Dalla mattina del 11 fino alla notte del 12 febbraio 2026 una violenta e intensa perturbazione atmosferica ha colpito tutta la Sardegna. In particolare, associati a piogge anche abbondanti, venti provenienti dai quadranti ovest e nord-ovest, hanno raggiunto velocità superiori ai 200 km/h.
In Ogliastra (Sardegna centro-orientale) l’uragano ha causato notevoli danni ai soprassuoli forestali nella loro parte aerea (schianti di fusti), con diffusi sradicamenti, verificati in prevalenza nelle aree boscate dei versanti orientali dei Monti del Gennargentu (Comuni di Arzana, Gairo, Lanusei e Villagrande) e dei Tacchi calcarei (Comuni di Osini, Seui ed Ulassai). Schianti si sono verificati anche nei parchi, giardini e frutteti di questi Comuni senza peraltro, fortunatamente, colpire le persone.
Dalle prime valutazioni è emerso che sono stati distrutti o decimati soprassuoli forestali per oltre 200 ettari (sfiora circa 5000 mc il volume del materiale legnoso atterrato), soprattutto rimboschimenti puri e/o misti di pino marittimo, pino laricio ed in misura minore di pino insigne, caratterizzati da strutture monoplane e densità elevata; anche le leccete hanno subito danni severi.
Sul ripristino di questi boschi occorre un attento approfondimento.
Molto importante è disporre di osservazioni preliminari che tengano conto di tutti i fattori coinvolti, gli agenti concomitanti e/o aggravanti.
Occorre innanzitutto procedere ad una loro localizzazione e mappatura attraverso l’utilizzo di tecniche avanzate nonché approfondire le conoscenze sulla loro storia.
Di fondamentale rilevanza sono poi le operazioni di rimozione del materiale legnoso abbattuto, dei fusti stroncati e ancora ancorati al suolo: occorre evitare il proliferare di insetti xilofagi ed impedire il rischio incendio per la presenza di ingenti quantitativi di biomassa secca in bosco facilmente infiammabile. A queste azioni operative, potranno aggiungersi quelle per eventuali contestuali interventi di diradamento la cui assenza pregressa in alcune stazioni potrebbe aver contribuito ad incrementare i danni.
Non secondarie saranno le informazioni sulle caratteristiche fenotipiche delle singole specie, ovvero conformazione e sviluppo degli apparati radicali, rapporto tra la biomassa di questi  e quella della parte aerea, altezza del fusto, forma, sviluppo e architettura della chioma, altezza di inserimento di questa sul fusto e le interrelazioni tra di esse, ma anche l’età così come lo stato di salute. 
Come già si percepisce da queste prime considerazioni il ripristino dei soprassuoli colpiti dalla tempesta di vento abbattutasi l’11 ed il 12 febbraio 2026 si presenta processo articolato e complesso.
Più in generale occorre assecondare alle caratteristiche stazionali le possibilità offerte dalla rinnovazione naturale dei popolamenti che deve esser preservata innanzitutto dal pascolo e curata laddove i danni risultano limitati e localizzati in prevalenza dove le soluzioni di continuità nella copertura forestale risultano di ridotta estensione e le piante di avvenire risultano vicine.
Qualora si debba ricorrere al rimboschimento, laddove i danni interessano superfici estese, la scelta delle specie dovrà ricadere comunque tra quelle autoctone caratteristiche dei piani di vegetazione in cui si sta operando in particolare tra le latifoglie querce (leccio, sughera e roverella), acero minore, carpino nero, castagno, frassino ossifillo, ciliegio e orniello.
Va da sé che per la buona riuscita del rimboschimento occorrerà comunque disporre di materiale di propagazione di elevata qualità intrinseca ed estrinseca, in prevalenza allevato con pane di terra (contenitore).