Professione, qualità e sostenibilità: un connubio possibile. L’esempio CONAF-Ferrero.

A colloquio con Renato Ferretti, Vicepresidente CONAF.

di Giulia Bartalozzi
  • 03 June 2026

Il CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali) ha collaborato con l'azienda Ferrero per fornire agronomi iscritti all'ordine da formare nel settore della coltivazione del nocciolo e, successivamente, assumerli per il controllo qualità dei prodotti come la “crema di nocciole più famosa del mondo”, creando quindi una sinergia virtuosa tra azienda e ordine professionale.
Ne parliamo con il Vicepresidente del CONAF Renato Ferretti.

Vicepresidente, com'è nato l'accordo con Ferrero? C'è stato un momento o un'esigenza specifica da cui è scaturita la necessità di questa sinergia?
La produzione di nocciole in Italia è in diminuzione ed il fabbisogno di Ferrero HCo è in crescita soprattutto di nocciole di qualità. L'opportunità è stato il bando che avevamo fatto per sponsorizzare il nostro XIX Congresso del novembre scorso, al quale hanno partecipato presentando proprio il progetto formativo prima richiamato

Dal punto di vista del CONAF, quali erano i principali obiettivi strategici nel legarsi a un brand globale che ha fatto della nocciola il suo simbolo?
I nostri obiettivi erano e sono quelli di favorire con il rispetto dei criteri formativi del nostro regolamento formativo nazionale garantisce un’alta qualità degli stessi ed in più per dare nuovi sbocchi occupazionali ai Dottori agronomi e Dottori Forestali iscritti all'Ordine sia a livello nazionale che internazionale. In più il Nocciolo è una coltura che può valorizzare molte aree del paese ma occorrono tecniche agronomiche innovative capaci di rispondere ai cambiamenti climatici ed alla domanda crescente di qualità.

 Spesso si parla di distanza tra il mondo della formazione professionale e il mercato del lavoro. Questa collaborazione può essere considerata un modello per accorciare questa distanza?
Noi e Ferrero ci abbiamo creduto ora che siamo al termine di questo percorso possiamo dire assolutamente di si ed in specie nel campo della formazione continua rivolta a professionisti abilitati che con questa attività possono acquisire una reale specializzazione.

La coltivazione del nocciolo sta vivendo una forte espansione, ma richiede anche grande sostenibilità e gestione delle risorse. In che modo la figura del Dottore Agronomo può fare la differenza sul campo, garantendo non solo la produttività, ma anche la tutela della biodiversità e del territorio?
Sicuramente può agire sull'impiego di tutti i fattori della produzione a partire dall'acqua, ai mezzi tecnici, alle macchine ed all'impiego della risorsa lavoro. Il professionista può agire fin dalla progettazione del noccioleto conoscendo le caratteristiche pedologiche e climatiche del sito d'impianto e scegliendo varietà ed eventuali portinnesti più adatti, all'idoneo sesto d'impianto in funzione della tipologia d'irrigazione e delle macchine e tecnologie per le cure colturali e la raccolta da utilizzare, come infine in relazione alle modalità di contrasto alle malattie ed i patogeni.

Quanto è importante che chi valuta la qualità in fabbrica (o in laboratorio) conosca profondamente ciò che avviene sul campo di coltivazione?
È un aspetto importante in particolare per la Nocciola in cui i danni al frutto contenuto all'interno del guscio si possono vedere solo al momento della preparazione per l'utilizzazione tal quale o per la trasformazione. Conseguentemente conoscere le tecniche colturali e gli eventuali trattamenti antiparassitari effettuati è fondamentale per capirne l'efficacia e la conseguente utilità.

Per i consumatori, sapere che dietro al controllo qualità di prodotti così famosi ci sono professionisti iscritti a un Ordine regolato da un codice deontologico, che tipo di garanzia rappresenta?
Gli iscritti all'Ordine nel momento in cui esercitano le attività professionali svolgono un "servizio d'interesse pubblico" che sottostando alle regole deontologiche li obbliga tutelare sicuramente gli interessi del committente ma soprattutto quelli dei cittadini e dei territori.

 Che segnale viene dato con questa partnership ai giovani che si iscrivono oggi all'Albo?
Il segnale è quello di fare una professione aperta all'innovazione, all'impiego di tecniche e tecnologie contemporanee, in grado di seguire il prodotto in questo caso la nocciola, dalla progettazione dell'impianto del noccioleto alle modalità di raccolta, conservazione e trasformazione per il consumo finale. In una parola di un professionista che le aziende di primaria importanza dell'agroalimentare italiano e non solo riconoscono come necessario per ottenere qualità e quantità di prodotto garantendo il rispetto dei criteri di sostenibilità ESG.

Questo protocollo d'intesa con Ferrero è un caso isolato o il CONAF sta già pensando di replicare questo modello "filiera-professione" con altri grandi player del Made in Italy alimentare?
Questa con Ferrero è una bella esperienza che speriamo anche di ripetere insieme e naturalmente ci proponiamo di farlo anche per altri settori del comparto agricolo e zootecnico finalizzate alla realizzazione di filiere agroalimentari di qualità e sostenibili socialmente, ambientalmente ed economicamente per valorizzare i nostri prodotti e tutelare i diversi territori rurali del nostro paese.