L’agroforestazione in risposta agli effetti del cambiamento climatico

L’esempio incoraggiante del progetto “LIFE VAIA”

di Claudio Ioriatti e Paolo Fontana
  • 15 April 2026

Tra il 26 e il 29 ottobre 2018, violente piogge e venti eccezionalmente intensi, con velocità medie orarie fino a 120 km/h e raffiche superiori ai 200 km/h, colpirono un’area boschiva di oltre 40.000 ettari, abbattendo più di 8 milioni di alberi e compromettendo per decenni il futuro dell’economia agro-forestale di un vasto territorio alpino. La cosiddetta tempesta Vaia rappresenta il più grave evento di danneggiamento del patrimonio forestale mai registrato in Italia.
Da questa devastazione ambientale ha preso avvio il progetto LIFE VAIA, finalizzato al recupero delle foreste danneggiate dagli effetti del cambiamento climatico e alla tutela della biodiversità. Inserito nelle politiche europee di adattamento climatico (Green Deal, Strategia UE di adattamento e Programma LIFE), LIFE VAIA coinvolge dieci partner internazionali e mira a rafforzare la resilienza delle foreste e dei sistemi agricoli attraverso modelli innovativi di ripristino forestale, agroforestazione e apicoltura.
Il progetto sviluppa strumenti tecnici, economici e giuridici per la creazione di ecosistemi forestali più stabili, biodiversi e adattati alle nuove condizioni climatiche, capaci di rispondere a eventi estremi. LIFE VAIA integra interventi di riforestazione, tutela della biodiversità e attività economiche sostenibili – quali green jobs, turismo e produzioni forestali certificate, come il miele – e propone politiche basate su partenariati pubblico-privato. Inoltre, contribuisce alla mitigazione climatica grazie a sistemi agroforestali in grado di immagazzinare carbonio e di ridurre le emissioni di CO₂ rispetto all’agricoltura tradizionale.
Pur avendo una durata operativa di cinque anni, il progetto si inserisce in un più ampio processo di recupero forestale di lungo periodo (15–20 anni), con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di foreste mature ad elevata biodiversità e con sottobosco produttivo. Le attività previste comprendono la realizzazione di forest garden, l’impiego della variabilità genetica delle specie e la gestione integrata di ecosistemi forestali e colture alimentari.
Uno dei siti pilota è localizzato in Trentino, nel comune di Baselga di Piné, a un’altitudine compresa tra 970 e 1.070 m s.l.m., e interessa un’area di 15 ettari i cui popolamenti di pino silvestre (Pinus sylvestris) risultano particolarmente danneggiati dagli schianti causati dalla tempesta Vaia. Il sito è gestito dalla Fondazione Edmund Mach (FEM), unità Protezione delle Piante Agroforestali e Apicoltura, partner del progetto. Prima della tempesta, l’area era caratterizzata da pinete pure di pino silvestre, con sporadica presenza di rovere, larice, castagno, ciliegio e pioppo, e da un sottobosco dominato dal mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e, in misura minore, dal mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea).
Successivamente all’evento VAIA si è osservata una rapida diffusione di Erica carnea e una rinnovazione naturale che ha favorito specie quali rovere, betulla, sorbo e pioppo tremulo, oltre al pino silvestre; in misura minore si registra anche l’insediamento di castagno e acero montano. Questi processi hanno determinato un incremento spontaneo della diversità forestale.
Nel sito sono stati realizzati forest garden con specie medicinali e alimurgiche, tra cui mirtillo nero, mirtillo rosso, arnica montana, iperico e barba di capra, e sono state avviate azioni di riforestazione in un contesto geologico e climatico complesso ma fertile. A causa dell’impossibilità di rimuovere le ceppaie e di effettuare lavorazioni meccanizzate del suolo, gli interventi sono stati realizzati in modo diffuso, mediante appezzamenti coltivati distribuiti sull’intera area pilota.
Il progetto ha previsto anche l’installazione di apiari, bee hotel e nidi artificiali per api mellifere. La Fondazione Edmund Mach gestisce gli apiari, occupandosi della produzione di miele, dei campionamenti pollinici e degli studi sugli impollinatori selvatici. Il miele prodotto, denominato “il miele della rinascita”, è stato utilizzato come strumento di divulgazione del progetto ed è stato sottoposto ad analisi botaniche e multiresiduali. Le analisi polliniche hanno evidenziato la presenza di residui di agrofarmaci, prevalentemente fungicidi, in basse concentrazioni, attribuibili alle coltivazioni di piccoli frutti presenti nelle aree limitrofe.
Le attività di monitoraggio comprendono inoltre studi sul mirtillo selvatico autoctono, sia in relazione alla qualità dei frutti sia al profilo metabolomico, analisi della biodiversità degli Apoidei non-Apis e valutazioni complessive della qualità ambientale.
A tre anni dall’avvio, il progetto mostra risultati incoraggianti in termini di incremento della biodiversità, ricostituzione degli ecosistemi forestali e potenziale produttivo, confermando LIFE VAIA come un modello integrato ed efficace per l’adattamento al cambiamento climatico e la rigenerazione forestale.