Non solo un modo di dire: il caldo dà alla testa!

di Teodoro Georgiadis
  • 08 July 2026

In questo periodo più che mai ricordiamo quanto la presenza del verde, la sua collocazione e manutenzione, sia fondamentale per la mitigazione del caldo estivo nelle città. Gli indici di mortalità della popolazione sono altissimi in molte zone urbane, e altrettanto lo sono gli allerta verso le precauzioni per proteggersi dalle ondate di calore. Ma non tutti sanno che l'aumento delle temperature notturne minaccia anche la "pulizia" del cervello.
Svegliarsi dopo una notte estiva stanchi, confusi e con la netta sensazione di "mente nebbiosa" è una sensazione che capita spesso. Non si tratta solo di suggestione o semplice mancanza di riposo: questa è la conseguenza di un vero e proprio blocco idraulico e termodinamico che avviene all'interno del nostro cranio. Il caldo, letteralmente, dà alla testa.
Per capire come questo accada, guardiamo a cosa succede nel cervello durante il sonno per scoprire un meccanismo affascinante che la scienza ha ridefinito solo in tempi recenti: il sistema glinfatico, la nostra “squadra di pulizia notturna”. Durante il giorno l'attività dei nostri neuroni è frenetica, e il loro lavoro produce costantemente una sorta di "spazzatura biologica" che include proteine tossiche come la beta-amiloide e la tau, note per il loro legame con le malattie neurodegenerative. Per smaltire questi scarti metabolici il cervello, privo di un suo specifico sistema linfatico, ha inventato il turno di notte: durante la fase di sonno profondo, il sistema glinfatico si attiva a pieno ritmo, mettendo in atto un vero e proprio effetto spugna. I neuroni rimpiccioliscono leggermente, gli spazi interstiziale tra le cellule si allargano, e da essi il liquido cerebrospinale fluisce rapidamente riversando nel sistema venoso le scorie accumulate durante la veglia. Ma tutto questo ha un costo. Il motore di questa straordinaria macchina da lavaggio è infatti fortemente dipendente dalla temperatura, sia interna che esterna. Per entrare e restare nelle fasi di sonno profondo il corpo ha bisogno di un prerequisito fondamentale: il calo della temperatura corporea centrale.
Durante le ondate di calore il fenomeno delle "notti tropicali" (quando la temperatura non scende sotto i 20-25°C) spezza questo equilibrio, e il corpo fatica a disperdere il calore. Il sonno è frammentato, leggero, interrotto e privo delle fasi profonde necessarie all'attivazione del lavaggio glinfatico. L’efficienza della pulizia si riduce e, dal punto di vista termodinamico, l’alta temperatura accelera il carico metabolico generale e altera ancor di più il flusso dei fluidi. Se il liquido non circola alla giusta pressione e nei tempi corretti, i rifiuti restano dove sono. Una notte di sonno mancato o fortemente disturbato dal caldo causa un picco immediato nella concentrazione di tossine cerebrali e, nel lungo periodo, questo "mancato lavaggio" rappresenta una vera e propria penale termica per la salute neurologica.
Proteggersi dal caldo non è quindi solo una questione di comfort, ma di salute pubblica e cognitiva. Quando le città subiscono gli effetti delle isole di calore urbane, l'impatto si riflette direttamente sulla lucidità, sulle performance lavorative, sull'umore e, a lungo termine, sulla vulnerabilità del sistema nervoso. In particolare, persone vulnerabili, economicamente disagiate, con disabilità, anziani e bambini sono da proteggere in tutti i sensi. Progettare città in cui le soluzioni basate sulla natura sono capaci di mitigare l'impatto termico è ormai imprescindibile.
Come rimarcano spesso voci autorevoli di questa Accademia, le città sono chiamate ad adottare strategie corrette basate sulla scienza progettando un verde urbano non occasionale ma elemento strategico per una vera e propria One Heath che comprenda persone, animali, natura e piante.