Sviluppo ed evoluzione della zootecnia nelle aree alpine
Le aree alpine presentano evidenze paesaggistiche che testimoniano un legame storico con le attività zootecniche, che hanno rappresentato, almeno fino alla prima metà del Novecento, una delle principali attività economiche per le popolazioni locali. Una importante fase di sviluppo dell’allevamento nell’arco alpino si verificò tra il XIV e XV secolo, e fu caratterizzata dallo sfruttamento agricolo del fondovalle e dall’espansione dei pascoli in aree boschive di montagna, al fine di garantire sostegno alimentare nel periodo estivo per gli erbivori allevati (S. Bovolenta et al., 2008). Nel suddetto periodo, che viene definito anche “fase delle Alpi aperte”, l’arco alpino presentò una grande crescita demografica ed economica, tanto da diventare centro di sviluppo e di produzione autonomo (A. Fornasin, 2024).
Il principale sistema zootecnico dell’arco alpino è quello “tradizionale” del bovino da latte, basato sull’impiego di tipi genetici tradizionali, a duplice attitudine, ma utilizzati in passato anche per i lavori agricoli, idonei per l’ambiente montano. L’allevamento ha assunto caratteristiche particolari e distintive nelle diverse regioni, in termini di razze allevate, costruzioni rurali e prodotti tipici, ma fondamentalmente basato sul collegamento funzionale tra fondovalle e montagna, con utilizzazione stagionale di prati e pascoli e trasformazione casearia locale. Di minore importanza, ma non trascurabili per l’economia rurale, sono stati i sistemi produttivi di allevamento di ovini, caprini, cavalli e asini.
A partire dalla seconda metà del Novecento si è verificato un graduale processo di abbandono della pratica dell’alpeggio, che ha riguardato soprattutto le malghe più impervie e meno ricche di pascoli. In molte malghe si è anche registrata negli ultimi decenni una riduzione del carico ottimale, con insufficiente asportazione della biomassa vegetale e scadimento delle qualità del cotico erboso (L. Battaglini et al., 2014). È così venuta a mancare completamente, o a ridursi, quella serie di azioni di corretta gestione dei prati e dei pascoli, fondamentali per l’erogazione di servizi ecosistemici vitali per la società e per l’ambiente (mantenimento del paesaggio e della biodiversità vegetale e animale, assetto del territorio, stoccaggio del carbonio, produzioni tipiche, tradizioni culturali, etc.) e si è verificata una progressiva espansione del bosco (M. Ramanzin et al., 2014).
A fronte dei numerosi servizi ecosistemici forniti dalla zootecnia di montagna, si rende necessario comprendere i fenomeni evolutivi in atto e valutare le condizioni di sostenibilità sociale, economica ed ambientale, attraverso l’utilizzazione di appropriati indicatori. Sfide importanti riguardano la possibilità di trasferire innovazioni nella gestione della biodiversità zootecnica, per la salvaguardia e miglioramento delle razze locali, nella foraggicoltura montana e nelle modalità di gestione dei pascoli e nella caratterizzazione e valorizzazione delle produzioni casearie tipiche. Occorre, infine, affrontare il problema emergente del conflitto tra allevamento e presenza di grandi carnivori, alla ricerca di idonee soluzioni di mitigazione.
Innovazioni disponibili per migliorare la sostenibilità dei sistemi produttivi
Ai fini della valutazione della sostenibilità dei sistemi zootecnici in aree alpine sono stati messi a punto approcci multi-indicatore, basati su indicatori derivati da metodi già validati e in grado di analizzare le tre dimensioni della sostenibilità. È così possibile, anche attraverso un approccio partecipativo, calcolare indici aziendali di sostenibilità e realizzare delle analisi di scenario specifiche per i diversi territori (S. Bovolenta, 2025).
Le prospettive di sviluppo dei sistemi di allevamento del bovino da latte in aree alpine sono ancorate al miglioramento dell’efficienza produttiva delle aziende, elemento fondamentale per la sostenibilità economica e ambientale dell’impresa, attraverso l’applicazione di corrette prassi e di tecnologie innovative di allevamento e il miglioramento delle condizioni di benessere animale, anche ai fini di ottenere animali longevi e latte di alta qualità casearia. L’azienda del futuro dovrà, inoltre, presentare condizioni di lavoro che si possano conciliare con le aspettative e gli stili di vita delle nuove generazioni (G. Cozzi & M. Pietrobon, 2025).
Numerosi sono i campi di innovazione e di ottimizzazione dei sistemi foraggeri in ambiente alpino. Tra questi vanno segnalate le necessità di adattamento di specie e varietà foraggere di fronte agli scenari di cambiamento climatico e in rapporto alle specificità degli ambienti montani. Dalla ricerca emergono possibilità interessanti di impiego mirato di miscugli foraggeri per prati avvicendati, in funzione della diversità funzionale e degli effetti sinergici tra specie/varietà. Altrettanto interessante appare la possibilità di trasferire il potenziale della digitalizzazione dell’irrigazione delle colture foraggere in funzione di dati satellitari (G. Peratoner et al., 2025).
Le regioni alpini conservano ancora una grande biodiversità zootecnica, costituita da razze locali caratterizzate da spiccate capacità di adattamento ai contrasti ambientali (T. Zanon T. & M. Gauly, 2025). In funzione delle condizioni demografiche delle singole razze, vanno delineati programmi specifici di conservazione e di miglioramento genetico, orientati comunque a valorizzare la molteplice attitudine funzionale: latte, carne, caratteri morfologici e attività dinamica.
Nelle aree alpine italiane vengono prodotti ben 27 formaggi DOP. A questi si aggiungono numerosi altri prodotti lattiero-caseari e di altra origine, es. salumi e miele, espressione di tecniche tradizionali e del territorio di produzione, che concorrono all’attrazione turistica delle aree montane e alla sostenibilità economica delle filiere. La valorizzazione del prodotto di montagna richiede, unitamente al controllo preventivo delle condizioni igienico-sanitarie, l’integrazione tra il controllo oggettivo della qualità sensoriale e l’analisi dei fattori che influenzano le scelte dei consumatori. Un formaggio di montagna esprime peculiarità sensoriali e nutrizionali ed è collegabile a valori etici e di sostenibilità (benessere animale, tutela dell’ambiente montano, piccole produzioni locali) (F. Gasperi, 2025).
La zootecnia di montagna si trova ad affrontare, sia in ambiente alpino che nella dorsale appenninica, il conflitto con i grandi carnivori, orso e lupo in particolare. Il reale impatto di tali predatori sulle aziende zootecniche montane non è ben conosciuto. Non sono infatti noti gli effetti sui diversi sistemi di allevamento, sulle razze locali, sulla gestione dei pascoli, sulla redditività delle imprese e sulla qualità di vita degli allevatori. Scarse sono, inoltre, le informazioni sul reale effetto dei sistemi di prevenzione degli attacchi da carnivori. Per cercare di mitigare il conflitto tra agricoltori/allevatori e il fronte dei protezionisti si rende necessario disporre di studi adeguati, introdurre metodi innovativi di prevenzione, comporre il dialogo tra i diversi portatori di interesse e, non ultimo, stabile come far fronte ai costi relativi al monitoraggio, alla prevenzione e al giusto indennizzo (M. Ramanzin, 2025).
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