Il crescente interesse verso i prodotti forestali, e in particolare verso il legno come materia prima rinnovabile, rappresenta un’importante opportunità per le filiere produttive italiane, anche nella prospettiva della neutralità climatica e dello sviluppo della bioeconomia circolare. Questo è stato il tema centrale del convegno promosso lo scorso 12 febbraio dall’Accademia dei Georgofili e dall’Accademia Italiana di Scienze Forestali, che ha registrato un’ampia e qualificata partecipazione, sia in presenza sia da remoto, di ricercatori, professionisti, proprietari forestali, imprenditori, amministratori pubblici e altri stakeholder del settore.
Dall’incontro è emerso un quadro articolato. Negli ultimi decenni l’approvvigionamento “ordinario” dai boschi italiani è rimasto sostanzialmente stabile, mentre sono aumentati i prelievi legnosi extra-forestali, in particolare dalla pioppicoltura. Un evento congiunturale di forte impatto è stato, comunque, la tempesta Vaia dell’ottobre 2018, seguita dagli attacchi di bostrico, che hanno conseguentemente inciso sui volumi immessi sul mercato nelle regioni del Nord-Est. Permangono tuttavia rilevanti incertezze sui dati relativi al prelievo legnoso, sebbene in alcune Regioni siano stati avviati progressi significativi e di grande interesse è l’implementazione del SINFor (Sistema Informativo Forestale Nazionale), promossa dal DIFOR-MASAF in collaborazione con il CREA, con l’obiettivo di armonizzare e sistematizzare i dati forestali su scala nazionale.
Sul piano dei mercati si osservano trasformazioni strutturali: alcuni comparti tradizionali, come la carta grafica, sono in calo, mentre risultano in crescita la richiesta di legna a uso energetico, di pannelli e di prodotti innovativi quali prodotti in legno ingegnerizzato e fibre lignocellulosiche da impiegare con trasformazioni meccaniche o chimiche (bioraffinazione) in nuovi segmenti della bioeconomia (prodotti tessili, farmaceutici, cosmetici, adesivi, fertilizzanti, ecc.). Le recenti tensioni geopolitiche e altri fattori (eventi climatici estremi, politiche tariffarie, ecc.) hanno però condizionato l’offerta globale di materia prima, determinando un forte aumento del prezzo e prospettando, entro il 2040, un divario tra domanda e offerta non inferiore al 15% in Europa.
L’Italia, pur vantando un’industria del legno-arredo di eccellenza e fortemente orientata all’export, soddisfa con il prelievo nazionale solamente una quota modesta del proprio fabbisogno annuo di legname grezzo e semilavorato. Ciò comporta costi economici aggiuntivi legati al trasporto, al mancato valore aggiunto per i produttori nazionali, all’instabilità dei mercati esteri, oltre al rischio che il prelievo avvenga in aree non gestite in modo sostenibile, con potenziali danni ambientali su scala globale e criticità di natura etica. Esistono valide motivazioni e concreti margini tecnici per un incremento calibrato dell’approvvigionamento nazionale, da realizzare attraverso: una pianificazione forestale puntuale; il miglioramento dell’accessibilità alle proprietà forestali; una selvicoltura orientata al miglioramento strutturale dei boschi, alla tutela della loro multifunzionalità e alla promozione di produzioni di qualità; la promozione delle piantagioni specializzate, a partire dalla pioppicoltura. Assume, inoltre, grande importanza la promozione di un approccio “a cascata” nell’utilizzo della risorsa legnosa.
Il sistema forestale nazionale è caratterizzato da note criticità strutturali: la proprietà è estremamente frammentata (il 90% della proprietà privata è inferiore a 3 ettari di superficie) e il 40% delle superfici non è oggetto di interventi gestionali. In questo contesto stanno emergendo nuove forme di associazionismo, quali associazioni fondiarie, cooperative di comunità, foreste modello, comunità del bosco, accordi di foresta, reti di impresa e contratti di filiera, che possono rappresentare possibili soluzioni di tipo istituzionale o contrattuale.
Ulteriori debolezze riguardano la dimensione e la fragilità delle imprese di utilizzazione e prima trasformazione, che necessitano di sostegno formativo, normativo e finanziario, anche alla luce delle opportunità offerte dalla legge 206/2023 sul Made in Italy. Parallelamente, si evidenzia l’esigenza di semplificare e coordinare meglio il quadro amministrativo e di superare talune impostazioni regolamentari eccessivamente schematiche e manualistiche, valorizzando al contempo due strumenti fondamentali, oggi spesso marginali nella prassi selvicolturale normata: il criterio colturale e l’approccio adattativo.
Risulta, infine, centrale la realizzazione di un piano di comunicazione strutturato a livello nazionale, in coerenza con quanto previsto dalla Strategia Forestale Nazionale, volto ad accrescere la consapevolezza pubblica sul ruolo multifunzionale del bosco e delle sue filiere, con ricadute ambientali, economiche e sociali.