Nel dopoguerra l’Italia si trovò ad affrontare una serie di sfide, tra cui l’insufficienza di cellulosa, di compensati e di imballaggi, che imponevano costose importazioni per far fronte all’impetuoso incremento delle richieste da parte delle industrie del settore, sempre più fiorenti per il boom economico che stava caratterizzando il Paese.
In questo contesto strategico il Ministero dell’industria affidò all’Ente Nazionale per la Cellulosa e per la Carta (ENCC), oltre al consueto ruolo di commercializzazione della cellulosa e carta, anche il compito di garantire l’approvvigionamento nazionale di materie prime per le industrie cartarie e del legno. Per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, non potendo agire direttamente per fini istituzionali, l’Ente creò nel 1951 la Società agricola e forestale (SAF) che, con l’ausilio di apposite aziende e di due Istituti di Ricerca, l’ISP (Istituto Sperimentale per la Pioppicoltura di Casale Monferrato) e il CSAF (Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale di Roma), si attivò nell’incentivare una fruttuosa arboricoltura da legno, cercando di espandere la pioppicoltura nel nord e promuovendo idonee piantagioni a rapido accrescimento di pioppo, eucalitto e conifere nel Centro-Sud.
Grazie ai due Istituti di sperimentazione, conosciuti in tutto il mondo, la SAF poteva avvalersi di una ricerca ad altissimo livello nel settore delle piantagioni artificiali da legno, con la creazione di nuove selezioni e con l’apporto di innovazioni che spaziavano dal campo della biologia e dell’ecologia, alla microbiologia, alla difesa delle piante, alla tecnica colturale, fino alla tecnologia del legno e all’economia.
Per operare nelle diverse aree, sempre sotto l’egida dell’ENCC, la SAF istituì una serie di Aziende agricole e forestali in tutto il territorio italiano, che negli anni ’80, raggiunsero il numero di ben 16 a cui erano da aggiungere le tre a carattere sperimentale: Mezzi a Casale, Ovile e Cesurni a Roma, affiancate ai due Istituti di Ricerca.
Negli anni ‘60, per impostare una più efficace lotta contro i parassiti delle piantagioni, vennero costituiti ben 11 Centri di Difesa Fitosanitaria presso altrettante aziende vivaistiche. Con queste ultime (6 nel nord, 6 nel centro e 6 nel sud e nelle isole), tutte guidate da rinomati esperti nel settore, la SAF gestiva efficienti vivai per l’allevamento di specie adatte ai vari ambienti, realizzava direttamente o promuoveva impianti forestali a rapido accrescimento, forniva assistenza tecnica e supporto alle imprese e dava impulso alla conoscenza del settore. Tutto ciò garantiva una presenza operativa capillare sul territorio nazionale e un supporto sia promozionale che di consulenza assai efficiente verso tutti i settori produttivi.
Negli anni ‘70 dette aziende distribuivano annualmente oltre 11 milioni di piante tra pioppelle, eucalitti e conifere da impianto e oltre un milione di barbatelle-talee da riproduzione. Nel caso del pioppo, venivano distribuite complessivamente circa un milione e 200 mila pioppelle, comprese una ventina di migliaia appartenenti ai nuovi cloni in corso di sperimentazione.
Gli undici Centri di Difesa Fitosanitaria effettuavano ogni anno trattamenti da terra su oltre 2.500 ettari, corrispondenti a quasi un milione di piante trattate, con un impiego di personale pari a n. 3.500 ore di effettivo lavoro.
Per offrire un comparto operativo completo e integrato, sul finire degli anni ’70, anche i due Istituti di Ricerca confluirono sotto la SAF. Ciò migliorò ulteriormente le azioni promozionali e di consulenza, grazie all’aggiornamento continuo promosso attraverso riunioni e meeting, convegni, tavole rotonde, nonché a un ulteriore sviluppo di visite ai centri aziendali da parte di agricoltori, allevatori, tecnici e commissioni di studio. Attraverso detta collaborazione la SAF cercò altresì di allargare il proprio campo di azione in settori nuovi, affrontando, ad esempio, la produzione di piante micorrizate con tartufi, la promozione e la commercializzazione del proprio materiale genetico all’estero, le piantagioni di piante forestali e/o ornamentali in aree marginali, il recupero della produttività e il miglioramento nell’utilizzazione dei boschi cedui attraverso interventi biologicamente ed ecologicamente corretti, sviluppando inoltre il settore dell’aerofotografia per cartografie e inventari indirizzati al settore forestale, ma con versatilità anche adatta alle piante agrarie.
In aggiunta, grazie ad apposita convenzione, nelle Aziende SAF “Il Castellaccio” in Umbria e “Il Terzo” in Toscana, fu avviata, in esclusiva, la produzione vivaistica e la commercializzazione di prodotti brevettati come i cloni di Cupressus resistenti al cancro corticale e quelli di Ulmus resistenti alla grafiosi, frutto della ricerca del CNR di Firenze.
Purtroppo negli anni ’90, per motivi di politica istituzionale, l’ENCC fu smantellato insieme alle sue strutture, inclusa la SAF; tra queste solamente l’Istituto di ricerca di Casale Monferrato, dopo varie peripezie, riuscì a essere incorporato nel CREA.
Addio alle suddette gloriose Aziende, tutte passate a Comuni, Province o Regioni, ma di cui solo poche continuarono la loro benemerita opera di esempi operativi pilota e di qualificata consulenza nel campo della gestione agro-vivaistica e della forestazione. Addio a quel bagaglio formativo e di conoscenze dei tecnici SAF che veniva costantemente trasferito verso l’esterno, al quale attingevano molti tecnici, operatori e perfino numerosi agricoltori.
In tanti si chiedono quanto quelle strutture sarebbero state oggi utili al Paese per i grandi programmi europei, come quelli relativi al sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia (Reg. CEE 1257/99). Altrettanto dicasi per il regime comunitario di aiuti alle misure forestali per il settore agricolo (Regolamento 2080/92) la cui applicazione prese avvio in coincidenza con la fase liquidatoria del gruppo SAF/ENCC e con la conseguente diaspora di quanti avevano maturato, in tanti anni, la necessaria esperienza verso il settore dell’arboricoltura da legno. Purtroppo i risultati allora attesi da quest’ultima misura forestale si sono dimostrati un vero fallimento, complice anche la scarsa dimestichezza verso tale comparto di quanti si trovarono a esserne investiti in fretta come progettisti.
L’assenza di una struttura come quella garantita dall’allora gruppo SAF/ENCC è risuonata molto spesso, negli anni recenti, quale manchevolezza anche nei tanti incontri e convegni dedicati alla “forestazione” urbana ed extraurbana, visto che l’intero Paese si è trovato sprovvisto di semente certificata e di piantine; altrettanto dicasi per alcune rinaturalizzazioni ambientali connesse al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), prive di una razionale visione tecnica d’insieme.
Si spera che quanto prima venga promosso un incontro per ricordare queste Istituzioni, che tanto hanno dato alla nostra Italia!