La via non facile per un’agricoltura sostenibile

di Marcello Pagliai

Mai come ora i richiami alla sostenibilità in agricoltura hanno varcato i confini del mondo scientifico per attrarre l’attenzione della pubblica opinione e soprattutto dei decisori politico-amministrativi. Ad esempio, l’Unione Europea con la sua politica agricola comune (PAC) adotta un approccio combinato e ambizioso alla sostenibilità; basandosi, infatti, sulle conoscenze scientifiche, sull’assoluta necessità di prevenire la degradazione ambientale e sulle innovazioni disponibili la PAC allinea l'agricoltura al Green Deal europeo, che mira a creare un futuro inclusivo, competitivo e rispettoso dell'ambiente per l'Europea. La sostenibilità in agricoltura non comprende solo la salvaguardia dell’ambiente ma poggia proprio su tre pilastri fondamentali e cioè la sostenibilità ambientale, appunto, ma anche la sostenibilità sociale e la sostenibilità economica. Vivendo e viaggiando nelle realtà rurali delle nostre zone agricole si può constatare che non sempre è facile conciliare questi tre aspetti.
A fronte di situazioni virtuose in cui si può constatare l’introduzione di tecnologie innovative basate anche sulla programmazione digitale, come, ad esempio, i nuovi sistemi di irrigazione, l’adozione di lavorazioni alternative a quelle convenzionali, gli inerbimenti nei vigneti e frutteti, ecc., si possono riscontrare anche esempi negativi che fanno riflettere sulle difficoltà di realizzare gli obiettivi della sostenibilità o quanto meno di conciliare, appunto, i tre aspetti di cui sopra.
A titolo di esempio si riporta qui una documentazione fotografica che può sembrare banale o addirittura casuale ma che, purtroppo, in vaste aree agricole, magari anche fragili, non lo è.
Queste foto (in apertura e sotto l’articolo) rappresentano una strada vicinale o interpoderale che, ad un certo punto, devia in mezzo al campo, fra due filari di olivi di un oliveto. Questa deviazione è dovuta al fatto che la strada originale si è dissestata e non più adeguata al passaggio delle macchine agricole; necessiterebbe di lavori di manutenzione ma la manutenzione costa sia in termini di tempo, sia di denaro, fattori essenziali e troppo spesso limitanti nell’attività agricola, e allora si ritiene più conveniente passare in mezzo al campo costituendo di fatto un’altra strada, aggiungendo, magari inconsapevolmente, danno su danno perché si compatta pesantemente il terreno togliendo al suolo, fra l’altro, una delle sue funzioni principali che è quella di lasciar infiltrare l’acqua. In questa situazione, alla luce dei violenti nubifragi, che sempre più spesso avvengono per effetto dei cambiamenti climatici in atto, l’acqua non si infiltra ma scorre lungo il terreno compattato innescando nuovi processi erosivi.
Questo esempio, banale fin che si vuole ma, purtroppo, non isolato impone un’amara riflessione: non solo l’opinione pubblica ma neppure molti agricoltori hanno la percezione dell’importanza del suolo, della sua funzionalità e della sua “salute” (soil health). Se si vuole davvero raggiungere a scala totale gli obiettivi di sostenibilità occorre investire anche nella formazione di chi opera in agricoltura.
Si sottolinea ancora che, rispetto alle grandi problematiche che riguardano lo sviluppo futuro del mondo agricolo e non solo, questo esempio può apparire non significativo, purtroppo però non è marginale ma esplicativo delle difficoltà di varia natura che si possono incontrare nella conduzione di un’azienda agricola come, appunto, un uso non corretto del suolo, molto spesso anche per mancanza di consapevolezza del danno che si può provocare e che, nel loro insieme, possono rendere di difficile attuazione o compromettere la via della sostenibilità.