La Società per la diffusione del metodo d’insegnamento reciproco

Un esempio dal passato su come educare le giovani generazioni

di Luca Menconi
  • 04 March 2026

Un “nuovo” archivio è a disposizione della comunità culturale e scientifica. Donate all’Accademia dei Georgofili dall’allora Presidente Luigi Ridolfi nel lontanissimo 1897, le scritture della “Società per la diffusione del metodo d’insegnamento reciproco” sono ora inventariate e consultabili liberamente sia presso la sede accademica, sia sul sito accademico a questo LINK.
Oggetto già di una pubblicazione e una mostra nel 1996, questo archivio era rimasto da trattare per consentirne la fruibilità collettiva, così come avvenuto adesso. Ma cosa cela questa lunga denominazione di un ente, che a prima vista può sembrare persino una perifrasi? Fra il 1819 e il 1850 si svolse a Firenze e in tutta la Toscana un singolare esperimento educativo, destinato a lasciare tracce nella pedagogia successiva. Un gruppo di illustri notabili fiorentini e toscani, come Cosimo Ridolfi, Gino Capponi, Raffaello Lambruschini, Giovan Pietro Vieusseux, Luigi e Luigi Guglilemo de Cambray Digny, Luigi Serristori, Lorenzo Ginori Lisci, Enrico Mayer, Piero Guicciardini, Carlo Orazio Pucci e altri, istituivano una Società finalizzata a diffondere un metodo d’insegnamento fra le componenti più povere e disagiate della popolazione, principalmente contadini, con il fine di migliorarne le condizioni di vita, attraverso l’istruzione. Anticipatore dell’esperienza dell’educazione fra pari, ancora oggi utilizzata, questo sistema pedagogico aveva radici risalenti all’età moderna e aveva continuato a sussistere con episodi più o meno isolati fino all’epoca dei nostri inaspettati iniziatori.
Il metodo del mutuo insegnamento era articolato e rigidamente gerarchico: sotto il maestro stavano i "sottomaestri generali" e i "sottomaestri particolari", scelti fra gli allievi più brillanti, i quali si occupavano di insegnare le discipline ai loro pari, con l’intento di farli promuovere alle classi superiori. Sulla scia delle fortunate esperienze inglesi e francesi del Settecento e di inizio Ottocento, era particolarmente Cosimo Ridolfi a interessarsi all’insegnamento reciproco e a farsi promotore di una iniziativa fra suoi pari, anche per supplire alle gravi carenze educative riscontrate nell’educazione elementare del Granducato di Toscana. Ricchi di autorità, mezzi, prestigio e volontà, costituivano, pertanto, una Società destinata nelle loro intenzioni a rappresentare un modello educativo per le autorità pubbliche, consapevoli di poter unicamente dare l’esempio per risolvere un problema di così vasta portata come l’educazione del popolo.
Con un proprio Presidente, Vicepresidente e un segretario, la Società iniziava così la sua coraggiosa avventura, destinata ad avere un riscontro immediato di successo. Venivano aperte due scuole a Firenze, nell’ex convento di Santa Chiara (poi in Via della Nunziatina) e in Via San Gallo, con oltre 400 alunni, si intrattenevano rapporti con le società analoghe britanniche e francesi, e si stimolavano iniziative analoghe in altre parti della Toscana e della penisola. Nuovi luoghi di istruzione secondo i principi del reciproco insegnamento venivano aperti a Montelupo, Poggio a Caiano, Livorno, Siena, Castelfranco di Sotto e in almeno altre diciassette località. L’archivio documenta l’intensa attività della Società, in particolar modo del Soprintendente alle scuole, Carlo Orazio Pucci, e del segretario, Ferdinando Tartini Salvatici, fra contabilità, bilanci, rapporti sul lavoro svolto, programmi di insegnamento, gestione del personale, relazioni mediche sullo stato di salute degli alunni e anche un concorso per la pubblicazione di un’opera inedita sul reciproco insegnamento.
Non mancavano i contrasti, le battute d’arresto e anche certe rivalità, mentre si tentava di proseguire nell’esperienza, che, comprensibilmente, era destinata prima o poi a cessare, con profondo disappunto dei suoi soci. La sera del 25 luglio 1850 avveniva formalmente lo scioglimento della Società, con la liquidazione delle scuole e il passaggio delle loro proprietà al Comune di Firenze, che, in apposito Consiglio comunale, accettava questi beni e prometteva di continuare l’esperienza. L’approfondimento della portata di questa esperienza, del suo lascito e della sua contestualizzazione spettano a questo punto agli storici e agli studiosi, per il quale questo materiale è ora disponibile, costituendo un ulteriore contributo dell’Accademia dei Georgofili alla conoscenza collettiva.