Gli agrumi di Bartolomeo Bimbi, tra fascino principesco e agrobiodiversità

di M. Adele Signorini
  • 11 February 2026

Secondo un paradigma filosofico-scientifico consolidatosi tra XV e XVI secolo, esisteva una correlazione ontologica tra regimi dietetici e stratificazione sociale. In questa visione, l'ordine naturale rifletteva una gerarchia di origine divina in cui i prodotti eduli erano ordinati in base alla vicinanza al suolo. Alle classi inferiori erano destinati rape e altri alimenti che crescono nel terreno, considerati di basso valore; i frutti portati in alto erano riservati all’aristocrazia. L'infrazione dei confini alimentari costituiva un atto eversivo e un rischio per la salute. La letteratura ne offre una conferma nella figura del contadino Bertoldo, il cui deperimento a corte causato da cibi troppo raffinati culmina in un epitaffio che sancisce l’ineluttabilità del legame tra identità sociale e dieta: Bertoldo muore ‘per non poter mangiar rape e fagiuoli’. L'evidenza iconografica conferma questa ripartizione. Nel Ciclo dei Mesi di Torre Aquila (Trento), lo studio delle componenti vegetali evidenzia una netta dicotomia: la raccolta delle rape è associata ai contadini (settembre), mentre i nobili passeggiano in un pomarium (agosto).
È in questo contesto che la frutta evolve in status symbol e bene di lusso, appannaggio dei nobili. Tra tutti, gli agrumi si affermano precocemente come i frutti principeschi per eccellenza, l’archetipo dei ‘frutti perfetti’. Tale prestigio si consolida già nel XV secolo, come dimostrano gli agrumi nei festoni vegetali dei Della Robbia e il bosco di aranci nella Primavera di Botticelli; nonostante all’epoca gli agrumi conosciuti fossero solo cedro, limone e arancio amaro, di pregio alimentare modesto.
Cionondimeno gli agrumi raggiunsero un successo plurisecolare, riconducibile a una pluralità di fattori:
- Esotismo. La provenienza dall’Asia remota attraverso le vie della seta e delle spezie conferiva loro un valore intrinseco superiore a quello della maggior parte degli altri frutti.
- Diversità. Facilità di ibridazione, mutazioni spontanee, variazioni fenotipiche dovute all’ambiente, sono tra le ragioni di una grande varietà morfologica, incluse le forme ‘bizzarre’ o ‘mostruose’, apprezzate in epoca barocca.
- Valore funzionale e simbolico. Dalla profumeria alla medicina, gli agrumi furono protagonisti della cultura materiale e scientifica, carichi di simbologie positive legate tra l’altro alla salvezza, alla purezza mariana e ai miti classici delle Esperidi.
Ricercati dai sovrani, gli agrumi furono particolarmente apprezzati dai Medici, nel solco di una tradizione che vede la famiglia granducale strettamente legata a cultura scientifica, botanica e agronomia. Sotto Cosimo III de' Medici, l’interesse per le piante assunse i tratti di un'impresa sistematica, condotta da una ‘triade’ d’eccellenza: il sovrano, il botanico Pier Antonio Micheli e il pittore Bartolomeo Bimbi. Quest'ultimo, tra il 1696 e il 1715, realizzò 12 monumentali tele pomologiche in cui sono ritratti i frutti dei possedimenti granducali, dedicate a fichi, mele, susine, ciliegie, pere, pesche e albicocche, uve (2 tele), agrumi (4 tele).
I dipinti rispondevano a un’istanza di autocelebrazione del sovrano, al gusto barocco per la meraviglia, ma anche a un’esigenza proto-illuminista di classificazione. La fissazione su tela di una corrispondenza biunivoca tra morfologia e nomenclatura costituiva inoltre un protocollo ufficiale di riferimento. Dalle tele, che rappresentano una preziosa testimonianza della biodiversità frutticola del tempo, emerge la predominanza degli agrumi, con ben 4 quadri dedicati e la maggiore diversità: 116 diverse tipologie.
Il raffronto tra la diversità documentata da Bimbi nelle 12 tele e quella attuale evidenzia una drammatica perdita di diversità frutticola: per le pere, nel 1982 oltre l'85% del patrimonio varietale documentato da Bimbi (115 cultivar) risultava scomparso. Tale contrazione, riflesso dei mutamenti legati anche all'agricoltura intensiva e alla globalizzazione, sembra minore negli agrumi: la loro natura di ‘piante speciali’, destinate al decoro dei giardini piuttosto che alla sola produzione agroalimentare, ha consentito la conservazione di un’elevata biodiversità, come confermato dalle oltre 500 cultivar disponibili nel catalogo on line del vivaio Tintori.
A tre secoli dalle tele di Bimbi, gli agrumi continuano a rappresentare l’archetipo del ‘frutto perfetto’, sospeso tra tavola, giardino e storia.


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