Cocomero: così è (se vi pare)

di Giovanni Ballarini

Un adagio rabbinico afferma che vale più un grano di pepe che un cesto di cocomeri, mentre in un clima caldo e siccitoso vale più un succulento cocomero di mille grani di pepe. È attraverso una lunghissima storia di selezione naturale che i cocomeri selvatici si sono evoluti raccogliendo con i peli delle loro foglie (da qui la denominazione di Citrullus lanatus) la scarsa acqua e l’umidità notturna per concentrarla in un frutto che era anche all’interno di colore verde pallido, succoso e con un gusto acidulo o amaro, simile a quello degli odierni cetrioli. Contenendo molta acqua, preziosa nei climi caldi e siccitosi, i frutti sono mangiati dagli ani-mali e dagli uomini permettendo così la diffusione dei semi e da qui il successo evolutivo del cocomero. Per quanto ne sappiano solo all’inizio della nostra era compaiono varietà dolci del cocomero, quando in scritti in ebraico della fine del Secondo Secolo e poi in testi latini del Sesto Secolo, questo frutto è associato a frutti dolci tra cui melograni, fichi e uva, iniziando una strada verso il succoso, dolce moderno cocomero. Un frutto che in Italia ha denominazioni di anguria, cetrone, cocomero, mel(l)one d'acqua, pateca, sandia, sarginesco, zipangolo che documentano introduzioni diverse e chiariscono le numerose varianti dell’odierno frutto che ha una polpa rossa costituita per oltre il novanta per cento di acqua, un discreto quantitativo di zuccheri soprattutto fruttosio, vitamine A, C, B e B6 e particolari aminoacidi tra i quali la levo-citrullina.
Originari della calda Africa, fin dai tempi antichi i cocomeri sono stati prima raccolti e poi coltivati per il loro contenuto di acqua pulita e usati dall’uomo per dissetarsi durante la stagione secca e come alimento. Non sappiamo dove e quando questo sia avvenuto, ma il primo raccolto è documentato in alcuni geroglifici dell'Antico Egitto circa cinquemila anni fa, quando il frutto è deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento e di bevanda per l'aldilà, mentre la mitologia egizia narra che il cocomero ha origine dal seme di Seth, dio identificato con la sabbia rossa del deserto. Questo frutto di Seth è utilizzato anche dalla medicina egizia per curare malattie e usato per diagnosticare la fertilità della donna. Che il cocomero abbia attività medicamentose lo ritiene pure il romano Caio Plinio Secondo o Plinio il Vecchio (??? - 79 d. C.) che lo considera lassativo, mentre il medico greco Dioscoride (40 circa d. C. – 90 circa d. C) gli attribuisce proprietà rinfrescanti e diuretiche, mentre nella medicina greca le bucce di anguria poste sulla testa sono usate per curare il colpo di calore. Opinioni e pratiche antiche che meritano di essere ricordate quando oggi la ricerca scientifica sta dimostrando attività farmaco-terapeutiche e nutraceutiche al cocomero.
L'anguria è ricca di levo-citrullina, un aminoacido che si trasforma in arginina che dilata i vasi sanguigni in un processo simile a quello dei farmaci usati nella disfunzione erettile, come dimostrano test condotti su modelli animali e in alcuni studi clinici preliminari, con riduzione della pressione sanguigna in persone anche obese e con ipertensione arteriosa e con un miglioramento delle prestazioni di esercizio fisico in giovani adulti sani. (Figueroa A., Sanchez-Gonzalez M. A., Wong A., Arjmandi B. H. - Watermelon extract supplementation reduces ankle blood pressure and carotid augmentation index in obese adults with prehyperten-sion or hypertension - Am J Hypertens, Jun. 25(6), 640 – 643, 2012. Figueroa A., Wong A., Hooshmand S., Sanchez-Gonzalez M. A. - Effects of watermelon supplementation on arterial stiffness and wave reflection amplitude in postmenopausal women - Menopause.  May, 20(5), 573-577, 2013. Figueroa A., Wong A., Kalfon R. - Effects of watermelon supplementation on aortic hemodynamic responses to the cold pressor test in obese hypertensive adults - Am J Hypertens, Jul. 27(7), 899 – 906, 2014. Figueroa A., Wong A., Jaime S. J., Gonzales. J U. – Influence of L-citrulline and watermelon supplementation on vascular function and exercise performance – Curr. Opin. Clin. Nutr. Metab. Care, Jan, 20(1), 92-98, 2017).
Inoltre il consumo quotidiano di cocomero permette di ottenere una riduzione del peso corporeo, dell'indice di massa corporea (IMC) e della pressione sanguigna migliorando anche alcuni fattori associati al sovrappeso e all'obesità (Lum T., Connolly M., Marx A., Beidler J., Hooshmand S., Kern M., Changqi Liu, Mee Young Hong - Effects of Fresh Watermelon Consumption on the Acute Satiety Response and Cardiometabolic Risk Factors in Overweight and Obese Adults – Nutrients, Mar 12, 11(3) 595. 2019) e permette di aumentare l’assorbimento del licopene della dieta (Ellis A. C, Dudenbostel T., Crowe-White K. - Watermelon Juice: a Novel Functional Food to Increase Circulating Lycopene in Older Adult Women - Plant Foods Hum Nutr. – Jun, 74(2), 200-203, 2019).

Meglio il pepe o il cocomero? Più gradevole dissetarsi con l’acqua o con il cocomero? Meglio usare farmaci e una dieta ristretta o mangiare il nutraceutico cocomero? Antiche o nuove conoscenze? Nel suo multimillenario successo il co-comero così è (se vi pare), direbbe Luigi Pirandello (1867 – 1936).