Quando un volantino cambiò la vita di una donna (e di milioni di animali)

Nel 1964 Ruth Harrison pubblicò "Animal Machines: The New Factory Farming Industry", un’opera destinata a lasciare un segno profondo nella storia del movimento per la protezione degli animali.

di Giacomo Lorenzini
  • 01 July 2026

Verso la fine del 1960, Ruth Harrison, una tranquilla casalinga londinese sposata con un architetto, trovò nella cassetta delle lettere un opuscolo insolito. Non si trattava dell’ennesima pubblicità del supermercato di quartiere né di una proposta commerciale, ma di un campaign leaflet diffuso dalla Crusade Against All Cruelty to Animals, organizzazione britannica nata dalla convinzione che le tradizionali associazioni animaliste stessero sottovalutando le conseguenze delle nuove forme di produzione zootecnica industriale.
Pur adottando il linguaggio visivo della pubblicità di consumo e della stampa popolare, il volantino perseguiva un obiettivo ben diverso: denunciare le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi e invitare i cittadini a interrogarsi sui costi etici nascosti dietro il cibo a basso prezzo. Polli da carne, galline ovaiole e vitelli destinati alla produzione di carne bianca erano i protagonisti di immagini e testimonianze destinate a colpire profondamente il lettore. La grafica era studiata con attenzione. Titoli provocatori, fotografie di animali confinati in spazi angusti e testi sintetici ma incisivi accompagnavano una sezione particolarmente significativa, intitolata What You Can Do, che suggeriva una serie di azioni concrete: scrivere ai parlamentari, sostenere le campagne dell’associazione, informarsi, diffondere il messaggio e orientare consapevolmente le proprie scelte di acquisto. Il lettore non era più un semplice spettatore, ma veniva chiamato a diventare protagonista del cambiamento.
A rafforzare questo appello compariva una frase in evidenza, destinata a imprimersi nella memoria: “All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing”, ovvero: “Tutto ciò che è necessario affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla.” La citazione trasformava la questione del benessere animale in una responsabilità morale collettiva, suggerendo che l’indifferenza contribuisse indirettamente al perpetuarsi delle sofferenze denunciate.
Tra le immagini più impressionanti figurava quella di alcuni giovani bovini rinchiusi nei loro stalli, accompagnata dalla drammatica didascalia: “BROILER” CALVES – in prison for life! (Vitelli da ingrasso – prigionieri per tutta la vita!). Una formula volutamente provocatoria che assimilava metaforicamente le condizioni di vita degli animali alla detenzione carceraria, suscitando indignazione e compassione. Altrettanto efficace era il titolo che dominava la pagina: “Cheap food? YES! But is it good food?” (“Cibo economico? SÌ! Ma è buon cibo?”). Lo slogan metteva in discussione l’idea che il prezzo contenuto rappresentasse necessariamente un vantaggio, invitando il consumatore a riflettere sulle conseguenze etiche della produzione industriale. Il testo sosteneva le proprie accuse attraverso descrizioni dettagliate delle pratiche di allevamento e richiamando osservazioni di giornalisti, veterinari ed esperti del settore.
Per Ruth Harrison l’impatto fu straordinario. Cresciuta in un ambiente progressista e vegetariana per convinzione, conosceva ben poco delle realtà descritte nel volantino. Decise allora di verificare personalmente quelle informazioni. Per tre anni visitò allevamenti e macelli, consultò studi scientifici, intervistò allevatori, ricercatori e rappresentanti politici, raccogliendo una mole impressionante di dati e testimonianze. Da quel lavoro nacque Animal Machines. Il libro portò all’attenzione del grande pubblico le sofferenze causate dal factory farming e provocò un’ondata di indignazione senza precedenti. Le sue rivelazioni contribuirono ad aprire un dibattito nazionale che avrebbe portato il governo britannico a promuovere alcune delle prime importanti riforme in materia di benessere animale.
Ma questa è un’altra storia!

Sotto: un particolare del volantino della Crusade Against All Cruelty to Animals.


Da:
Heleen van de Weerd e Victoria Sandilands
Bringing the issue of animal welfare to the public: A biography of Ruth Harrison (1920–2000).
Applied Animal Behaviour Science
,113 (2008), 404–410.