Nel 1919, Darius Milhaud (1892 – 1974) compone una delle sue opere più scandalose, un ciclo vocale di sei canti pastorali intitolato Machines agricoles (Op. 56) dedicato a Les Six (Gruppo dei Sei) oltre allo scrittore Jean Cocteau (1889 – 1963). A Les Six, oltre a Milhaud, fanno parte Francis Poulenc (1899 – 1963), George Auric (1899 – 1983), Arthur Honegger (1892 – 1955), (Germaine Marcelle Tailleferre (1892 – 1983), Louis Durey (1888 – 1979) e vogliono una musica leggera, chiara, quotidiana, giovane e ironica contrapposta a quella di Richard Wagner (1813 – 1883) e di Claude Debussy (1862 – 1918).
Le Machines agricoles sono un ciclo di sei canti pastorali costruiti su un insolito libretto: i testi non sono poesie tradizionali, ma le schede tecniche di macchinari agricoli tratte direttamente da un catalogo commerciale. Ogni parte della serie prende il nome di una macchina agricola: n. 1 La Moissonneuse espigadora (mietitrice, macchina per raccogliere il raccolto), n. 2 La Faucheuse (tagliaerba), n. 3 La Lieuse (legatrice), n. 4 La Déchameusesemeuse-enfouisseuse (aratroseminatore - scavatrice), n. 5 La Fouilleuse-draineuse (Aratro drenante sottosuolo), n. 6 La Faneuse (voltafieno).
Musiche pastorali non sono una novità, basta ricordare la Sinfonia n. 6 in Fa maggiore, Op. 68 nota come Pastorale di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) eseguita per la prima nel 1808 a Vienna e nella quale la musica si richiama ai suoni della natura, non descrive lavori dei campi ma l’atmosfera campestre del ruscello, temporale, ringraziamento dei contadini dopo la tempesta. Prima del Millenovecento le macchine non esistono in musica ma nel ventesimo secolo, soprattutto dal Futurismo in poi, le macchine ispirano tutte le arti e tra queste anche la musica nella quale i compositori sono innamorati del rumore, del ritmo, della velocità industriale. Tra i tanti musicisti è sufficiente ricordare che Arthur Honegger, del Gruppo dei Sei, nel 1923 compone Pacific 231, locomotiva a vapore con l’orchestra che parte lenta, accelera, sbuffa, fischia, parte da Parigi e finisce con una frenata di fiati. Darius Milhaud, con i sei canti pastorali delle Machines agricoles, mette in musica i lavori dei campi con le sue macchine.
Il primo episodio del ciclo, la mietitrice, presenta il concetto del compositore per l'intero ciclo e allontana gli ascoltatori dal ridere del titolo provocatorio con un suono pastorale e trasparente mentre il soprano canta il testo (catalogo commerciale delle macchine) trasferendo con successo le caratteristiche del contenuto e trasmettendo all'ascoltatore una descrizione insolita di un meccanismo conveniente. Il secondo episodio, il tagliaerba, si basa su un principio completamente diverso creando l'idea di un movimento meccanico e allarga il messaggio pubblicitario della macchina. Il terzo brano, la legatrice, dà un nuovo aspetto del movimento meccanico che si basa sulla struttura della macchina in acciaio e tubi quadrati. L’aratro-seminatore del quarto brano viene eseguito a tempo lento in un contrasto strumentale e di tempo con le parti precedenti, descrivendo i vantaggi di questa macchina, usando anche strumenti a corda non usati nelle parti precedenti. Il quinto pezzo, drenaggio per rimuovere l'acqua dalle paludi o dai terreni umidi, è costruito in due parti come la macchina. La sesta e ultima parte, il voltafieno, ha un ritmo complesso, ricco di materiale musicale con un’ultima strofa che è riprende il tema principale e completa il viaggio musicale. Un insieme che crea un paesaggio musicale profondo e affascinante, dove ogni strumento suona una propria linea melodica unica che si intreccia con gli altri per creare una polifonia complessa ed entusiasmante.
L’opera pastorale di Milhaud esce quando è appena terminata la Grande Guerra, in contrasto con quanto avvenuto con l’esplosione delle macchine, dai carri armati agli aeroplani. Le Machines agricoles con il pastoralismo rivela importanti linee guida artistiche come dimensione spirituale speciale dell'esistenza umana nell'ambiente post-apocalittico dell'Europa del dopoguerra. Un pastoralismo nel quale fondamentale è l'autorealizzazione dell'artista nel contesto delle tradizioni musicali francesi, indissolubilmente legati ai concetti di padronanza, chiarezza e completezza che testimonia la profondità del concetto del ciclo pastorale e il suo ruolo nel plasmare l’opera creativa dell’autore.
Le Machines agricoles ancora oggi attraggono l’interesse dei critici, non ultimi gli ucraini Valeriya Zharkova e collaboratori che nel 2023 e 2024 dedicano loro studi basati sulla analisi della loro struttura, temi musicali, armonia, ritmo, texture e tecniche musicali impiegate dal compositore per trasmettere il contenuto emotivo dedicando attenzione alle caratteristiche della linea ritmica e melodica che riproducono l'atmosfera e le sfumature dei sentimenti insiti nel testo. Un approccio che permette all'ascoltatore di sperimentare la bellezza delle melodie e la profondità delle emozioni che l'artista ha messo nella sua creazione.
La struttura del ciclo vocale, con ogni sezione intitolata a un attrezzo agricolo, enfatizza le caratteristiche meccaniche della vita moderna, mentre il vocabolario melodico di Milhaud reinterpreta questi elementi industriali come emblemi della resilienza e dell'inventiva umana. Per questo ancora oggi le Machines agricoles sono di interesse generale e non solo dei critici musicali.
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