La diversità genetica del pomodoro per rafforzare la resilienza degli agro-ecosistemi mediterranei

di Alessandra Gentile
  • 18 March 2026

Il 5 marzo 2026, nella suggestiva Sala Cinese del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sede di Portici, si è svolto il workshop conclusivo del progetto PRIN PNRR “Tomato Genetic Diversity for Enhancing Resilience of Agro-systems in Mediterranean Environment (TomResAMed)”.
L’iniziativa, organizzata con il patrocinio di EUCARPIA, della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili e della Società Italiana di Agronomia, ha posto al centro del dibattito la valorizzazione della diversità genetica del pomodoro quale leva strategica per rafforzare la resilienza degli agro-ecosistemi mediterranei, in un contesto sempre più condizionato dai cambiamenti climatici e dalle crescenti pressioni ambientali.
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del prof. Francesco Pennacchio, vicedirettore del Dipartimento di Agraria, del prof. Luigi Frusciante, accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, della prof.ssa Mara Ercolano, presidente di EUCARPIA, e del prof. Albino Maggio, vicepresidente della Società Italiana di Agronomia.
Sono seguiti due interventi ad invito di particolare rilievo scientifico.
Il prof. Albino Maggio ha affrontato il tema della salinizzazione dei suoli su scala globale, evidenziandone la crescente incidenza e distribuzione geografica. In particolare, è stato sottolineato come l’Africa rappresenti l’area maggiormente interessata dal fenomeno, con oltre 80 milioni di ettari coinvolti, mentre l’Europa si colloca al quarto posto con più di 20 milioni di ettari. Il relatore ha distinto tra salinizzazione primaria, associata ad esempio all’infiltrazione di acqua marina, e salinizzazione secondaria, più diffusa nei sistemi agricoli e legata all’irrigazione e a un drenaggio inefficiente. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo del cambiamento climatico, che attraverso l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni contribuisce ad aggravare il fenomeno. Sono state infine illustrate possibili strategie di mitigazione, tra cui la razionalizzazione della concimazione minerale, l’utilizzo di acque non salmastre, l’impiego di varietà tolleranti, la sostituzione di colture sensibili con specie più adattate e la valorizzazione di piante alofite.
La prof.ssa Cinzia Montemurro ha approfondito il tema dell’editing genomico applicato al pomodoro, specie di riferimento nelle biotecnologie avanzate. Dopo una panoramica sulle principali tecnologie di manipolazione genetica, la relatrice ha evidenziato le criticità ancora presenti nei processi di trasformazione, in particolare nelle specie arboree e in alcune erbacee recalcitranti alla coltura in vitro. Sono stati presentati casi studio relativi a piante editate di interesse agronomico, con particolare attenzione ai geni coinvolti nella resistenza e tolleranza agli stress abiotici (freddo, alte temperature e siccità), sottolineando la natura quantitativa e complessa di tali caratteri. In conclusione, sono stati illustrati i risultati ottenuti, in collaborazione con l’Università di Valencia, relativi allo sviluppo di linee di pomodoro T2 editate con ridotto potenziale allergenico.
La seconda parte del workshop è stata dedicata agli interventi dei responsabili delle unità operative del progetto, che hanno presentato i principali risultati conseguiti.
Il prof. Luigi Tedone (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) ha illustrato i risultati della caratterizzazione agronomica ed eco-fisiologica, condotta in pieno campo, della collezione di riferimento e di genotipi selezionati in condizioni di stress salino. Le valutazioni hanno riguardato parametri produttivi, fisiologici e qualitativi, consentendo di evidenziare differenze significative nella risposta dei diversi materiali genetici. Sono stati inoltre testati interventi agronomici di mitigazione, tra cui l’impiego di microrganismi benefici (micorrize e PGPR) e l’utilizzo di un Decision Support System (DSS) per l’ottimizzazione della gestione irrigua e il controllo della salinità della soluzione circolante.
Il prof. Antonio Di Matteo (Università degli Studi di Napoli Federico II) ha presentato lo sviluppo di una core collection di Solanum lycopersicum var. cerasiforme e la costruzione del pan-GSTome, che ha permesso di identificare varianti alleliche e strutturali nei loci della famiglia genica GST (Glutatione S-transferasi). Attraverso l’editing genomico mediante tecnologia CRISPR/Cas9 su loci selezionati e l’impiego di piattaforme di fenotipizzazione ad alta processività, è stato validato il ruolo funzionale di geni candidati nella risposta alla salinità. L’unità ha inoltre sviluppato modelli trascrittomici comparativi per definire le reti regolative coinvolte nello stress salino, selezionato accessioni tolleranti e suscettibili e avviato programmi di breeding a partire da linee avanzate caratterizzate da maggiore tolleranza.
Il dott. Vincenzo Montesano (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante, CNR) ha illustrato le attività di analisi di associazione genetica e di integrazione di dati multi-omici (genomici, fenotipici e trascrittomici), finalizzate all’identificazione di aplotipi superiori. L’unità ha inoltre contribuito allo sviluppo di modelli di biologia dei sistemi e di marcatori molecolari, strumenti chiave per l’applicazione di strategie di precision breeding.
Nel complesso, il progetto TomResAMed ha consentito la realizzazione di una piattaforma integrata genomica e fenotipica per l’identificazione e la valorizzazione della variabilità genetica nei loci GST, con significative ricadute applicative nel miglioramento genetico di precisione e nella gestione sostenibile dei sistemi colturali in ambienti soggetti a elevata salinità. Il workshop ha rappresentato un momento di sintesi e confronto scientifico, evidenziando il contributo del progetto allo sviluppo di soluzioni innovative per l’agricoltura mediterranea.