Thomas Jefferson e i Georgofili

di Zeffiro Ciuffoletti
  • 15 July 2026

Non sarebbe possibile affrontare questo tema senza ricordare che fu proprio Ildebrando Imberciadori ad affrontare questo argomento in una lettura accademica tenuta il 4 giugno del 1976 (Atti Accademia dei Georgofili, vol. XXIII). Era, allora, il bicentenario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d'America e il titolo della lettura di Imberciadori era esplicito: "Per l’indipendenza degli Stati Uniti. Ricordo di Filippo Mazzei (1730-1816) l’amico di Thomas Jefferson".
L'importante lettura accademica teneva conto del fatto che proprio un grande georgofilo e fondatore della Cassa di Risparmio di Firenze come Gino Capponi fu colui che a sue spese fece pubblicare in Svizzera nel 1845-46 le "Memorie di Filippo Mazzei", appunto l’amico di Thomas Jefferson.
Thomas Jefferson (1743-1826), fu il terzo presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1801 al 1809. Come è noto, Jefferson ebbe un ruolo di primo piano nella lunga lotta delle colonie inglesi in America per la loro indipendenza. Fu anche il principale estensore della Dichiarazione di Indipendenza del 1776. Come si diceva, Filippo Mazzei fu il suo consigliere e amico sino alla fine della sua vita, a Pisa nel 1816. Jefferson conosceva bene le culture dell’Illuminismo in Europa ed ebbe relazioni strette con intellettuali europei di cui leggeva le opere maggiori. In questo ruolo il toscano Mazzei, che ben conosceva il mondo della cultura illuministica europea, fu uno degli anelli importanti della sua vasta cultura. Poi si deve tener presente che nel 1785, dopo la fine della guerra con l’Inghilterra (1783), Jefferson successe a Benjamin Franklin come ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi. Jefferson venne anche in Italia, in Lombardia, ospite del conte milanese Francesco Dal Verme. Dal Verme, al momento della fine della guerra per l'indipendenza nel 1783, era andato negli Stati Uniti. Si tenga presente che Jefferson conosceva la forza della cultura illuministica italiana, come nel caso di Cesare Beccaria, di cui leggeva in italiano la grande opera "Dei delitti e delle pene", opera che divenne la base del pensiero giuridico-filosofico del Codice penale della Virginia e della stessa Dichiarazione del 1776.
In effetti Jefferson stabilì a Parigi stretti rapporti con i membri più influenti del "partito dei patrioti" e in primo luogo con La Fayette, al quale consegnò una bozza della Dichiarazione dei diritti da presentare al re. La stessa Dichiarazione dei diritti elaborata da La Fayette per la Francia, fu sottoposta alla supervisione di Jefferson, la cui casa a Parigi diventò un luogo di incontro e di elaborazione politica. Naturalmente il debutto delle masse nella scena politica francese e la violenza impressionò sia Jefferson che Mazzei. Thomas Jefferson era profondamente convinto, allora, dell'unità culturale del mondo atlantico, dell'Occidente. Anzi si illuse che la rivoluzione americana e i suoi valori di libertà e di democrazia potessero diventare utili nella lotta dei francesi contro la monarchia assoluta.
Nell'ottobre del 1789 Jefferson ritornò in America essendo stato nominato Segretario di Stato. Continuò, però, a seguire con grande interesse gli sviluppi della rivoluzione in Francia. Si accorse molto presto, come del resto lo stesso Filippo Mazzei, diventato informatore del Re di Polonia Poniatowski, che il giacobinismo portava con sé la politica del terrore. L'Europa non riusciva a liberarsi del demone rappresentato dai due estremi e cioè il dispotismo delle monarchie assolute e quello di matrice giacobina.
Gli studi di Imberciadori ci hanno indicato un altro aspetto importantissimo dell'attività di Thomas Jefferson in Europa, e cioè l'interesse per l'agricoltura. Un tema cruciale per le ex-colonie che nel 1790 avevano solo 3,9 milioni di abitanti che erano soliti, compresi gli schiavi neri, e 7,2 milioni nel 1810.
Thomas Jefferson era un grande proprietario di terre nella tenuta di Monticello in Virginia, dove prevaleva una sorta di monocoltura di cereali e tabacco (poi arrivò il cotone e con esso la schiavitù). A Monticello fu accolto Filippo Mazzei con l'idea di diventare un grande coltivatore. Tanto che Jefferson mise a disposizione gratuita del toscano, che aveva già comprato 160 ettari da un proprietario che non aveva schiavi e non riusciva a coltivare tutte le terre che aveva con la sua famiglia, ben 800 ettari di terra. Tanta terra ma tutta da disboscare e rendere coltivabile. Rendere le terre americane coltivabili, specialmente negli stati del Sud era impresa non facile. Con operai bianchi e neri Mazzei cominciò a disboscare, piantare e seminare, lottando contro macchie impenetrabili, animali selvatici e difficoltà di ogni tipo. Mazzei, però, più di Jefferson aveva l'intento del commerciante e tentò anche una grande impresa con altri 31 proprietari, compreso Jefferson stesso. Si trattava di una Compagnia per la produzione e il commercio di vino, olio, piante di agrumi e seta.
Era il 1774 e la guerra di indipendenza stava per cominciare. Per cui l'impresa di Mazzei, che era presidente e amministratore della società, era destinata al fallimento anche perché in Virginia non c'erano le competenze di coltivatori di viti e olivi, tanto che una decina di contadini vennero portati in America dalla Toscana. Fra l'altro il clima, allora nel pieno della "piccola glaciazione", provocò delle "gelate" che colpirono il grano e seccarono quasi tutti i frutti, agrumi e olivi. Persino le viti, importate dalla Toscana fallirono. Solo Jefferson continuò con un certo successo la coltivazione delle viti nelle sue terre collinari e riuscì a produrre del buon vino.
L'America delle ex-colonie, appena nata, sembrava destinata a diventare un grande paese agricolo nella marcia verso le pianure e le montagne del Far West.
L'Accademia dei Georgofili fu molto sostenuta dal giovane Granduca Pietro Leopoldo, giunto in Toscana nel 1765 proprio nel bel mezzo dell'ennesima e tragica crisi frumentaria, con morti di fame lungo le strade. Non solo dotò di un finanziamento e di una sede l'Accademia, ma concesse alla stessa Accademia l'"Orto sperimentale botanico". La sede dell'Accademia a partire dal 1767 fu collocata in Palazzo Vecchio. La direttrice di fondo della cultura economico-agraria dei Georgofili fu, sempre, persino nei momenti di crisi, quando spiravano richieste di protezione delle produzioni locali, "la perfetta libertà di commercio".
Matteo Tolomeo Biffi, uno dei primi accademici, pubblicò nel 1793 un opuscolo a favore della libertà del commercio frumentario e nel 1798 Uberto Nobili si richiamava alla libertà di commercio "come già si era felicemente sperimentata in Toscana sotto il governo del Granduca Pietro Leopoldo".
Persino quando nel 1799 il granduca Ferdinando esulò a Vienna e il Senato fiorentino tolse la "libertà di estrazione" e ricostituì il sistema annonario, fu costretto a chiudere l'Accademia dei Georgofili (8 gennaio 1800) per evitare le proteste. Una volta riaperta nel febbraio del 1801, l'Accademia riprese a propugnare la libertà frumentaria. Tanto che nel 1803 Ludovico di Borbone, nominato Re d'Etruria, decise di abolire i provvedimenti annonari del Senato fiorentino.
La stessa Regina Elisa nel 1804 permise la libera estrazione delle derrate e nel giugno del 1805 concesse la più ampia libertà commerciale ai prodotti del suolo e del bestiame. Purtroppo, quando la Toscana fu aggregata all'Impero francese venne rimesso in vigore il sistema annonario. Di nuovo l'Accademia per bocca di Pietro Ferroni (15 settembre 1808) tornò a criticare il sistema protezionistico
Con il "blocco continentale" il protezionismo diventava una sorta di dichiarazione di guerra anche contro" i prodotti delle colonie americane che il blocco continentale aveva escluso dal commercio dell'Impero".
Sono questi gli anni in cui Jefferson è presidente e può apprezzare al meglio l'importanza dell'Accademia dei Georgofili e la sua coerenza in materia non solo tecnico-agraria, ma anche di politica economica e libertà di commercio. Libertà di commercio che ritorna proprio alla fine della dominazione napoleonica.
Appena il principe Rospigliosi prese possesso della Toscana a nome del Granduca, il 1° maggio del 1814, cominciarono le pratiche per tornare alle antiche libertà commerciali. Vittorio Fossombroni, Ministro degli Esteri e capo della Segreteria di Stato, convinse Ferdinando III a concedere quelle libertà che erano il lascito della politica del grande riformatore, il Granduca Pietro Leopoldo.
Il Fossombroni, appoggiato da Neri Corsini e Leonardo Frullani, sostenne il recupero delle norme sulla libertà commerciale. L'Accademia dei Georgofili era stata premiata e sostenne questa politica anche davanti alle gravi carestie che seguirono alle guerre di quegli anni e in particolare quella del 1816, "l'anno senza estate" per l'esplosione del Vulcano Tambora in Indonesia. Poi ci fu il crollo dei prezzi dei cereali sul mercato internazionale e molti avanzavano l'esigenza di protezione. Ancora una volta l’Accademia aprì il dibattito, ma alla fine difese la politica di libero scambio.
Questa coerenza non poteva essere ignorata dagli americani, che persino erano intervenuti con una squadra navale già nel 1805 nel Mediterraneo per colpire le basi dei "pirati barbareschi" che avevano attaccato una nave mercantile americana. Per loro, come per l'Accademia dei Georgofili, l'agricoltura era una necessità basilare per l'economia e nello stesso tempo la libertà di commercio era un principio fondamentale. Così ci fu un reciproco riconoscimento di principi ed intenti.
Nella seduta del 2 gennaio 1820 l'Accademia dei Georgofili, ritornata nel pieno delle sue funzioni, deliberò di fare una infornata di personalità e studiosi stranieri come suoi Soci Corrispondenti. Ben 35 su 44 nominati erano americani. Di questi, in particolare, ben tre dei cinque primi presidenti americani: Jefferson, Madison e Monroe. Poi ancora John Marshall, famoso Chief of the U.S. Supreme Court dal 1801, poi Robert C. Nicholas, Tesoriere della Virginia e il figlio Cary Nicholas che era Governatore dello Stato. Quei 35 nomi rappresentavano una bella fetta della classe dirigente di quel grande paese che era ed è gli Stati Uniti d'America.