“RacColti sul fatto”, il nuovo podcast sull’agroalimentare della Fondazione Invernizzi

Raggiunti 3 milioni di contatti sui social per una divulgazione scientifica rigorosa ma accessibile, affidabile e trasparente.

di Giulia Bartalozzi
  • 13 May 2026

La Fondazione Invernizzi, socio sostenitore dell’Accademia dei Georgofili, che promuove varie iniziative scientifiche e culturali nei campi dell’economia, delle scienze alimentari e della medicina, ha recentemente dato vita ad una serie di podcast per divulgare temi attuali che ci riguardano tutti da vicino ma sui quali talvolta è difficile farsi un’idea chiara.
I podcast realizzati sono presentati da Chimicazza e prodotti da Storielibere; nella terza puntata è stata intervistata la tecnologa alimentare Marina Carcea, membro del Consiglio accademico dei Georgofili, perché il tema affrontato era quello del cibo. Tra falsi miti, microbiota, dieta e salute, longevità, educazione alimentare
Ci siamo incuriositi e, dal momento che la comunicazione è da sempre un aspetto molto importante dell’attività dei Georgofili, abbiamo voluto saperne di più andando a parlare con i protagonisti: Manuela Rippo, responsabile dell’Ufficio Comunicazione della Fondazione Invernizzi, Alessandra Rossi di Storielibere e Chimicazza.

Cominciamo da Manuela, Fondazione Invernizzi: come è nata l’idea dei podcast? 
L’idea nasce dal desiderio di trovare un linguaggio nuovo, chiaro e accessibile per affrontare temi complessi e spesso circondati da fake news. Volevamo da un lato contribuire a fare chiarezza, dall’altro dare visibilità alle ricerche di docenti con i quali Fondazione Invernizzi lavora. Quando abbiamo individuato nel podcast uno strumento efficace, abbiamo scelto di partire dal sistema agroalimentare, che è centrale per la Fondazione e si collega naturalmente anche agli altri ambiti in cui operiamo, come la medicina e l’economia.

È la prima volta nell’ambito delle attività della Fondazione Invernizzi?
Sì, è la prima volta che utilizziamo il formato podcast. È per noi una sperimentazione importante, che si inserisce in un percorso più ampio di innovazione dei linguaggi della divulgazione e di una definizione della nostra identità attraverso i canali social, tra cui Youtube, dove pubblichiamo le nostre conferenze.

Quante puntate farete e con quali argomenti?
Per questa prima serie sono previste otto puntate, con pubblicazione fino al 18 giugno. I temi sono trasversali e riflettono le principali aree di interesse della Fondazione: agroalimentare, medicina, economia, sempre con un approccio divulgativo ma scientificamente rigoroso.
Nel corso degli episodi affrontiamo argomenti molto diversi tra loro: dal rapporto tra alimentazione e salute al microbiota, dai falsi miti sul cibo alla nutrizione e alla longevità, fino alle implicazioni economiche delle filiere agroalimentari, ai cambiamenti climatici, alla demografia e alle sfide future legate alla produzione sostenibile.
Abbiamo coinvolto voci autorevoli del mondo scientifico e accademico, tra cui Marina Carcea, membro del Consiglio accademico dei Georgofili. L’ultima puntata sarà registrata dal vivo al Salone del Libro di Torino il 18 maggio alle ore 14.15 (Sala Arena) e vedrà la partecipazione di Stefania De Pascale e Patrizia Caraveo, che offriranno uno sguardo sul rapporto tra agricoltura e spazio.

Perché avete scelto proprio Chimicazza come conduttore? Sceglie lui gli ospiti o lo indirizzate voi?
La scelta è nata da un confronto approfondito con Storielibere, con cui abbiamo lavorato per la realizzazione del podcast e che ne cura la produzione. Cercavamo una figura capace di unire competenza scientifica e capacità comunicativa, con un linguaggio chiaro e accessibile ma mai banale. Chimicazza ci è sembrato subito il profilo giusto: è un chimico, ha un approccio fresco, spontaneo ed entusiasta, ed è molto efficace nel dialogo con gli ospiti che intervista e con il pubblico.
Per quanto riguarda i contenuti, i temi vengono inizialmente proposti dalla Fondazione, in linea con le nostre aree di attività, e poi elaborati insieme a Chimicazza, che si occupa in prima persona della scrittura dei testi e delle ricerche di approfondimento. Anche la scelta degli ospiti è frutto di un lavoro condiviso: spesso proponiamo noi relatori con cui la Fondazione ha già collaborato – in molti casi docenti e ricercatori – garantendo così autorevolezza e continuità scientifica, mentre Chimicazza contribuisce a costruire il taglio narrativo e il dialogo dell’intervista.

Che ruolo ha la divulgazione nell’ambito delle attività che svolge la Fondazione Invernizzi?
La divulgazione è un elemento centrale della nostra missione, tanto che è esplicitamente prevista nel nostro statuto. Per noi significa rendere accessibili i risultati della ricerca e contribuire a una maggiore consapevolezza pubblica su temi rilevanti.
Lo facciamo in diversi modi: sostenendo la ricerca e le università, organizzando convegni – spesso anche in diretta streaming per raggiungere un pubblico più ampio – e attraverso i nostri canali digitali. Il podcast si inserisce in questo percorso come uno strumento ulteriore, capace di raggiungere pubblici nuovi con un linguaggio contemporaneo.
In questo senso, come ha sottolineato il Presidente della Fondazione Invernizzi, Prof. Giuseppe Bertoni: «Con RacColti sul fatto vogliamo contribuire a una conversazione pubblica più consapevole sull’agroalimentare, un settore centrale per la salute, l’economia ed il nostro futuro. Crediamo nel valore della divulgazione scientifica rigorosa ma accessibile, affidabile e trasparente: mettere in dialogo ricerca, innovazione e società significa offrire strumenti concreti per orientarsi tra dati, percezioni e falsi miti. Questo podcast rappresenta per Fondazione Invernizzi un investimento culturale sulle nuove generazioni e sulla qualità dell’informazione».

Alessandra di Storielibere, attraverso quali canali diffondete i podcast?
RacColti sul fatto, come quasi tutti i nostri podcast, è distribuito gratuitamente su tutte le piattaforme di ascolto, come ad esempio Spotify, Apple podcast, Amazon Music. A questa diffusione si affianca una strategia di promozione attraverso i nostri canali social e gli altri canali editoriali, come il sito e le newsletter, che ci consente di ampliare la visibilità dei contenuti.

Che impatto di pubblico avete ottenuto finora?
Con RacColti sul fatto, insieme a Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, ci proponiamo di rendere i temi dell’agroalimentare accessibili, con un approccio divulgativo ma rigoroso, intercettando un pubblico nuovo e curioso verso contenuti troppo spesso relegati a una dimensione di nicchia ma che, in realtà, incidono in maniera concreta sulla vita di ciascuno di noi. Ad oggi, nonostante la pubblicazione della serie non sia terminata, sono già stati superati i 3 milioni di contatti sui social media, segno dell’interesse verso le tematiche e dell’impatto del progetto.

Veniamo infine a Chimicazza: nella tua esperienza di comunicatore scientifico quali argomenti ritieni che siano maggiormente difficili da "tradurre" al grande pubblico e quali quelli che ne hanno maggiormente bisogno?
A me interessa in particolar modo il tema dell’energia: di come estraiamo e sfruttiamo determinate risorse per la produzione e il commercio dell’energia. Visto che ogni cosa che facciamo nella società dipende dalla nostra capacità di produrre energia, penso che questo sia uno dei temi più interessanti da trattare e anche quello che ha il maggiore impatto sulla vita di tutti. Non mi riferisco soltanto all’energia dei combustibili che utilizziamo per produrre elettricità ma anche all’energia di cui abbiamo bisogno come essere viventi. Il discorso dell’energia è legato indissolubilmente al discorso dell’utilizzo delle risorse, l’acqua, i terreni, il cibo fino anche al denaro; quindi, temi su cui tutti hanno riflettuto almeno una volta. 

Quali media sono, a tuo giudizio, più efficaci per arrivare a tutti i cittadini/consumatori? Il podcast è un metodo molto fruito?
Sicuramente YouTube rende molto fruibile tanta conoscenza, i social aiutano ad arrivare a un pubblico vasto ma si rischia molto di far parte soltanto di un grandissimo rumore, di una quantità esagerata di informazioni su qualsiasi tema che se assorbite dall’utente in maniera passiva perdono qualsiasi significato. Il podcast è una soluzione perché individua un argomento e cerca di parlarne in modo specifico e approfondito, con dei tempi chiaramente più lunghi rispetto a quelli dei social, ma anche un grado di approfondimento maggiore. 

Hai dei "trucchi", quando fai le interviste, per far parlare in maniera semplice e comprensibile gli uomini e le donne di scienza?
Non direi che ci siano particolari trucchi, cerco sempre di mettermi nei panni di chi ascolta e che potenzialmente non sa assolutamente nulla dell’argomento e quindi bisogna parlare in termini chiari, semplici e comprensibili altrimenti si rischia di parlare soltanto con chi già sa di che cosa stai parlando. Una comunicazione che a me non piace. Io cerco di essere “pop”, nel senso di popolare, accessibile.