Infezioni epidemiche su colture agrarie: la situazione in Italia

di Maurizio Conti

A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, nuove entità fitopatogene si sono diffuse nel nostro Paese in forma epidemica causando gravi danni a colture importanti. Gli interventi di lotta hanno consentito a tutt’oggi di contenere i danni ma con esito più o meno soddisfacente, a seconda dei patogeni coinvolti. Si tratta, in particolare, del virus della ‘Sharka’ o Vaiolatura delle drupacee (Plum pox virus, PPV), del fitoplasma della Flavescenza dorata della vite (Grapevine flavescence dorèe, GFD) e del batterio Xylella fastidiosa (XF) che ha colpito l’olivo.
PPV è un potyvirus (Potyviridae) caratterizzato da particelle filamentose, flessuose, lunghe circa 760 nm, trasmesse da afidi in modo non-persistente. Gli afidi che infestano le drupacee, quali Myzus persicae, Brachycaudus helichrysi, Hyalopterus pruni ne sono i vettori più efficienti e lo sono anche, più raramente, afidi parassiti di altre piante. Il virus è comparso all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso nella provincia di Cuneo diffondendosi in forma epidemica sull’ albicocco, coltivazione allora ampiamente praticata nella zona di Saluzzo, infettando anche peschi e susini. I sintomi su albicocco consistono in maculatura anulare ben evidente e assai tipica (tanto da consentire un primo approccio diagnostico, in pieno campo), clorotica sulle foglie e necrotica sui frutti che sono poi soggetti a cascola prima dell’invaiatura. Le perdite di raccolto sono gravi, molto spesso totali nelle piante giovani e nelle cultivar più suscettibili.
La presenza di GFD è stata segnalata in Italia già nell’ultimo dopoguerra ma la sua espansione epidemica è iniziata dall’Italia nord-orientale negli ultimi decenni del secolo scorso interessando poi rapidamente tutta la Valle Padana e parte dell’Italia centrale. Il fitoplasma associato alla malattia appartiene al gruppo ribosomico 16Sr-V ed è trasmesso dalla cicalina Scaphoideus titanus in modo persistente-propagativo. La distribuzione territoriale del patogeno è strettamente legata a quella dell’insetto vettore tanto che nell’Italia meridionale, dove GFD si riscontra raramente, S.titanus non è insediato in forma stabile malgrado vi sia stato ritrovato in più di un’occasione. Le viti colpite presentano vivace colorazione perinervale o settoriale delle foglie, rossa su vitigni ad uva ‘nera’ e gialla su quelli ad uva ‘bianca’, cui seguono accartocciamento infero e ispessimento della lamina, acinellatura, necrosi di foglie, tralci e frutti, morte. I sintomi, abbastanza tipici nella fase iniziale della malattia, divengono in seguito confondibili con altri di differente eziologia, come infezioni da ‘Bois noir’, infestazioni di cicaline, carenze e squilibri nutrizionali.
Infezioni di X. fastidiosa a carattere epidemico sono state individuate nel 2013 su piante di olivo nel Salento, in Puglia. Alcune osservazioni raccolte con le prime indagini, come la presenza di focolai di infezione distinti, suggeriscono però che esso fosse già presente da qualche anno. Si tratta di un batterio Gram-negativo, xilematico, trasmesso da cicaline Cercopidi dei Generi Phylaenus sp. e Neophylaenus sp. La trasmissione da parte di questi insetti presenta modalità che richiamano sia il processo di tipo non-persistente (assenza del periodo di latenza nel vettore) sia quello di tipo propagativo (moltiplicazione dell’agente patogeno nel vettore). Di X. fastidiosa sono note diverse ‘varianti’ o ‘subspecie’ tra le quali la ‘pauca’ è quella identificata in Puglia. Le piante di olivo reagiscono all’infezione con disseccamenti dapprima limitati alla vegetazione più giovane, poi estesi al resto della chioma determinando la morte di rami, branche e infine dell’intera pianta. Una volta nota la presenza della malattia, detti sintomi ne consentono il riconoscimento visivo. Tuttavia, poiché alterazioni simili possono essere indotte anche da altre cause (funghi vascolari, danni da agenti atmosferici, ad esempio), le fasi iniziali di infezione da X. fastidiosa possono anche essere ignorate per un certo tempo favorendo l’insediamento del patogeno.
Come la situazione imponeva, la lotta contro tutte le entità patogene citate è stata condotta con gli interventi previsti dalle norme di quarantena fitosanitaria, precisamente: 1) messa a punto di mezzi e procedure diagnostiche per l’identificazione dell’agente patogeno; 2) accertamento dell’area interessata dall’infezione; 3) isolamento della zona colpita e opportune segnalazioni; 4) contenimento degli insetti vettori; 5) eradicazione delle piante infette e di quelle adiacenti.
Delle tre fitopatie, la ‘Sharka’ risulta oggi contenuta con successo - sebbene ancora presente in forma endemica -  grazie anche ad una profonda trasformazione colturale che ha portato a sostituire gran parte degli impianti di albicocchi con altri di kiwi (questi ultimi, purtroppo, colpiti di recente da una grave ‘Moria’ in corso di studio). GFD conserva tuttora la diffusione territoriale originaria ma la sua incidenza è diminuita notevolmente, soprattutto nel Triveneto e nelle province di Asti e Alessandria, in Piemonte, nelle zone in cui vecchi vigneti sono stati eradicati e rimpiazzati da nuovi impianti di grande estensione, gestiti con mezzi meccanizzati e moderne tecnologie. Per quanto riguarda X. fastidiosa, la sua espansione può dirsi ancora in fase epidemica malgrado la lotta sia stata e sia tuttora condotta drasticamente, con mezzi sia tradizionali che innovativi. Si è anzi riscontrata una nuova comparsa del batterio nell’Argentario, in Toscana, dovuta alla ‘variante’ X. fastidiosa multiplex (D. Boscia, comunicazione personale).
A corollario di quanto sopra, sembra lecito rilevare che alcune caratteristiche del virus agente e dell’area infettata hanno contribuito in modo determinante al soddisfacente contenimento della ‘Sharka’, in particolare: l’estensione relativamente modesta del territorio infettato rispetto agli altri due patogeni; la sintomatologia indotta dal virus in albicocco, molto tipica e vivace, che ne ha agevolato l’individuazione precoce; la possibilità di rimpiazzare i frutteti colpiti con altra coltura, idonea al mercato e redditizia (oltre all’indennità corrisposta ai frutticoltori dalla Regione Piemonte).