Cambiamenti climatici e malattie delle piante: importante studio internazionale che chiude l’IYPH

Undici ricercatori provenienti da tutto il mondo sono stati chiamati a fare il punto sulle ricerche condotte fino a oggi sulla relazione tra malattie delle piante e cambiamenti climatici e a disegnare una strategia che venga adottata dai decisori politici per prevenire e mitigare i rischi connessi.
I cambiamenti climatici rappresentano una sfida molto importante da combattere per tanti settori scientifici. Le ricerche svolte in tutto il mondo sull’impatto che i cambiamenti climatici hanno sulle malattie delle piante non sono ancora sufficienti, ma già rappresentano un buon punto di partenza per trarre delle conclusioni ed elaborare delle strategie di prevenzione e mitigazione efficaci.
Questo è stato l’obiettivo dello studio fortemente voluto dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) che ha coinvolto 10 autori provenienti da tutto il mondo (Spagna, Iraq, Brasile, Australia, Stati Uniti, Sud Africa, Germania, Libano, Cina e Jamaica) ed è stato coordinato dalla Prof.ssa Maria Lodovica Gullino, Direttore di Agroinnova, il Centro di Competenza per l’innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino.
Il 2020 è stato l’Anno Internazionale della Salute delle Piante (IYPH2020), promosso dall’International Plant Protection Convention (IPPC), una grande occasione per valorizzare e promuovere il ruolo della salute delle piante nella vita di tutti i cittadini e per ragionare su cosa ci riserva il futuro e su quali azioni saranno necessarie per mantenere le piante sane e avere cibo sano e sicuro per tutti.
Tra i casi studio presi in considerazione dalla review anche il temutissimo punteruolo rosso delle palme, che ha colpito non solo l’Europa mediterranea ma anche tutto il medio oriente, la ruggine del caffè, la Xylella fastidiosa, che ha distrutto gli uliveti in Puglia, la peronospora della patata e della vite, e alcune specie di funghi che producono micotossine. A essi si aggiungono anche alcuni nematodi ed erbe infestanti.
Il Comitato direttivo dell’IYPH2020 ha così raccolto le competenze e le esperienze di patologi vegetali, entomologi, botanici, climatologi e analisti da tutto il mondo, con un compito molto preciso: mettere insieme le migliori strategie di prevenzione e mitigazione dei rischi legati ai patogeni vegetali e ai cambiamenti climatici. La scelta del coordinatore dello studio, la prof.ssa Maria Lodovica Gullino, è ovviamente poi ricaduta su chi lavora da anni sull’impatto dei cambiamenti climatici sulle malattie delle piante, su chi si è impegnato tanto nella promozione dell’IYPH2020 e su chi dirige un centro di ricerca internazionale distintosi per grossi progetti europei e per le numerose collaborazioni all’attivo in tutto il mondo.
"Le conclusioni fondamentali di questo studio dovrebbero allertare tutti noi su come i cambiamenti climatici possono influenzare il modo in cui i parassiti possono diventare infettivi, diffusi e gravi in tutto il mondo", ha affermato QU Dongyu, Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), durante la presentazione dello studio alla presenza dei rappresentanti dei ministeri dell'agricoltura e delle foreste della Finlandia e dello Zambia. "Lo studio mostra chiaramente che l'impatto del cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che chi opera sulla salute delle piante sta affrontando."

Fonte: Comunicato Stampa Univ. di Torino, 3/6/2021