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Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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04 luglio 2011

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La “Robinia pseudoacacia”: storia e curiosità di una pianta da amare

di Giorgio Nebbia

La “Robinia pseudoacacia” è così chiamata onore di Jean Robin (1550-1629), erborista e farmacista dei re francesi, che aveva avuto l’incarico di organizzare l’Orto botanico dell’Università di Parigi. I semi di robinia, provenienti dall’America, erano capitati nelle sue mani nel 1601; Robin li piantò e ne ottenne dei bellissimi alberi ornamentali, divenuti in poco tempo di gran moda e ben presto diffusi in tutta Europa. In Italia la robinia fu coltivata per la prima volta già nel 1602 nell’Orto botanico di Padova da dove si diffuse in Piemonte e in Lombardia. Alessandro Manzoni introdusse la robinia nel giardino della sua bella villa di Brusuglio in Brianza, e ne consigliò l’uso per il rimboschimento e il consolidamento dei terreni collinari erosi.
La robinia ha varie virtù: cresce rapidamente e spontaneamente, con tronchi diritti che possono superare i 15-20 metri di altezza e che raggiungono, in pochi anni, un diametro anche di un metro, sviluppando una gran massa di foglie che, per molti mesi, assicurano ombra e una gradevole vista nel periodo in cui si formano grappoli di fiori bianchi.
Oltre ad offrire un economico e sicuro sistema di difesa del suolo contro l’erosione, la robinia ha una elevata resa di biomassa: in molti casi, in un ettaro e in un anno se ne formano venti tonnellate avente un valore energetico equivalente a quello di molte tonnellate di petrolio.
La terza virtù sta nel fatto che essa è una leguminosa; le sue foglie hanno, perciò, un elevato contenuto di proteine, dal 200 a 250 grammi per chilogrammo di foglie secche, e sono quindi adatte per l’alimentazione del bestiame; inoltre le foglie che restano nel terreno restituiscono l’azoto al terreno stesso.
I fiori della robinia attraggono le api che elaborano un miele di qualità, molto buono, commerciato come “miele di robinia (o di acacia)”; un ettaro di robinieto in un anno può dare anche 800 chili di questo miele. Il maggiore interesse è rivolto al legno di robinia che è stato ed è usato come combustibile perché brucia bene, con poco fumo anche quando è ancora umido, e con elevato potere calorifico. Oltre che come combustibile tale legno, fra i più duri, resistente agli incendi, è molto ricercato sia per la fabbricazione di mobili, giocattoli di legno, parquet, addirittura case, sia per l’impiego come pali e traversine, resistenti nel terreno senza bisogno di alcun trattamento.
Se la robinia ha tante virtù, qualche difetto dovrà pure averlo. Lo scrittore Carlo Emilio Gadda aveva rimproverato a Manzoni di aver avuto la malaccorta idea di diffondere una così “pungentissima” pianta. Le virtù tecniche e commerciali devono però essere prevalenti perché la robinia è diffusa in tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale dove si stima una presenza di 2 milioni di esemplari. In Ungheria esiste addirittura un centro di ricerche, “Hungarobinia”, www.hungarobinia.hu/index_en.php, dedicato alla diffusione delle conoscenze scientifiche, ma soprattutto applicative della pianta e del suo legno.
In Italia le robinie sono state e sono abbastanza diffuse, come testimonino i numerosi alberghi e ville che ne portano il nome; ricerche sulla robinia come potenziale fonte energetica sono condotte presso l’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del CNR a Porano (TR).

(foto: www.flickr.com)

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Commenti

Enrico Lopa Bugarini - inserito il 27/05/2013

La robinia ha parecchie indiscutibili doti e un brutto difetto: alligna e prospera così tanto che diventa invadente. I suoi polloni radicali rispuntano un po' dappertutto. Perciò attenzione, non è l' ideale nei piccoli spazi e/o dove viene richiesto un certo ordine. Curiosità: in Italia viene quasi sempre chiamata erroneamente acacia, mentre acacia non è. Così accade al cosiddetto Miele d' acacia, che è invece della nostra (anche troppo)generosa Robinia.

ORLANDO DONATO - inserito il 03/03/2013

risposta al commento 000 000 del 19.06.2012 UNA PIANTA CON LE CARATTERISTICHE DESCRITTE E' SENZA DUBBIO UNA BENEDIZIONE SE LO SI GUARDA DAL PUNTO DI VISTA DELLA NATURA. SOLO L'EGOISMO E LA POCHEZZA DELL'UOMO, PUO' GIUDICARLA NEGATIVAMENTE.

massimo maron - inserito il 15/12/2012

è una pianta velenosa

mario miot - inserito il 19/06/2012

Cortesemente vorrei da voi una risposta in merito ad una grande acacia (robinia?) che ho in giardino. E' alta circa 16 metri ma in questo periodo sta già perdendo le foglie; ingialliscono e cadono. Mi sapreste dare un consiglio per averla di nuovo fresca e potente? Grazie per l'aiuto.

ooo ooo - inserito il 05/07/2011

come potete esaltare le virtù di una pianta così invasiva? E' una pianta da temere, altroché!!!

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