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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Il diritto alimentare ai Georgofili

Il 24 novembre 2016 si è svolto, all’Accademia dei Georgofili, un incontro di studio in occasione della presentazione della seconda edizione del libro, in inglese ma di autori italiani, editors Ferdinando Albisinni e Luigi Costato, intitolato "European and Global Food Law" edito dalla Wolters Kluver. Il volume è uscito contemporaneamente in lingua mandarina e pubblicato dall’Università di Pechino, che ha partecipato all’incontro con la ricercatrice di diritto alimentare cinese Juanjuan Sun.

L’incontro del 24 novembre ha costituito una importante occasione per confrontare lo stato della legislazione alimentare in buona parte del mondo. 
Concludendo, il prof. Costato ha messo in risalto il fatto che gli attuali problemi dell’alimentazione non consistono tanto, nei paesi sviluppati, nella Food Safety quanto, con particolare riferimento ai paesi meno fortunati del globo, dalla Food Security, e cioè  dalla quantità di cibo disponibile, e dalle proprietà energetiche di esso.
La PAC, abbandonando l’indirizzo produttivistico e passando a considerare l’agricoltore non tanto un imprenditore – produttore di beni quanto, invece, un fornitore di servizi ambientali, e non solo, ha provocato, unitamente ad una analoga, almeno per certi aspetti, politica statunitense, una minore abbondanza delle principal commodities agricole. Il fatto che le stesse soffrano di condizioni di prezzo, attualmente, molto depresse non smentisce l’assunto. Infatti, se da un lato la domanda sembra mancare, dall’altro la stessa non può essere esercitata da chi non dispone dei mezzi economici per metterla in atto. Dunque, a fronte di vere, grandi necessità, la precedente generosa politica di sostegno all’export di granaglie e riso verso i Paesi più poveri è stata abbandonata nella speranza, dimostratasi ad oggi vana, di riuscire a rinnovare l’Accordo Agricolo firmato a Marrakech. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e cioè l’emigrazione di massa di centinaia di migliaia di persone, probabilmente i meno poveri, verso l’Europa (ma anche verso il Sud Africa). Insomma, se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna, ovvero se non si può sperare in uno sviluppo e in una condizione decorosa a casa propria, si va dove queste condizioni sembrano raggiungibili.

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Latte ai raggi UV: novel food

Giovanni Ballarini

Anche il latte può diventare nuovo o, meglio, un Novel Food.Quest’alimento più antico del mondo, secondo la legislazione alimentare comunitaria e con il Regolamento (CE) 258/97, se è sottoposto a un processo di produzione non generalmente utilizzato che comporta nella sua composizione o nella sua struttura cambiamenti significativi del 
valore nutritivo, del loro metabolismo o della percentuale di sostanze indesiderabili deve essere esaminato e eventualmente approvato comeNovel Food. É quanto successo quando la Commissione Europea, con Decisione 2016/1189 ha autorizzato l’immissione sul mercato alimentare dell’Unione Europea di un latte alimentare trattato con raggi ultravioletti (raggi UV).
I raggi UV applicati in opportuna dose al latte pastorizzato hanno una duplice funzione. La prima è l’azione battericida che, unita a un trattamento termico di pastorizzazione, prolunga la vita (shelf life) del latte fresco (intero o scremato) da 14 a 21 giorni, con ovvi effetti commerciali. La seconda funzione del trattamento è che i raggi UV, agendo su un precursore presente nel latte, aumentano in quest’alimento la quantità di vitamina D, in modo analogo a quanto avviene nella pelle irradiata dai raggi solari.
Un aumento di vitamina D in un alimento di grande uso come il latte ha diversi aspetti, partendo dal fatto che quest’alimento, nelle normali condizioni di produzione, contiene solo tracce di questa vitamina, per cui sono già in commercio latti speciali nei quali questa vitamina è aggiunta come additiva, a volta anche assieme al calcio.
La vitamina D, contenuta nell’olio di fegato di merluzzo, uova, salmone e pesci grassi, fegato e alcune verdure in foglie, è anche prodotta dalla esposizione della pelle ai raggi solari e è necessaria per prevenire diverse malattie, prima di tutte il rachitismo infantile e giovanile.
In un’alimentazione variata e soprattutto con uno stile di vita sana all’aperto non vi è bisogno d’interventi supplementari di vitamina D, ma si stanno diffondendo condizioni particolari nelle quali la carenza di questa vitamina diviene pericolosa. Tra queste condizioni vi è l’alimentazione unilaterale di fasce povere della popolazione, la scarsa o nulla esposizione al sole per paura di tumori della pelle (melanoma), la necessità di vitamina D negli anziani a rischio di osteoporosi, la presenza di popolazioni con pelle scura in paesi a scarsa illuminazione solare, soprattutto se di fascia povera. Secondo alcuni studi, l’abitudine di donne che vivono completamente coperte e non ricevono un’adeguata quantità di radiazioni solari, espone i neonati a carenza di vitamina D e quindi al rachitismo. Bassi livelli di vitamina D sembrano associarsi anche a fenomeni depressivi: uno studio del 2013 pubblicato sul British Journal of Psychiatry su più di 30.000 individui trova una forte 
correlazione tra carenza di vitamina D e un più alto tasso di depressione. Altri studi suggeriscono l'efficacia della vitamina D nella cura di sintomi depressivi, sempre in virtù di un calo di esposizione alla luce solare, come accade tipicamente nei periodi autunnali e invernali e una dose di 300.000 UI è riuscita a migliorare lo stato di depressione in modo statisticamente significativo.

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Il consumo di carne nella storia

Dario Cianci

Gli archeologi ci dicono che l'Uomo è nato omnivoro ma è diventato un carnivoro, e lo è rimasto per milioni di anni, quando nelle ultime fasi del Paleolitico (30.000 ÷ 10.000 anni a.C.), si è accresciuta la sua dipendenza dai prodotti di origine animale perché aveva come cibo soprattutto selvaggina accompagnata da frutti o radici del proprio 
ambiente di vita.

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Un nuovo efficace limitatore naturale del Cotonello peruviano

Santi Longo

A partire dal 2007, in molti centri urbani siciliani, sono stati osservati repentini disseccamenti di siepi di Bouganvillea, dovuti alle gravi infestazioni sostenute dalla esotica Cocciniglia cotonosa Phoenacoccus peruvianus che, grazie alle favorevoli condizioni climatiche, già in primavera presenta elevate densità di popolazione.

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