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Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Il ruolo della ricerca nell’olivicoltura spagnola

Tiziano Caruso

Con oltre 2.5 milioni di ettari di oliveti e una produzione media annua prossima a 1.5 milioni di tonnellate di olio (rispettivamente il 25% delle superfici coltivate e il 45% della produzione nel mondo), attualmente la Spagna non ha rivali in questo settore produttivo. Nonostante l’olivicoltura spagnola tragga dai suddetti numeri larga parte della forza per dominare il mercato dell’olio di oliva, sempre più agguerrita si rivela però la competizione sul mercato globale. Paesi del Nord Africa (Tunisia e Marocco in particolare)  hanno da tempo avviato le azioni necessarie per migliorare sensibilmente lo standard qualitativo dei relativi prodotti, riuscendo a mantenere bassi i prezzi, attraverso il contenimento del costo della manodopera. Nuovi Paesi produttori (America del Nord e del Sud, Australia) mirano invece a soddisfare la pur modesta, ma crescente, domanda interna e ad affermarsi sul mercato internazionale facendo affidamento su aziende di estensione compatibile con elevati livelli di meccanizzazione, per limitare i costi di produzione. 
Il contesto sopra delineato ha da tempo stimolato i ricercatori spagnoli, che fanno capo a diverse istituzione scientifiche, a sviluppare nuovi modelli olivicoli per le diverse realtà agronomiche del Paese, altamente produttivi e con elevato grado di meccanizzazione della raccolta e della potatura, e ciò anche a costo di ridurre drasticamente le varietà diffuse in coltura. 

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Stessa biodiversità degli organismi diffusi in campi di mais convenzionali o transgenici

Federico Baglioni

L’avvento delle piante transgeniche (OGM) ha sollevato diverse preoccupazioni che riguardano, ad esempio, la possibilità che la modifica arbitraria dell’uomo possa avere ripercussioni negative sulla biodiversità. Poiché alcuni OGM sono stati progettati per resistere ad alcune classi d’insetti il rischio è che questi organismi possano compromettere l’abbondanza di insetti non target. Fermo restando che tale rischio si presenta anche utilizzando i normali insetticidi presenti sul mercato è importante valutare il possibile impatto ambientale degli OGM sull’ambiente e sugli ecosistemi. Per questo motivo un recente articolo pubblicato sulla rivista Environmental Entomology ("Comparative Diversity of Arthropods on Bt Maize and Non-Bt Maize in two Different Cropping Systems in South Africa") ha analizzato la presenza e abbondanza di artropodi su campi di mais in Sud Africa, confrontando i dati raccolti su campi convenzionali e transgenici. L’OGM in questione era il mais bt, coltura ingegnerizzata che contiene una tossina batterica, innocua per l’uomo, in grado di uccidere specifiche classi di insetti dannosi, come la Piralide.

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Boschi toscani e legname da lavoro. Per quale industria e per quali mercati?

Lapo Casini

In Toscana i boschi hanno un’importante collocazione agricola, occupando 1/3 della SAU. La filiera bosco-legno toscana è  “binomiale”, cioè ad una relativa abbondanza di dati sul bosco a monte (l’offerta potenziale di legname grezzo) si contrappone una conoscenza assai più carente degli operatori a valle (la domanda reale) 

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Le cure materne della Cimice della betulla

Santi Longo

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