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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Micro e nanoplastiche negli alimenti

Giovanni Ballarini

È indubbio che la plastica ha invaso i mari divenendo pericolosa per gli animali marini, un rischio per la loro sopravvivenza e per la pesca. Non bisogna però sottovalutare i pericoli della plastica che non si vede e che sta invadendo non solo la terra e i mari, ma anche gli alimenti con rischi non ancora determinati. Infatti le plastiche scaricate nelle acque o abbandonate sui terreni, sotto l’azione di diversi agenti anche atmosferici, vanno incontro a una disgregazione dalla quale originano delle particelle sempre più piccole fino a divenire invisibili a occhi nudo: microplastiche e nanoplastiche. Microplastiche sono una miscela eterogenea di frammenti, fibre, sferoidi, granuli, granuli, scaglie o perline di plastica di dimensioni comprese dai cinque millimetri a un decimo di millimetro. Nanoplastiche sono corpuscoli di plastica di dimensione, con struttura interna o struttura superficiale su scala nanometrica che va da uno a cento nanometri (milionesimi di millimetro). Anche per le plastiche bisogna evitare che si ripeta quanto avvenuto con l’amianto o asbesto, ritenuto un materiale sicuro quando è in forma compatta o inglobata con altri materiali, ma che diviene un potente cancerogeno quando si riduce in micro o nanoparticelle. Non bisogna inoltre dimenticando che numerose ricerche stanno dimostrando che microplastiche e nanoplastiche arrivano negli alimenti e per questo l’argomento è stato e rimane oggetto un argomento di indagini scientifiche e d’attenzione di organizzazioni internazionali quali l’Agenzia europea EFSA che nel 2016 ha emesso un’importante e dettagliata dichiarazione (EFSA Statement - Presence of microplastics and nanoplastics in food, with particular focus on seafood - 11 May 2016).
Le microplastiche presenti negli alimenti hanno diverse origini, la più importante delle quali sono i frutti di mare, gamberetti e pesci piccoli che le concentrano nei loro organi, mentre non sono presenti nel pesce grosso nel quale si elimina il tratto gastrointestinale. Vi è presenza di microplastiche anche nel miele, birra e sale da cucina. Non si esclude che le microplastiche contenute nelle farine di pesce date in alimentazione a polli e maiali possano finire negli alimenti da loro prodotti. Inoltre microplastiche possono provenire da altre fonti oltre al cibo, ad esempio nuovi prodotti tessili e altri processi come strumenti di cucina. Le microplastiche possono contenere anche additivi e assorbire contaminanti. Le microplastiche di maggiori dimensioni presenti negli alimenti sembra siano eliminate con le feci senza produrre danni significativi, mentre quelle di minori dimensioni possono attraversare la barriera intestinale causando un'esposizione sistemica. In un quadro di conoscenze sulle microplastiche ancora molto incompleto molto grave è che poco si sappia sui loro effetti sul microbiota digestivo, sulla potenziale formazione di nanoplastiche nel tratto gastrointestinale umano e non si abbia una sufficientemente precisa valutazione del rischio per la salute umana.
Molto scarse sono le conoscenze sulle nanoplastiche presenti negli alimenti o che arrivano all’uomo dall’acqua, aria, rilascio di macchinari, attrezzature e prodotti tessili di poliestere, poliammide, acrilico ed elastane (pile o pail) che durante la fase di lavaggio rilasciano grandi quantità di microparticelle di plastica. Per le loro dimensioni le nanoplastiche possono entrare nelle cellule ma le conseguenze per la salute umana sono ancora sconosciute, come ignoti sono gli effetti di processi del cucinare e cuocere sulle microplastiche. C'è anche mancanza di informazioni sul destino delle nanoplastiche nel tratto gastrointestinale e i dati disponibili riguardano soltanto il loro assorbimento e la distribuzione, mentre difettano informazioni sul loro metabolismo e escrezione.

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I Georgofili sono uniti e operosi!

Franco Scaramuzzi

Non è facile credere che l’attuale staticità della nostra società possa essere costante per un lungo periodo. Occorre quindi impegnarsi a predisporre nuove tecnologie e loro modalità di uso.
Tutti sappiamo come, verso la fine del secolo scorso, lo Stato italiano decise di trasferire le proprie competenze agricole alle Regioni. La nostra Accademia fu informata che non avrebbe più ricevuto il sostegno finanziario ministeriale, che da tempo era in atto. Da allora avremmo dovuto chiederlo a ciascuna Regione interessata ai temi in corso di studio ed elaborazione.
Vorrei solo ricordare che, all’inizio del III millennio, l’Accademia decise a provvedere coraggiosamente a costituire proprie Sezioni (ciascuna con un proprio Presidente e un Consiglio), almeno una per ogni 3 Regioni. Si provvide anche alla nomina di nuovi Accademici, per cercare di raggiungere equanimi numeri di Georgofili in tutte le aree della Penisola. L’iniziativa ebbe un rapido successo. Nel nuovo millennio, i Georgofili hanno infatti realizzato e sviluppato rapporti innovativi e un ruolo nazionale delle Sezioni, aggiungendone una 7a Sezione internazionale, a Bruxelles.
Come era logico e prevedibile, tutte le Regioni non hanno mancato di favorire iniziative nel proprio territorio. Spesso illustrando qualche modello scelto dalle Amministrazioni locali, Cooperative, Associazioni, ecc., per loro interessi diversi, economici e politici. Non mancano anche altre eccezioni competitive e molto confuse.
Si può rilevare che spesso studiosi, ricercatori, tecnici e altri innovatori, progettano e oggi mirano a costituire rapporti reciproci e collegialmente intrecciati (“reti”) tra attività collegiali, anche di grandi dimensioni e universalmente distanti. Questi modelli sarebbero di grande interesse anche per le singole Regioni autonome.

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Il blog dei Georgofili per i giovani

L'indimenticabile bomba ai Georgofili

Giovedì 27 maggio 1993: un boato nella notte sconvolse Firenze.
Ore 1.04: un’autobomba messa dalla mafia colpì il cuore della città, portandosi via 5 vite innocenti.

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Il doppio scudo protettivo dei Diaspini

Santi Longo

I Coccomorfa, meglio noti come Cocciniglie, sono un gruppo di insetti che, per la loro conformazione e per i rivestimenti protettivi del loro corpo, fino al ‘700 erano spesso considerati escrescenze delle piante alle quali erano attaccati con i lunghi stiletti boccali; e anche dopo essere stati riconosciuti come insetti, dallo spiccato dimorfismo sessuale, con femmine neoteniche e maschi neometabolici, non hanno mai suscitato l’interesse dei collezionisti, e sono rimasti  quasi esclusivo oggetto di studio degli specialisti.
Un peculiare gruppo è quello dei Diaspidoidi, così denominati perché il loro corpo è dorsalmente ricoperto dal follicolo, mentre, al ventre è presente un secondo strato isolante più sottile, intero o incompleto, denominato velo ventrale. Ai due involucri, che formano un doppio scudo, si deve il nome di Di-aspidi.

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