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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 giugno 2011

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L’albero è una minaccia per l’uomo?

di Alessandro Pestalozza

La domanda retorica lascia propendere per una risposta affermativa. In effetti episodi di schianti e cedimenti su abitazioni o su strade trafficate da automezzi o da semplici pedoni non sono eventi eccezionali. Possono tuttavia essere considerati eventi causabili solo da cause di forza maggiore nel caso vengano adottate consolidate tecniche di controllo e verifica.
Il VTA (Visual Tree Assessment) può ancora dirsi la tecnica più utilizzata a livello massivo. Collaudatissima, in quanto introdotta in Europa da Claus Mattheck sul finire degli anni 80, la tecnica si basa sull’individuazione di punti critici evidenziati dagli alberi come sintomi di anomalie interne, spesso in grado di comprometterne la stabilità. I cosiddetti “punti critici” sono il frutto di forme esterne anomale dovute alla crescita adattativa, all’ottimizzazione del design nel tentativo di ciascun albero di ripristinare un minimo e uniforme stress lungo tutta la sua struttura.
Martello ad impulsi elettronici, dendrodensimetri tipo Resistograph (ideato da F.Rinn et al.), tomografi ed altri strumenti possono contribuire a mettere in evidenza carie o cavità interne all’albero. Mattheck ha parametrizzato un valore soglia t (porzione residua di legno sano) che, rapportato ad r (raggio dell’albero), restituisce un valore t/r che, se maggiore di 0,3, fa considerare l’albero al di sopra della soglia di criticità. Questa procedura d’analisi non tiene tuttavia in considerazione le forze alle quali l’albero è soggetto né le proprietà specifiche delle qualità di ogni legno.

(Foto di Francesco Ferrini: maestoso esemplare di Platanus x acerifolia sradicato dopo una una tempesta di vento)

Abstract dell'intervento svolto nel corso della giornata di studio su:
LE NUOVE FRONTIERE DELLA PATOLOGIA FORESTALE URBANA
San Piero a Grado (PI), 13 Maggio 2011 inter_colonna1
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Commenti

Bruno Forieri - inserito il 15/06/2011

Premesso che la risposta a eventuali pericoli e danni dovrebbe essere fornita dal singolo, istituzione/ente, non vedo ancora il nesso tra monitoraggio professionale e prevenzione catastrofi. Frequente invece osservare minata la libertà dei cittadini che desiderano solo godere dell'Ambiente. Comunicazione professionale errata? Strategie di marketing territoriale che non tengono in considerazione temi come la patologia urbana? Superficialità da parte degli enti nell'attribuire o appaltare qoperazione sqelvicoltura? In fondo, in questo 2011, scienza e tecnologia corrono di pari passo e arricchiscono sempre più le competenze dei professionisti...

Paola Ruffoli - inserito il 15/06/2011

in ambito urbano se le specie destinate a costituire alberature per parchi, viali e giardini fossero più consone a tali usi e meno soggette alla moda del momento forse tanti schianti e danni potrebbero essere evitati. Idem de tale patrimonio vegetale fosse messo a dimora e mantenuto da personale maggiormente preparato anziche' da personale comunale spesso armato di buone intenzioni ma assolutamente ignaro circa la corretta manutenzione del verde, specie quello pubblico.

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