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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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08 febbraio 2011

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Nuovi vitigni da incroci con il Sangiovese

di P.L. Pisani

Il “Sangiovese” è il vitigno più estesamente coltivato in Toscana, dove costituisce la base fondamentale o esclusiva dei vini più famosi della Regione. Seppure caratterizzato da attitudini enologiche indubbiamente elevate e da buone capacità di adattamento ai diversi ambienti in cui viene coltivato, in alcune situazioni pedoclimatiche e colturali, ed in annate con andamento meteorologico sfavorevole, i vini a base di “Sangiovese” possono risultare non pienamente soddisfacenti per quanto riguarda il corpo, il contenuto in polifenoli e in aromi ed il colore, che tende ad indebolirsi durante l’invecchiamento. Tali carenze possono essere attenuate sia con l’adozione di una adeguata tecnica colturale, sia, soprattutto, con la scelta di cloni dotati di migliori caratteristiche qualitative. Tuttavia, le possibilità di miglioramento genetico per selezione clonale sono circoscritte entro i limiti della naturale variabilità intravarietale del vitigno, mentre molto più ampia variabilità potrebbe essere conseguita con il suo incrocio con varietà dotate in misura elevata di quelle caratteristiche di cui, in certe condizioni, il “Sangiovese” può risultare carente.
    Presso il Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’Università di Firenze sono stati effettuati nel 1990 incroci del “Sangiovese – clone R10” con “Abrusco”, “Colorino”, ”Cabernet Sauvignon”, Pugnitello”, “Tinturier”. I primi risultati dei sistematici pluriennali rilievi effettuati sulle caratteristiche bio-agronomiche ed enotecniche delle discendenze degli incroci hanno consentito di individuare  due progenie particolarmente meritevoli di attenzione, - derivate una dall’incrocio con “Tinturier” e l’altra con “Pugnitello” - , le cui uve, risultate dotate di caratteristiche sensibilmente migliori rispetto al “Sangiovese”, con particolare riferimento ai contenuti in zucchero, polifenoli totali, antociani estraibili, acidità - , hanno prodotto vini di elevata gradazione alcolica, con alti contenuti polifenolici e antocianici, risultati interessanti all’analisi  sensoriale.
    Mentre vengono proseguite sistematiche osservazioni sul comportamento vegeto-produttivo ed agronomico e sul valore enotecnico di altre discendenze dei vari incroci risultate promettenti, sono in corso ulteriori  rilievi sperimentali sulle due predette selezioni, al fine di richiedere il loro inserimento nella lista dei vitigni ad uva nera ammessi alla coltivazione in Toscana ed in altre Regioni.
                                       
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Commenti

ALESSANDRO CHIUSOLI - inserito il 11/02/2011

Caro Piero,grazie delle tue precisazioni, ma dove si possono apprezzare con analisi gustativa-sensoriale i risultati ? cari saluti dopo tanto tempo Sandro

Rolando Guerriero - inserito il 10/02/2011

Notizia interessantissima. E' l'ora di aprire la vetrina ammuffita dei vitigni tradizionali, naturalmente dopo la dovuta sperimentazione!

Cesare Intrieri - inserito il 10/02/2011

Caro Piero, era ora che qualcun altro facesse eco a quanto sostengo da tempo (vedi anche la mia presa di posizione sull'Informatore Agrario,n. 1 del 2011, pag. 60 ) . Le nuove varietà da incrocio controllato sono essenziali, perchè la selezione clonale ha ormaai fatto il suo tempo. Le varietà da nuovo incrocio saranno indispensabili per migliorare in modo "mirato" la nostra viticoltura. Ho visitato con l'amico Bandinelli il vostro magnifico vigneto dei nuovi incroci e spero proprio che il vostro lavoro abbia successo. La cosa da fare prima possibile è l'omologazione delle vostre accessioni. Complimenti e un cordiale abbraccio a te e a Roberto Cesare

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