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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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08 febbraio 2011

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Piante transgeniche: bisogna partire dall’evidenza scientifica senza pregiudizi

“Esortiamo chi è scettico o si oppone all’impiego di colture geneticamente ingegnerizzate e all’applicazione della genetica moderna in generale, a valutare attentamente l’evidenza scientifica connessa e i danni dimostrabili causati dal trattenere questa comprovata tecnologia da chi ne ha più bisogno “

di Piero Morandini

Dagli Atti della Settimana di Studio svoltasi nel Maggio 2009 presso la Pontificia Accademia delle Scienze su “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, emergono alcuni chiari messaggi scientifici:
1) Le piante coltivate (transgeniche o convenzionali) sono frutto dell’opera dell’uomo e non sopravviverebbero se l’uomo non se ne prendesse cura, come sperimenta ogni persona con un orto.
2) I metodi convenzionali di manipolazione delle piante (incrocio e selezione, mutagenesi, ibridi, diploidizzazioni…) lavorano sui geni e li modificano, seppure in modo meno predicibile della transgenesi.
3) I prodotti ottenuti con le moderne biotecnologie sono altrettanto o più sani di quelli delle piante convenzionali, come riconosciuto da numerosi organismi scientifici ed organizzazioni nazionali ed internazionali (accademie delle scienze, società scientifiche, OMS, FAO...). In Italia sono disponibili due “Consensus document” che affrontano il tema, sottoscritti da società scientifiche che radunano circa 10.000 ricercatori.
4) Le piante transgeniche comportano rischi che non sono di natura diversa da quelli delle piante convenzionali (per esempio esistono e sono coltivate anche in Italia delle piante tolleranti ad erbicidi ottenute con metodi convenzionali).
5) Già adesso sono numerosi i benefici (a seconda della piante: riduzione nell’uso di insetticidi, uso di erbicidi poco tossici, risparmio di carburante e di tempo, maggior produzione o più sana) anche per i paesi in via di sviluppo e per i loro agricoltori, che rappresentano infatti il 90% di coloro che usano le nuove sementi.
6) I benefici sarebbero ancora maggiori se la regolamentazione fosse sensata e scientifica.
7) L’eccessiva precauzione dei paesi ricchi e una ricca mitologia causano inutili sofferenze (sotto forma di morte e malattie come la spina bifida e la cecità) ai paesi poveri prevenendo l’impiego di questa tecnologia alle loro colture per risolvere i loro problemi.

Tutti gli atti della Settimana di Studio e la dichiarazione sottoscritta dai partecipanti sono accessibili al sito della rivista New Biotechnology:
http://www.sciencedirect.com/science/issue/43660-2010-999729994-2699796

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Commenti

ALESSANDRO CHIUSOLI - inserito il 11/02/2011

PERCHE' SI SENTE SOLO LA VOCE, POLITICIZZATA, DI CHI NON CONOSCE LA REALTA' DELLA RICERCA SCIENTIFICA E MAI, O QUASI, QUELLA DI CHI CI LAVORA DA UNA VITA? PERCHE', PURTROPPO, I MEDIA SCRIVONO QUELLO CHE LE PIAZZE VORREBBERO SENTIRSI DIRE: OGGI-DAI A QUEL CANE !"

Enrico Porceddu - inserito il 10/02/2011

Disse l'attuale sindaco di Roma quando era ministro dell'agricoltura:" so bene che gli OGM non fanno male né all'ambiente né alla salute del consumatore, ma abbiamo preso una posizione politica". E allora?! Saluti Enrico Porceddu

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