terra acqua aria sole vita agricoltura cultura

Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

logo_georgofili

26 gennaio 2011

top_colonna1

Stampa

Il mais Bt geneticamente modificato protegge il mais convenzionale e fa risparmiare gli agricoltori del Corn Belt statunitense

di Valeria Terzi

La previsione, fatta su basi teoriche, di una riduzione della popolazione di piralide in aree agricole in cui c’è la coesistenza di mais convenzionale e Bt si è rivelata esatta, confermata da rilievi entomologici pluri-decennali pubblicati da Hutchison et al (2010) sulla prestigiosa rivista Science.
Come noto, il mais transgenico Bt è stato ingegnerizzato con sequenze geniche provenienti da Bacillus thuringiensis, per esprimere proteine ad effetto insetticida in risposta all’attacco di insetti fitofagi, tra cui Ostrinia nubilalis o piralide. La coltivazione del mais Bt è da tempo parte integrante dell’agricoltura statunitense: nel 2009 copriva un areale di 22,2 milioni di ettari, pari al 63% della superficie agricola di quel Paese.
Il gruppo di ricercatori, coordinato dall’entomologo William Hutchison dell’Università del Minnesota, ha valutato gli effetti della coltivazione di mais transgenico Bt sulla presenza di piralide in vaste zone maidicole dell’Iowa, Minnesota, Illinois, Winsonsin e Nebraska. I ricercatori hanno evidenziato come negli ultimi 14 anni, corrispondenti alla finestra storica di co-presenza di mais convenzionale e Bt, si sia verificato un declino della popolazione di piralide compreso tra il 27% ed il 73%.  La riduzione globale della popolazione di Ostrinia nubilalis dovuta alla presenza di mais Bt ha avuto come immediata conseguenza una netta riduzione del livello di infestazione sulle colture di mais convenzionale e quindi un vantaggio importante per questo tipo di coltura. Al contrario, zone in cui si è coltivato soltanto mais Bt hanno visto l’evolversi di popolazioni di Helicoverpa zea resistenti alla tossina Bt, confermando la validità delle raccomandazioni di entomologi e genetisti di mantenere zone rifugio coltivate a mais convenzionale per ridurre la pressione selettiva sulle popolazioni di insetti. Una coltivazione a mosaico – convenzionale e Bt- si è confermata perciò come strategia vincente.
Questo fatto oggettivo ha, per gli agricoltori del Corn Belt, non solo grande rilievo agronomico, ma anche un importante significato economico. La novità infatti è che il calcolo economico, fatto su 14 anni di co-coltivazione di mais Bt e convenzionale, ha stimato che, grazie all’introduzione in coltura di queste varietà GM, i maiscoltori dell’Illinois, Minnesota e Wisconsin hanno realizzato un risparmio di 3,2 bilioni di dollari.  Ma non parliamo dei soli agricoltori che hanno puntato sulle varietà GM: infatti la maggior fetta del risparmio, pari a 2,4 bilioni di dollari, compete agli agricoltori “convenzionali”. Risultati simili si sono ottenuti in Iowa e Nebraska, con un risparmio globale di 3,6 bilioni di dollari, di cui 1,9 bilioni a favore degli agricoltori che hanno coltivato varietà convenzionali.
Il dato globale è che il 62% del risparmio legato al minor impiego di insetticidi ed alle minori perdite produttive è stato a tutto vantaggio degli agricoltori che hanno coltivato mais convenzionale in zone di co-presenza con mais Bt.
Le evidenze confermano quindi il valore delle diverse strategie di miglioramento genetico, per l’ottenimento di varietà vegetali che assicurino all’umanità sicurezza e qualità alimentare e rispetto dell’ambiente.

(foto: Archivio Georgofili)

pdf articolo
inter_colonna1
Share |

bottone_invia

Commenti

Giulia Bartalozzi - inserito il 23/01/2012

trascrivo la risposta dell'Autrice dell'articolo, Valeria Terzi, alle domande di Monica Ranieri:
PRIMA DOMANDA: Questi mais producono seme fertile, che l'agricoltore potrebbe riutilizzare. Dico potrebbe perchè nel caso del mais (e parlo di mais convenzionale) la norma è di acquistare nuovo seme ad ogni annata agraria per assicurare elevate produzioni (ottenibili usando seme ibrido, preparato secondo norme igieniche opportune ecc.) SECONDA DOMANDA: Cosa si fa per la verifica della sicurezza delle PGM? A questo proposito, forse per la prima volta nel caso di una nuova tecnologia, la verifica della sicurezza d’uso precede l’immissione sul mercato dei prodotti. Le singole varietà di piante GM, prima di ricevere l’autorizzazione alla coltivazione e commercializzazione, sono sottoposte ad estese procedure di valutazione: devono cioè dimostrare di superare un elevato numero di test di sicurezza. Viene perciò valutata la “sostanziale equivalenza” di queste nuove piante rispetto a varietà convenzionali, ne viene fatta la comparazione rispetto a quelle tradizionali per quanto riguarda l’analisi tossicologica, la presenza di allergeni, l’impatto sull’alimentazione animale e gli effetti a breve e lungo termine sull’ambiente. Risale al maggio 2004 la presentazione di un “Consensus document” sulla sicurezza alimentare delle piante geneticamente modificate da parte dall’Accademia Nazionale delle Scienze e dalle maggiori Società Scientifiche Italiane, che riuniscono non solo genetisti e biotecnologi addetti ai lavori, ma anche, tra gli altri, microbiologi, tossicologi, nutrizionisti, farmacologi, virologi, fisiologi e medici. Lo scopo del documento era quello di raccogliere il corpus delle conoscenze disponibili sull’argomento, partendo da un’attenta consultazione e valutazione sia dei lavori scientifici svolti a livello internazionale, sia delle posizioni prese dalle diverse Accademie scientifiche ed Organismi internazionali. Vengono di seguito riportate le considerazioni conclusive a cui l’Accademia delle Scienze e le 15 Società Scientifiche sono giunte riguardo l’argomento OGM (Riferimento: “Sicurezza alimentare e OGM”, Consensus document del 5 maggio 2004, reperibile all’indirizzo http://www.siga.unina.it/circolari/Consensus_ITA.pdf): Gli OGM sono regolati da un quadro normativo che non ha eguali nel campo alimentare e pertanto risultano essere più controllati di qualunque altro prodotto alimentare. Tutte le analisi per la valutazione della sicurezza alimentare devono inoltre essere effettuate prima della loro immissione sul mercato. Risulta opportuno concentrare l’analisi non tanto sulla tecnologia con cui vengono prodotte queste piante, ma piuttosto sui caratteri genetici inseriti, seguendo un approccio “caso per caso”. Gli OGM oggi in commercio, avendo con successo superato tutte le analisi e l’iter necessario all’autorizzazione, sono da ritenersi, sulla base delle conoscenze attuali, sicuri sia per l’uso alimentare umano, che animale.

Monica Ranieri - inserito il 20/01/2012

ma questo mais ogm produce seme oppure ogni anno il coltivatore deve riacquistare il seme? E poi, sempre per capire, ma mangiarsi "equenze geniche provenienti da Bacillus thuringiensis, per esprimere proteine ad effetto insetticida in risposta all’attacco di insetti fitofagi, tra cui Ostrinia nubilalis o piralide" è sicuro? sono state fatte ricerche in merito? sarebbe interessante saperne in merito.

Marco Pasti - inserito il 27/01/2011

Cose che immaginavo e finalmente ora vedo ufficialmente misurate. Anche in Catalogna stanno sperimentando una riduzione della popolazione di piralide tanto che ora il mais bt viene utilizzato prevalentemente nelle semine medio tardive.

inter_colonna1
top_colonna3
box_cerca bottom_titolo_box_p bottone_cerca
box_partners bottom_titolo_box_p
  • coltura e cultura
  • agricultura.it
  • agronotizie
  • almanacco delle scienza
  • fresh plaza
  • stilenaturale.com
  • teatro_naturale
  • fertirrigazione
  • il floricultore
  • aset toscana

Copyright 2010 - ACCADEMIA DEI GEORGOFILI - C.F. e P.iva 01121970485

Disclaimer | Privacy | Credits