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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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06 novembre 2013

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I neofiti della ruralità

di Luciana Quagliotti

Un nuovo problema per l’agricoltura italiana sembra essere rappresentato, in certe situazioni, dal disagio che si comincia a percepire nella convivenza tra gli agricoltori (i pochi rimasti), i vecchi abitanti, magari proprietari che sanno di agricoltura anche se non sono mai stati coltivatori, ed i neo-rurali cioè i nuovi insediati. Quelli che spesso vengono anche chiamati esodati urbani.
Questi ultimi, innamorati del verde e della tranquillità di cui hanno fatto una scelta di vita, non capiscono perché debbano esistere i contadini con i loro pollai e i galli che cantano al mattino, disturbando il sonno di tutti; perché gli agricoltori (quei disgraziati!) debbano usare i diserbanti o il trattore cingolato che, per i pochi metri che deve percorrere tra lo scarico dal rimorchio gommato ed il terreno su cui deve operare, rovina la strada recentemente cementificata davanti a casa; e così via...
Vorrebbero, questi neo-rurali, che le strade interpoderali fossero dei bei sentieri puliti su cui i trattori non passino lasciando solchi che poi diventano fangosi; che i meli fossero tutti delle antiche cultivar scomparse che loro, e solo loro, sanno salvare; che i boschi, invece di essere terreni abbandonati, pieni di rovi, sambuchi e clematidi, terreni in cui faticosamente si fanno strada le robinie (ahimè non autoctone!), fossero dei lindi querco-carpineti in cui è bello passeggiare, sentire gli uccellini cinguettare, osservare la biodiversità dei ruscelli; che di notte le volpi potessero tranquillamente avvicinarsi ai pollai e non fossero tanto perseguitate; e così via...
Questa è la situazione di molti paesi del Monferrato Astigiano, paesaggisticamente assai belli ancora poco valorizzati a livello turistico. In cui faticosamente cercano di affermarsi tante piccole realtà famigliari di agriturismo, apicoltura, allevamento caprino, orticoltura ecc.; paesi in cui tuttavia la vocazione agricola è scomparsa definitivamente e con essa la tradizionale sapienza contadina che il territorio sapeva governarlo, rispettando gli equilibri naturali e considerando il terreno agricolo una preziosa risorsa alimentare, energetica.

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Commenti

Guelfo Magrini - inserito il 11/11/2013

Informo la gentile articolista che il controesodo dalle città alle campagne è iniziato nel 1968; non si può dunque parlare di neofiti. Inoltre, l'immagine borbonica che si plaude per gli agricoltori tradizionali non gli rende giustizia

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