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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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03 novembre 2010

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La climatologia per la previsione della qualità della produzione

di Simone Orlandini, Anna Dalla Marta

E’ ormai noto che le condizioni meteo-climatiche esercitano una grande influenza sui processi biologici responsabili della crescita e dello sviluppo delle piante. Le interazioni tra clima e coltura interessano, infatti, molteplici aspetti quali la crescita vegetativa, l’inizio e la durata delle fasi fenologiche, le caratteristiche della produzione finale. La variabilità climatica, quindi, attraverso l’interazione con le colture, ha un enorme impatto sui risultati quali-quantitativi delle produzioni agricole. Inoltre, lo studio della variabilità della comparsa e della durata delle fasi fenologiche sta acquisendo sempre maggiore importanza poiché la fenologia delle piante non solo è considerata un indicatore sensibile dei cambiamenti climatici, ma anche per gli evidenti impatti sugli ecosistemi terrestri attraverso interazioni con i cicli del carbonio e dell’acqua.
Generalmente questi effetti sono stati analizzati a partire da informazioni registrate dalle tradizionali stazioni agrometeorologiche a terra (precipitazioni, temperatura e umidità relativa), anche allo scopo di fornire agli utenti (agricoltori, tecnici, servizi di assistenza, etc.) strumenti operativi per migliorare la gestione e la pianificazione delle attività agricole e aziendali.
Negli ultimi anni molte ricerche sono state dedicate all’uso di variabili climatiche a larga scala che permettono di ridurre gli effetti geo-topografici, responsabili della ridotta rappresentatività spazio-temporale dei dati misurati, dovuti alla collocazione delle stazioni a terra. Tra gli altri vantaggi anche il fatto che tali variabili sono gratuitamente disponibili su internet per un lungo periodo (a partire dagli anni ’50). Fra tali indici, in Europa viene data larga attenzione all’indice NAO (North Atlantic Oscillation), definito come la differenza normalizzata di pressione atmosferica tra le Azzorre e l’Islanda. Tale indice sembra essere infatti responsabile di una grande componente della variabilità climatica, influenzando in particolare il clima invernale nell’area mediterranea, ma anche nei mesi successivi mostra impatti significati sulle condizioni meteorologiche. Il NAO regola la traiettoria delle perturbazioni agendo sulla circolazione atmosferica, influenzando così i regimi termo-pluviometrici dei mesi successivi e, di conseguenza, attraverso le interazioni clima-pianta, le caratteristiche quali-quantitative della produzione agricola.
L’indice NAO, come evidenziato da numerosi lavori che lo hanno messo in relazione alla produzione e alla fenologia di diverse colture (grano, segale, vite, olivo, limone, etc.), ha mostrato un grande potenziale per lo sviluppo di sistemi di previsione della produzione. In Toscana è stato recentemente applicato per analizzare le risposte vegeto-produttive di vite e frumento duro, mostrando effetti significativi anche nei mesi precedenti la produzione e confermando quindi il possibile utilizzo per supportare le scelte tecnico-agronomiche degli agricoltori.

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