Senza grassi, glutine o zuccheri: il cibo «Free From» vale 6,9 miliardi

Fenomeno di consumo emergente degli ultimi anni nel mercato dei prodotti alimentari è sicuramente il successo del cosiddetto “healthy food”, il cibo sano e salutare, ma anche salutistico, che continua a trovare sempre più posto nel carrello della spesa degli italiani. Largo spazio, quindi, agli alimenti biologici, ai 100% vegetali, agli integratori, al mondo degli ingredienti benefici, ma anche a quelli funzionali ricchi di uno o più nutrienti (“rich-in”), e soprattutto a quelli caratterizzati dall’assenza o dalla minore presenza di un componente (“free from”). Sono compresi in questo mondo, ad esempio, i claim “pochi zuccheri”, “poche calorie”, “senza zucchero”, “senza olio di palma”, “senza grassi idrogenati”, “senza sale”, “senza aspartame”, “senza conservanti”, “senza Ogm”.
In particolare, proprio riguardo al mondo del Free From, dall’analisi dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen, emerge che questo nei dodici mesi terminanti a giugno 2020 ha sviluppato un giro d’affari pari a 6,9 miliardi di euro, in crescita di +2,2% rispetto all’anno precedente.
A guidare la crescita del mondo del Free From nel periodo analizzato sono principalmente i prodotti senza antibiotici, con un ridotto contenuto di zuccheri, senza additivi e senza glutammato; si evidenzia invece un trend negativo per i claim che fanno riferimento ad un ridotto contenuto di grassi saturi, sale e calorie.
Sempre secondo l’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, negli ultimi quattro anni i prodotti Free From sono la macro categoria che nei supermercati e ipermercati ha fatto registrare il giro d’affari più rilevante, contribuendo nel 2019 con una quota del 26,6% al sell-out dell’intero paniere food analizzato, potendo contare sul 18,3% dei prodotti. Tra i tanti messaggi che compongono questo universo dei free from, il “senza zuccheri aggiunti” è quello che nello scorso triennio ha evidenziato la maggiore vivacità, con tassi di crescita annui mai inferiori al 5% e con un 2019 in grande progressione (+9,1%), seguito dal “pochi zuccheri” (+7,6%).
L’aumento delle vendite di questa tipologia di prodotti è stato determinato dall’espansione dell’offerta, soprattutto nei segmenti delle bevande a base di frutta, delle confetture e degli yogurt. Un’attenzione, quella degli italiani al tema delle calorie che si conferma anche nel mondo dei prodotti adatti a chi soffre di intolleranze alimentari: i best performer sono, infatti, i prodotti “senza lattosio” (+3,6% rispetto l’anno precedente), la cui offerta si espande al 4,5% dei 71mila prodotti alimentari monitorati dall’Osservatorio Immagino, potendo contare su un cospicuo ampliamento dell’offerta e sulle buone performance di segmenti come gli affettati, i panificati e i latti fermentati.
Altri due componenti ai quali i consumatori hanno prestato attenzione sono gli additivi e il sale: i prodotti “senza glutammato” sono cresciuti del 4,9% e i “senza additivi” del 2,7%, mentre le referenze “senza sale” hanno mostrato un lieve calo. Tra i principali claim più in difficoltà i “senza grassi idrogenati” (-5,7%), i “senza Ogm” (-4%) e i “senza conservanti” (-2,8%).

da Il Sole24Ore.com, 5/10/2020