L’agricoltura rimane un settore strategico

di Antonio Ursitti
Il settore primario si sta sempre più affermando a livello internazionale con un ruolo strategico essenziale per la sopravvivenza dell’umanità. La FAO ha evidenziato la necessità di raddoppiare la produzione complessiva di alimenti entro il 2050 aumentando le rese unitarie con l’ausilio della genetica molecolare, anziché con l’ulteriore incremento dell’impiego di mezzi tecnici inquinanti e costosi.
Il mercato globale attualmente è caratterizzato  da un grave squilibrio tra domanda e offerta che tende ad allargarsi per la crescita economica dei paesi asiatici e il miglioramento delle condizioni di vita che comporta crescenti richieste di cereali e proteine animali, con conseguenti pressioni e volatilità  delle principali commodities agricole. Questa situazione è causata anche dalle speculazioni finanziarie e dalle misure protezionistiche dei principali paesi esportatori, ma anche dai  frequenti eventi climatici negativi. In questo contesto mondiale l’UE ha tracciato le linee della Politica Agricola Comunitaria per il 2020 che riguardano innanzitutto la sicurezza alimentare e la tutela delle risorse naturali e del territorio.
La sicurezza alimentare ritorna ad essere l’obiettivo primario della PAC e in questo contesto  la modernizzazione e la riaggregazione della filiera agroindustriale  è strategica per aumentare e migliorare le produzioni locali, concorrere a rafforzare la tipicità del Made in Italy a competere sul mercato globale  e incrementare le esportazioni di produzioni italiane di qualità.
Il mercato globale regola disponibilità e prezzi e marginalizza le produzioni agricole locali soprattutto dove non si è in grado di competere sul piano dei costi, l’agricoltura pugliese avrebbe innanzitutto bisogno di organizzazioni di commercializzazione più efficienti ,capaci di valorizzare l’origine dei propri prodotti e aumentare i ricavi. Si stima infatti che gli agricoltori italiani abbiano perso nel periodo 2000-2009 il 36% del loro reddito con una ulteriore flessione nel 2010, mentre in Europa ,nello stesso periodo, si è registrato un incremento medio  del reddito agricolo del 5% annuo.
E’ necessario soprattutto ridurre i costi interni ed esterni alla filiera che ammontano ad oltre l’80% del totale, rivedendo l’efficienza della stessa e puntando ad una nuova struttura agroindustriale ed alla rivisitazione del sistema organizzativo delle filiere, con l’obiettivo di raggiungere un giusto equilibrio fra i redditi di coloro che vi operano, correggerne gli squilibri per una più equa ripartizione dei valori aggiunti.