PER UNA RAZIONALE AGRICOLTURA EUROPEA

di Italo Frasca
Si celebra quest’anno il 50° anniversario della PAC (Politica Agraria Comunitaria) che è la nostra unica vera politica unitaria per la quale è in corso una revisione (la quinta negli ultimi venti anni) che dovrebbe andare in vigore dal 2014.
La Comunità europea (nata nel 1950 con il Trattato di Roma), dovette subito superare tante e peculiari differenze esistenti fra le agricolture degli Stati membri e adottare non facili programmi di riconversione delle agricolture nazionali.
La PAC nacque nel 1962, con l’intento di assicurare ai cittadini europei la necessaria disponibilità di cibo a prezzi accessibili ed ai suoi agricoltori un adeguato tenore di vita. Ma dovette poi affrontare una situazione di complessiva eccedenza di produzioni alimentari e ricorrere anche a strumenti estranei alla nostra cultura, quale il “set-aside”. Dal 2005, i sostegni agli agricoltori vennero commisurati a parametri “disaccoppiati” ed indipendenti dalla produttività, ma vincolati al rispetto di specifiche norme ambientali. La nuova riforma, chiamata “Europa 2020” propone ora un macchinoso intervento greening, con criteri chiaramente mirati a scoraggiare chi intendesse continuare a svolgere solo attività produttive.
Sembrerebbe necessario riflettere se siano da considerare prioritarie le funzioni produttive delle attività agricole o quelle relative alla tutela ambientale. Entrambe sono invece irrinunciabili, in un equilibrio razionale, anche nel quadro del processo di globalizzazione ormai difficilmente reversibile, né eludibile.

Queste tematiche, di grande rilievo e attualità, saranno sviluppate con la relazione annuale del Presidente alla Inaugurazione pubblica del 259° Anno Accademico dei Georgofili, in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento), alle ore 11.00 di martedì 24 aprile p.v..

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