Angelo Garibaldi, professore emerito di Patologia vegetale all’Università di Torino, ci ha lasciati in punta di piedi, con la sua consueta eleganza, il 9 luglio 2026. Nato nel 1938 a Cipressa (IM), figlio di floricoltori, Angelo Garibaldi ha dedicato la sua intera vita allo studio delle malattie delle piante e all’insegnamento, senza mai dimenticare le sue radici, che affondavano profondamente nella terra e nella cultura del lavoro.
La sua carriera accademica è stata costellata di ruoli di grande prestigio: Preside della Facoltà di Agraria dal 1990 al 1996 e Pro-Rettore dell’Ateneo torinese, al fianco del Rettore Rinaldo Bertolino, dal 1996 al 2004. Era membro di numerose Accademie, tra cui Georgofili e Accademia Nazionale di Bologna. Tuttavia, il suo lascito più tangibile è forse la creazione del Centro di Competenza Agroinnova, da lui co-fondato e presieduto dal 2002 al 2025. Sotto la sua guida, il Centro è diventato, nei suoi primi vent’anni, un fiore all’occhiello dell’Università di Torino, un esempio riconosciuto e apprezzato a livello internazionale di efficienza e una risposta concreta ai bisogni del mondo agricolo.
Nella sua ricerca, condotta con rigore, entusiasmo e una visione sempre internazionale, ha saputo coniugare magistralmente la speculazione teorica con l’applicazione pratica. È impossibile riassumere in poche righe un’attività scientifica così vasta: dai primi studi di batteriologia alla biologia ed epidemiologia delle malattie fungine. Non c’è stata coltura, dall’aneto al melo, dal basilico al tulipano, che sia sfuggita alla sua analisi. È stato uno dei massimi esperti mondiali di malattie delle piante ornamentali, sulle quali ha segnalato centinaia di nuovi parassiti. Ha affrontato temi cruciali come la disinfestazione del suolo, la resistenza ai fungicidi, la difesa delle colture fuori suolo e la difesa biologica e integrata. Fitoiatra a tutto tondo, è sempre stato equilibrato nei suoi approcci, tesi ad aiutare concretamente gli agricoltori, senza isterismi né ideologie.
Ma la visione di Angelo Garibaldi andava oltre la pubblicazione scientifica, pur lasciandone oltre 1200. È stato un vero pioniere del trasferimento tecnologico: non si accontentava che la conoscenza restasse chiusa nei laboratori. Per questo, ha promosso con forza e anche realizzato la nascita di spin-off accademici, vedendo in queste realtà lo strumento ideale per trasformare l'innovazione in soluzioni pratiche per gli agricoltori e in opportunità occupazionali di alto livello. Credeva fermamente che il ricercatore avesse il dovere morale di fornire risposte al campo, e la sua penna, veloce come il vento nella scrittura e severa ma sempre costruttiva nelle revisioni, era lo strumento con cui affinava ogni lavoro per renderlo utile alla comunità.
Il suo pensiero costante, quasi una missione, era rivolto agli agricoltori. Li sentiva profondamente vicini, spinto da quelle origini familiari che non aveva mai rinnegato e che lo portavano a considerare la ricerca inutile se non fosse stata d’aiuto a chi lavora la terra. Sentiva il dovere morale di fornire loro indicazioni corrette per risolvere problemi concreti. Restano memorabili le sue lezioni a tecnici e agricoltori in cui la teoria scientifica si faceva sostanza pratica: per farsi capire meglio e per dare colore ai suoi racconti, usava spesso il dialetto ligure, la sua lingua d’origine. Del piemontese, nonostante i decenni trascorsi a Torino, aveva imparato solo poche espressioni, restando sempre profondamente legato alla parlata e all’anima della sua Liguria.
Il suo legame con i giovani è stato il vero filo conduttore della sua esistenza. Come docente, era profondamente amato per la chiarezza e l'attualità delle sue lezioni, sempre arricchite da esempi tratti dalla sua instancabile attività pratica. Non è mai stato un accademico "chiuso nella torre eburnea": Angelo amava sporcarsi le mani e le scarpe in campo, e insegnava ai suoi studenti a fare lo stesso.
È stato un mentore generoso e lungimirante. Già negli anni 1980, intuendo l’importanza dell’apertura internazionale, aveva avviato uno dei primi progetti Erasmus, spingendo i ragazzi a viaggiare e a confrontarsi con il mondo. Grazie ai lunghi periodi trascorsi all’estero (Canada, Stati Uniti, Israele) tra la fine degli anni 1960 e 1970, aveva costruito una rete globale di collaborazioni che non teneva per sé, ma che metteva a completa disposizione dei suoi collaboratori più giovani. Li spronava costantemente a cimentarsi nella progettazione europea, infondendo loro il coraggio di sognare in grande e la disciplina necessaria per realizzare quei sogni. Per molti di loro, Angelo Garibaldi non è stato solo un professore, ma un "padre accademico" che sapeva ascoltare, valorizzare il talento e dare fiducia anche nei momenti di incertezza.
Di lui ci mancheranno i modi gentili, la signorilità, la pacatezza nei giudizi e quello spirito di servizio reso sempre senza interessi personali, oltre che una pazienza e tolleranza fuori dal comune di cui ha dato prova nell’ultimo periodo della sua attività accademica.
Angelo Garibaldi lascia un vuoto immenso nella patologia vegetale e nel cuore delle generazioni di ricercatori e studenti che hanno avuto il privilegio di lavorare al suo fianco. Resta il suo esempio di rigore, onestà intellettuale e amore incondizionato per la conoscenza.
Che la terra gli sia lieve e si ricopra di quei fiori che lui ha tanto amato, studiato, inoculato con tantissimi patogeni e curato con instancabile dedizione.