La pioppicoltura potrebbe tornare al centro delle politiche per la produzione di legno e la bioeconomia. Il Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, che fa riferimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha elaborato il documento “Azioni dirette al rafforzamento della bioeconomia circolare del pioppo”, nel quale viene proposta una regia stabile per sostenere e coordinare la filiera.
Il testo riconosce il ruolo strategico del pioppo, una delle principali fonti italiane di legno prodotto fuori foresta, destinato a un’industria strutturata ma ancora dipendente dalle importazioni. La coltura non viene però considerata soltanto per la produzione di legno per l’industria: ne viene valorizzato anche l’impiego nei sistemi policiclici, nelle fasce tampone e nell’agroforestazione, collegando gli obiettivi produttivi alla protezione dei suoli, alla regolazione idrica e alla biodiversità.
La proposta centrale è la predisposizione di un Piano nazionale della filiera pioppicola, capace di integrare le politiche agricole, forestali, ambientali e industriali. A questo scopo si prevede il rafforzamento dell’Osservatorio nazionale del pioppo, la stabilizzazione di un gruppo di lavoro nell’ambito del Coordinamento nazionale per la bioeconomia e la possibile costituzione di un Cluster nazionale. Quest’ultimo dovrebbe mettere in relazione Ministeri, Regioni, ricerca, vivaisti, imprese agricole, industria e servizi tecnici.
Particolare attenzione viene riservata alle aree golenali, dove le esigenze produttive si confrontano con quelle idrauliche, ambientali e di ripristino della naturalità fluviale. Per ridurre l’incertezza e prevenire conflitti, il documento propone linee guida condivise per la coltivazione del pioppo nelle golene e nelle fasce di mobilità degli alvei, costruite su basi scientifiche e con il coinvolgimento delle amministrazioni e dei portatori di interesse.
Tra gli strumenti indicati figura anche un portale nazionale dedicato alla pioppicoltura, utile a raccogliere dati, norme, informazioni tecniche, incentivi, certificazioni e indicazioni di mercato. Se tradotte in azioni coordinate, queste proposte potrebbero aumentare la produzione nazionale di legno rendendoci più indipendenti dalle importazioni, creare opportunità di lavoro sia in agricoltura che nell’industria, incrementare la capacità locale di fissazione di CO2 e il suo stoccaggio in manufatti di lunga durata.
Per approfondire: https://www.rivistasherwood.it/t/arboricoltura/pioppo-proposte-piano-nazionale.html