"Notizie di Agrometeorologia" - Le ondate di caldo in Italia

di Gabriele Cola, Luigi Mariani, Simone Parisi
  • 15 July 2026

Con il termine ondata di caldo (heatwave) si indica un periodo caratterizzato da temperature anomalmente elevate che persistono per più giorni consecutivi. Alle medie latitudini questi fenomeni sono spesso associati a configurazioni atmosferiche di blocco, con la permanenza di promontori anticiclonici dinamici subtropicali che impediscono il normale flusso delle correnti occidentali. La subsidenza, cioè la lenta discesa dell'aria dagli strati superiori dell'atmosfera tipica degli anticicloni dinamici, determina il riscaldamento per compressione della massa d’aria nei bassi strati mentre la stabilità atmosferica impedisce la formazione di nubi, accentuando il riscaldamento per effetto dell’intenso irraggiamento solare. A tali fattori causali si associa il riscaldamento dovuto all’afflusso di masse d'aria calde torride provenienti dal Nord Africa o dall’Atlantico subtropicale. Da non trascurare sono inoltre i fenomeni a mesoscala (es: il foehn nelle aree sottovento ai rilievi) o quelli di microscala legati all’equilibrio fra calore latente e sensibile, con quest’ultimo che prevale nei contesti urbani (isola di calore urbano) o negli stessi contesti rurali durante le fasi siccitose.
Non esiste una definizione univoca di ondata di caldo valida in tutto il mondo. Anche l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), pur indicando linee guida per la definizione del fenomeno, non ha adottato una soglia universale, poiché il concetto di caldo estremo varia in funzione delle caratteristiche climatiche delle diverse aree. Alcuni servizi meteorologici utilizzano soglie fisse di temperatura, mentre altri definiscono le ondate di caldo in base a quanto le temperature si discostano dai valori normalmente osservati in una determinata località.
Le elaborazioni sono state realizzate utilizzando i dati della banca dati SCIA (Sistema nazionale per la raccolta, l'elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale) di ISPRA, integrati con i dati meteorologici della Protezione Civile, che garantiscono una copertura omogenea dell'intero territorio nazionale.

L’estensione territoriale delle ondate di caldo - evoluzione dal 1981 ad oggi
In questa analisi si è scelto di indagare l’evoluzione dal 1981 al 30 giugno 2026 della percentuale del territorio nazionale interessata da giornate con temperatura massima superiore a 35°C (giornate torride). Tale percentuale costituisce un ottimo indicatore dell’estensione areale del fenomeno e dunque del suo impatto sui settori socio-economici del Paese fra cui quello agricolo. Ad esempio, nel caso in cui l’areale interessato sia molto ampio può accadere che vari prodotti ortofrutticoli giungano a maturità in modo temporalmente molto concentrato creando problemi sia nell’approvvigionamento dei mercati sia nella gestione del prodotto da parte delle strutture di trasformazione agro-industriale.
L'analisi riportata in figura 1 evidenzia che, negli ultimi quarantacinque anni, la distribuzione delle giornate torride è cambiata in modo significativo. Negli anni Ottanta del secolo scorso questi episodi erano limitati a pochi giorni estivi e interessavano porzioni ridotte del territorio. A partire dagli anni Duemila, e soprattutto nell'ultimo decennio, le giornate con temperature superiori a 35 °C sono diventate territorialmente più estese e distribuite su un periodo dell'anno sempre più lungo, comparendo già a giugno e prolungandosi fino a settembre. Si tratta di un chiaro segnale di come il cambiamento climatico si manifesti non solo attraverso l'aumento delle temperature medie, ma anche con una crescente estensione spazio-temporale degli eventi di caldo estremo.

Il punto sul 2026
La figura in copertina sui riporta il numero di giornate con temperatura massima superiore a 35 °C registrate da gennaio a giugno 2026. Si noti che la distribuzione sul territorio nazionale mostra differenze marcate con la Pianura Padana che rappresenta l'area maggiormente interessata, specie al Nordovest, insieme all’areale tirrenico dell’Italia Centrale. Sul versante adriatico le giornate torride risultano generalmente meno numerose, fatta eccezione per alcuni settori della Puglia centro-settentrionale, dove possono contribuire anche particolari condizioni locali di foehn. Colpisce inoltre il numero relativamente contenuto di giornate torride in gran parte della Sicilia, dove la vicinanza del mare tende a limitare le temperature massime più elevate. Altitudine, distanza dal mare e caratteristiche del territorio influenzano infatti in modo importante la distribuzione del caldo estremo, rendendo il quadro più complesso di quanto possa suggerire la sola latitudine.
L'analisi mette inoltre in evidenza il valore delle reti meteorologiche nazionali e delle banche dati climatiche nel descrivere l'evoluzione degli estremi termici sul territorio italiano. Informazioni di questo tipo rappresentano uno strumento fondamentale per pianificare efficaci strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, soprattutto nel settore agricolo, dove gli effetti del caldo coinvolgono l'intera filiera, dalla scelta dei mezzi tecnici e delle pratiche colturali fino allo stoccaggio e alla trasformazione dei prodotti.
È importante sottolineare che questa analisi ha preso in considerazione esclusivamente il numero e l’estensione spazio-temporale e delle giornate con temperatura massima superiore a 35 °C senza considerare l’intensità delle ondate di caldo, la loro durata e le condizioni atmosferiche che le hanno generate. Questi aspetti restano essenziali per comprendere pienamente il fenomeno e per definire strategie efficaci di previsione, adattamento e mitigazione.

Scarica Figura 1.PNG – Estensione delle giornate torride sul territorio italiano dal 1° gennaio 1981 al 30 giugno 2026.

Figura in copertina – Conteggio delle giornate torride in Italia nel corso del 2026 (dati aggiornati al 30 giugno).


Articolo a cura dell’Associazione Italiana di AgroMeteorologia (AIAM)