L’Accademia Italiana della Cucina ha recentemente acquistato e ristrutturato un fondo nella celebre Via Gluck a Milano, per adibirlo a sede della propria “biblioteca gastronomica”. L’inaugurazione ufficiale sarà a settembre ma, intanto, parliamo del progetto con il Presidente, Paolo Petroni.
Presidente, la Biblioteca ha finalmente una "casa" tutta sua. Questo progetto nasce da un'intuizione di un passato Presidente, Giuseppe Dell’Osso. Che valore ha, oggi, intitolare questo spazio a lui e vedere quel sogno finalmente interamente realizzato?
Agli inizi degli anni Duemila, l’allora presidente Giuseppe dell’Osso ebbe l’idea di organizzare una biblioteca con i volumi donati dagli Accademici. L’intuizione fu un successo e dopo qualche anno i libri, che venivano sistemati in scaffali della sala riunioni della nostra Sede di Milano, erano davvero troppi, tanto che minavano la stabilità del pavimento! Dopo la scomparsa di Dell’Osso, avvenuta nel 2008, trovammo una adeguata sistemazione in comodato presso l’Università di Milano Bicocca. Tuttavia, a seguito di importanti lavori di ristrutturazione dell’ateneo, l’accordo giunse a termine e dovemmo provvisoriamente spostare i volumi, che nel frattempo superavano le 6000 unità, presso un deposito specializzato. Quando, nel dicembre scorso, si è presentata una occasione propizia, non abbiamo esitato e abbiamo acquistato un fondo e l’abbiamo completamente ristrutturato e arredato. Finalmente ora i libri sono tornati a casa ed è vero che il sogno si è interamente realizzato.
Via Gluck è una via simbolo di Milano, legata alla memoria e alla tradizione pop. Come si inserisce l'Accademia in questo quartiere e perché è stata scelta proprio Milano come sede della biblioteca?
“Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck” Così cantava Adriano Celentano nel 1966. Ed è vero, in quella strada, vicina alla Stazione Centrale, c’erano i prati e si cominciavano a costruire i primi condomini, le cosiddette case di ringhiera, dove per lavarsi si andava per davvero giù nel cortile. Davanti alla nostra biblioteca c’è un bar con tutti i ricordi di Adriano Celentano. La Biblioteca è nata nella nostra Sede di Milano, dove l’Accademia, fondata da Orio Vergani è nata nel 1953 e lì deve restare. La nuova biblioteca è vicina alla nostra sede di via Napo Torriani.
Parliamo di un patrimonio considerevole: oltre 6.000 volumi già catalogati e aperti al pubblico. Quali sono le "chicche" o i testi più rari che uno studioso o un semplice appassionato può trovare all'interno di questa collezione?
Come si diceva, la caratteristica della nostra biblioteca è quella di essere basata sulle donazioni, pochi sono i volumi che abbiamo acquistato E’ soprattutto una miniera di testi poco noti pubblicati a livello locale, su temi molto specifici e particolari. Ci sono anche le enciclopedie e i testi in voga nei gloriosi anni Settanta e Ottanta, molte riviste e tutte le opere pubblicate in oltre 70 anni dalla nostra Accademia.
La nascita di questa sede indipendente consolida l'Accademia come un'Istituzione sempre più autorevole a livello scientifico e sociale. In un'epoca in cui la cucina è spesso ridotta a puro "spettacolo" o tendenza social, in che modo questa biblioteca rivendica la centralità della cultura e della ricerca gastronomica?
La Cucina oggi va molto di moda, i programmi televisivi dedicati alla gastronomia non si contano, gli chef stellati sono ovunque. Nonostante che, rispetto a qualche anno fa, la passione per la cucina dei giovani sia molto diminuita, il mondo culinario ancora affascina e molti studenti preparano tesi e lavori dedicati alla cultura della cucina. In questo senso la nostra biblioteca costituisce un serbatoio importante per valorizzare la storia e l’attualità del sapere gastronomico.
Cucina italiana significa anche identità, biodiversità e sostenibilità. Come può la storia racchiusa in questi libri aiutarci a decodificare e ad affrontare le sfide alimentari del futuro?
I punti di forza che sono stati alla base del riconoscimento UNESCO della cucina italiana come bene immateriale dell’umanità, stanno proprio nella biodiversità e sostenibilità della nostra cucina. La nostra Accademia, quale determinante ente promotore del riconoscimento, ha di recente pubblicato il “Nuovo Manifesto della Cucina Italiana”, dove tra l’altro si afferma che è necessario rispettare la terra e la natura, attraverso un’agricoltura, un allevamento e una pesca sostenibili, avendo cura di contenere lo spreco del cibo.
L'apertura della sede è un punto di arrivo, ma sicuramente anche un punto di partenza. Ci sono già in cantiere iniziative collegate alla biblioteca, come presentazioni di libri, borse di ricerca o digitalizzazione dei testi per renderli accessibili anche a chi non è a Milano?
Certamente ora che siamo pronti, lo consideriamo un punto di partenza per una migliore fruizione dei libri cha abbiamo raccolto. Innanzitutto, visto il notevole spazio ora disponibile, possiamo accogliere molte più donazioni, poi stiamo potenziando il nostro software per renderlo autonomo rispetto al sistema nazionale SBN relativo a tutte le biblioteche italiane, che ovviamente resta attivo. Attualmente le visite sono su prenotazione, ma in futuro prevediamo orari di apertura prefissati. Abbiamo acquistato uno scanner professionale, inizialmente per digitalizzare le copertine. Per la digitalizzazione di alcune opere è previsto che si possa procedere dietro specifiche richieste da persone che non possono venire a Milano. Il tutto è sempre aggiornato da personale bibliotecario specializzato. Inaugurazione ufficiale, autunno prossimo!